Saman e Francesca, opposte versioni di costruzione sociale del femminile

Saman e Francesca, opposte versioni di costruzione sociale del femminile

di Rossano Buccioni
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Martedì 29 Novembre 2022, 06:30

La tragica vicenda di Saman Abbas non riguarda solo l’inconcepibile etero-direzione comunitaria di una singola esistenza, ma soprattutto la possibilità di pensare l’altro essere umano a partire da elementi di incompletezza, di bestialità o di eversione di un ordine normativo che rende il reo un oggetto o una creatura incapace di rendere conto della propria pericolosa inferiorità. Il processo di de-umanizzazione conduce sovente ad esiti raccapriccianti come quello cui è giunta la famiglia della giovane pakistana che, con la deliberata soppressione della ragazza ed il conseguente occultamento del cadavere, ha sintetizzato in un crescendo impressionante di reati, non solo la completa incapacità di rappresentare l’universo femminile alla luce della cultura dei diritti e dei principi occidentali di auto-determinazione e libera costruzione del sé, ma anche la tabuizzazione dei legami parentali all’interno di una gerarchia simbolica incentrata sul monopolio decisionale insindacabile del padre.

L’elemento di liberazione che la ragazza aveva identificato nella forza dei sentimenti - eletti a prototipo di un processo completo di auto-realizzazione – si è drammaticamente mutato in una provocazione fatidica che ha mosso all’azione repressiva lo spirito clanico del circuito parentale, blindato sulle determinanti comunitarie dell’onore e del disonore, la cui ristretta circuitazione ha determinato un crescendo di violenza che non poteva concludersi altrimenti. Nelle intercettazioni il padre di Saman ribadiva che avendo ucciso sua figlia si sentiva già rovinato, in quanto responsabile di una soppressione decisa per la sua dignità e per il suo onore. Il noi clanico-tribale – impossibile da declinare in nomi e responsabilità specifiche - rinsaldava nel reato il legame di sangue e nella tragedia della giovane il soffocamento autoritario del principio di autonomia, impossibile da separare dalle logiche del contesto familiare.

I reati commessi in questa vicenda si situano all’intersezione di comunità e società, tra libertà personale ed etero-determinazione comunitaria, chiamando in causa una specifica costruzione della corporeità femminile. Si tratta di dinamiche interpersonali in cui il proprium si persegue dirigendo l’esistenza psichica e biologica di terzi, ridotti a replicanti di volontà esterne talmente radicate da mettere a repentaglio la stessa esistenza se insidiate nel loro potenziale , immediatamente orientato al mantenimento di un ordine sociale semi-sacralizzato.

La foto di un bacio per le vie di Bologna - postata sui social dalla ragazza all’inizio del 2021 - richiedendo autonomia al momento di intimità tra Saman ed il suo fidanzato, poteva solo alimentare fatalmente la rivalsa omicidiaria che nutriva la rabbia dei familiari per le reiterate inosservanze della giovane. Genitori e cugini vedevano la sua passionalità sottrarsi ad un ordine prepotentemente ascrittivo, a forte valenza identificativa, disprezzato nei sui codici corporei dalla evidente indisponibilità della ragazza ad accettarne le logiche repressive costruite sulla normalizzazione della corporeità femminile all’interno delle funzioni di adeguamento e riproduzione. L’ordine simbolico imposto dalla famiglia permetteva solo la sua semplice trascrizione nelle coordinate essenziali della rinuncia e del volontario asservimento alla regola tradizionale, alla luce di principi interpretabili esclusivamente nel quadro di una radicata psicologia della diseguaglianza di genere.

Come riflesso speculare della tragica vicenda di Novellara, possiamo identificare la decisione della youtuber Francesca Guacci che si è fatta asportare le tube uterine a 23 anni. Affermando di sentirsi finalmente la donna che aveva sempre desiderato essere, l’influencer assecondava un disinvolto diritto di disposizione del corpo umano, sostenendo tra l’altro che avere un figlio contrastava con la libera rappresentazione sociale della propria corporeità e con gli obiettivi stabiliti dal suo sé sociale, nella perenne competizione con i flussi informativi per la determinazione vincente della propria immagine social. Nella realtà contemporanea dunque convivono strutture sociali che rappresentano il femminile in modo opposto e che in ogni caso vedono proprio la donna al centro di quella che è stata sintetizzata come la “moderna fabbrica del corpo”, cioè una serie di fortissimi condizionamenti che istituiscono criteri rappresentativi, modalità espressive e forme di accettazione della propria continuità psico-biologica.

All’opposto della drammatica vicenda di Novellara, il caso della youtuber parla di una logica disposizionale della corporeità che - riproponendo la dibattutissima chiave emancipativa della rinuncia alla maternità - riesce a declinarla in una chiave consona alla società della comunicazione orbitale dove i corpi risultano performati dall’esterno sociale in base a delle modalità che sfuggono alla coscienza individuale, tanto sono sottili e pervasivi. Il sociale entra nel sistema corpo/cervello/mente tramite le obbliganti procedure di socializzazione ed interiorizzazione, svuotando le precedenti coordinate psico-relazionali sedimentate nelle fasi aurorali della costruzione del sé.

Il nuovo ambiente psico-biologico, perfettamente adattato alla razionalità dell’agire comunicativo oggi dominante, azzera le sfere di esperienza che potenzialmente possono ridiscuterne il monopolio nella interpretazione della realtà. Il sociale/globale senza più limitazioni di ordine morale od emozionale, si riproduce nel corpo della youtuber alla quale – evidentemente – non rimaneva che divinizzare il proprio io-ruolo, decidendo di non riprodursi in maniera, per così dire “tradizionale.

* Sociologo della devianza e del mutamento sociale

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