Una nuova Europa solidale: il messaggio parte da Loreto

Domenica 26 Settembre 2021 di Don Aldo Buonaiuto
Una nuova Europa solidale: il messaggio parte da Loreto

«Quante persone non hanno più fame e sete di Dio! Non perché siano cattive, no, ma perché manca chi faccia loro venire l’appetito della fede e riaccenda quella sete che c’è nel cuore dell’uomo: quella concreata e perpetua sete di cui parla il padre Dante e che la dittatura del consumismo, leggera ma soffocante, prova a estinguere». Sono le parole che Papa Francesco ha pronunciato durante la Messa officiata con i partecipanti all’assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee). L’organismo europeo voluto da Paolo VI si è riunito in questi giorni a Roma per discutere sul tema “Ccee, 50 anni a servizio dell’Europa, memoria e prospettive nell’orizzonte di Fratelli tutti”.

 

I vescovi hanno affrontato a tutto campo molteplici argomenti: le migrazioni e la questione dell’accoglienza; la famiglia e la cultura della vita; l’urgenza del cambiamento climatico e la cura dell’ambiente; la ferita della pace e il rifiuto della guerra come metodo per risolvere i conflitti. La società moderna sta sperimentando, come mai è avvenuto prima nella storia, processi di mutua interdipendenza e interazione a livello globale. «Personalmente – ha affermato il presidente della Cei, cardinale Bassetti – sogno una nuova Europa solidale che sappia essere veramente una casa comune, e non solo un insieme di strutture, e che si fondi su un nuovo umanesimo europeo basato sulla centralità della persona umana, la cui dignità è sempre inalienabile, e su una nuova cultura del dialogo e dell’amicizia sociale come ha scritto Francesco nella Fratelli tutti».

Il porporato, assieme ai confratelli degli altri Paesi, sull’aspetto delle migrazioni ha osservato che serve un’azione unitaria a livello internazionale - e in particolare europeo - per gestire questo fenomeno, al contempo complesso e drammatico. La realtà delle migrazioni, a causa delle sue vaste dimensioni, necessita di essere affrontata e gestita in modo nuovo, equo ed efficace, richiedendo anzitutto una cooperazione tra i popoli accompagnata da adeguate normative internazionali in grado di armonizzare i diversi assetti legislativi, nella prospettiva di salvaguardare sia i diritti delle persone e delle famiglie emigrate, sia quelli delle società di approdo. Proprio oggi la Chiesa, come ogni anno nell’ultima domenica di settembre, celebra la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che in quest’occasione ha per tema “Verso un noi sempre più grande”.

Per la celebrazione eucaristica nazionale è stata scelta la basilica della Santa Casa di Loreto. La cittadina marchigiana non è nuova a questi appuntamenti perché ogni anno accoglie nel santuario il pellegrinaggio regionale dei migranti, abitualmente animato coi vestiti tradizionali e la musica etnica dei vari popoli presenti nel territorio. E sono numerosi gli immigrati, provenienti da ogni angolo della regione, che partecipano alla Messa in diretta televisiva, oggi alle ore 11, presieduta da monsignor Coccia, presidente della Conferenza Episcopale delle Marche.

La Giornata mondiale che stiamo vivendo oggi permette di focalizzare l’attenzione sul problema dei vasti flussi migratori contemporanei, nei quali migliaia di persone, spesso anche donne incinta e bambini, rischiano quotidianamente di morire nel tentativo di raggiungere i Paesi benestanti. Le tante difficoltà che i migranti incontrano in Ue sono spesso dovute alla chiusura dei governanti alle esigenze di questi poveri esuli, spesso in fuga da situazioni di gravissimo disagio quali fame, ingiustizia e guerre. Pensiamo ad esempio alla drammatica situazione degli afghani dopo il ritorno al potere dei talebani. Le terribili storie raccontate dai profughi, che stiamo accogliendo giorno dopo giorno, mostrano l’urgenza di trovare soluzioni condivise per ospitare questi nostri fratelli. Imparare ad accettare l’altro per quello che è, indipendentemente dalla sua nazionalità, cultura e religione, è una sfida e una grande responsabilità della nostra civiltà. Come cristiani siamo chiamati ad aprire le porte agli ultimi, sentendoci fortemente interpellati da queste vicende ed impegnandoci fino in fondo per rendere il mondo più solidale e giusto.

* Associazione comunità Papa Giovanni XXIII

 

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