Conero, la mediazione possibile e quel pericolo dietro l’angolo

Giovedì 22 Luglio 2021 di Roberto Danovaro
Conero, la mediazione possibile e quel pericolo dietro l’angolo

Con la stagione balneare si torna a parlare dell’area marina protetta del Conero. Come noto, un comitato che racchiude moltissime associazioni della società civile, ha chiesto al Comune di Ancona l’ammissibilità del referendum per la sua istituzione. Pochi giorni fa sul Corriere Adriatico, Carlo Carboni, uno dei sociologi più illuminati a livello nazionale, ha analizzato le contraddizioni sociali e la stranezza del rapporto politica-ambiente analizzando le ragioni del no alla sua istituzione.

Non sono mancate le immediate repliche del portavoce dei pescatori apneisti. Dal loro punto di vista l’area protetta rappresenta un problema, perché l’unica cosa che di fatto lì non si può fare è quella di pescare col fucile. Gli apneisti si lamentano anche perché invece i pescatori professionisti locali possono continuare a lavorare e i pescatori sportivi possono usare la canna da pesca. Si tratta dell’unico vero impedimento il resto si può fare, ma in modo sostenibile, con boe al posto delle ancore, con attenzione agli scarichi a mare e alla qualità dell’ambiente. Inizialmente l’area marina protette prevedeva tre diversi livelli di protezione, dalla zona A a protezione integrale, alle Zone B e C che prevedono solo una protezione parziale, lasciando libera la balneazione e le attività diportistiche.

Negli ultimi due anni, su proposta del Comune di Ancona, è stata tolta la Zona A, si tratta di un compromesso che può però essere utile se permettesse di arrivare all’istituzione dell’area protetta. Ma nonostante questo, l’iter non è mai arrivato a conclusione. Io credo che una persona capace e pragmatica come la sindaca Mancinelli potrebbe sicuramente riuscire a mediare tra i diversi interessi, tutelando da un lato l’interesse pubblico e dall’altro i portatori di interessi specifici. Vero è che non è facile capire. I portatori di interessi sono molto ben organizzati e hanno sparso nel tempo una grande quantità di bugie. Faccio alcuni esempi: una delle ragioni del fronte del no all’area protetta è che non ci sarebbe niente da proteggere (smentendo tutte le ricerche scientifiche, ovviamente). Però i pescatori vogliono andare proprio lì a pescare, e non altrove, quindi appare evidente che la costa alta del Conero è speciale. Altri dicono che non c’è niente da regolamentare, basta usare le normative vigenti, ma pochi giorni fa il comune di Sirolo decide di comprare delle boe per l’attracco delle barche perché, oggettivamente, la situazione sta diventando insostenibile, sia in termini di qualità dell’ambiente sia di sicurezza. Inoltre, se ho capito bene, chiederebbe un contributo ai traghettatori, che ovviamente aumenterebbero il prezzo dei biglietti. Smettiamola di paventare fantomatici carrozzoni politici.

Si tratta di un’altra evidente falsità, poiché l’area marina protetta può essere gestita col personale che già ha il Comune di Ancona, con la differenza che riceverebbe dal Ministero i finanziamenti certi e continuativi per fare questa e altre cose utili alla comunità. Tra le molte bugie sussurrate a bassa voce ci sarebbero anche non si sa quali occulti interessi dell’Università Politecnica delle Marche e del CNR. Sono gesti disperati dettati dalla mancanza di argomenti. Ma dato che attraversiamo un periodo in cui si dice che i vaccini vengono fatti per interesse delle multinazionali e non per salvare la salute pubblica io non mi meraviglio più di niente. Inoltre la Costa del Conero è da molti anni un sito di interesse comunitario (o zona a protezione speciale) che per legge deve comunque, per non incappare in severe multe comunitarie, avere un piano di protezione.

Tutti quelli che non vogliono l’area marina protetta dicono che le misure di protezione non servono, ma i segni di degrado sono ormai evidenti e la capitaneria di porto, quando ci riesce, controlla solo la sicurezza della navigazione. Sono costanti le attività di pesca illegale, le reti abbandonate, le vongolare che alle cinque del mattino si nascondono ai radar ed arrivano sotto costa dove non potrebbero e i segni di eutrofizzazione e perdita di biodiversità. Insomma il Mare del Conero sta diventando un far west. Se ne sono resi conto anche le associazioni di categoria legate al turismo, che durante l’iniziatica “mosciolando” hanno espresso chiare preoccupazioni da parte degli albergatori per le possibili conseguenze negative di uno scadimento della qualità ambientale e super affollamento, che andrebbero a nuocere al turismo. Non voglio fare la Cassandra, ma è evidente che andando avanti così la meravigliosa costa del Conero verrà presto scartata dalle mete più ambite del turismo blu del Paese.

 

* Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente  della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia  e biotecnologie marine

 

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