Una società migliore è possibile. La speranza arriva dai disabili

Una società migliore è possibile. La speranza arriva dai disabili

di Don Aldo Buonaiuto
4 Minuti di Lettura
Domenica 4 Dicembre 2022, 04:55

«In questo tempo, nel quale sentiamo quotidianamente bollettini di guerra, la vostra testimonianza è un segno concreto di pace, un segno di speranza per un mondo più umano e fraterno». Sono le parole che Papa Francesco ha rivolto in Vaticano a un gruppo di persone disabili nel corso della Giornata internazionale a loro dedicata che quest’anno ha avuto per tema “Soluzioni trasformative per uno sviluppo inclusivo: il ruolo dell’innovazione nel promuovere un mondo accessibile ed equo”. La Giornata internazionale delle persone con disabilità è stata proclamata dalle Nazioni Unite nel 1981 con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul perseguire gli obiettivi di benessere, inclusione e difesa dei diritti dei cittadini disabili.

Nel 2006 tale Giornata si è arricchita con la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, che ha rimarcato l’esigenza di salvaguardarne la qualità della vita nei principi di uguaglianza e partecipazione alla sfera politica, sociale, economica e culturale di una società. Chi sta accanto alle persone disabili scopre, giorno dopo giorno, che non c’è gioia più grande di sentire che tutti hanno una missione essenziale per la collettività: un qualcosa che non si comprende con le parole, ma si sperimenta con la vita. «Voi sorelle e fratelli con disabilità – ha scritto il Papa - potete arricchire la Chiesa: la vostra presenza può contribuire a trasformare le realtà in cui viviamo, rendendole più umane e più accoglienti. Senza vulnerabilità, senza limiti, senza ostacoli da superare, non ci sarebbe vera umanità».

Proprio la disabilità, che si presenta come una debolezza, suscita quell’aspetto positivo che c’è nel cuore di ogni uomo verso l’altro e lo fa uscire fuori dal suo egoismo. Questa disponibilità verso il prossimo è luce, amore e apre il cuore di ogni persona all’azione del Signore. Coloro che sono portatori di handicap sono membra attive del mistero della Chiesa come famiglia e popolo di Dio. Come dice Paolo nella prima lettera ai Corinzi, infatti, «le membra che sembrano le più deboli sono le più necessarie e vanno maggiormente curate». Oggi nell’universo umano domina ovunque la concezione dell’uomo a una sola dimensione. Non si distingue più la dimensione materiale da quella spirituale. L’uomo è concepito come una macchina, un insieme di ingranaggi. Quando un ingranaggio non funziona, l’intero individuo viene scartato come un ferro vecchio. Se si vede un “pezzo” che non funziona bene lo si elimina fin dal seno materno… Invece l’uomo è persona; ha un valore infinito indipendentemente dalla salute o dalla malattia, dal colore della pelle o dal benessere economico o dalla miseria.

In realtà, sono proprio i nostri fratelli disabili, trascurati, rigettati - in inglese vengono chiamati “neglet people” - che cambiano le carte in gioco della nostra società nella quale la persona umana vale secondo quanto “produce” ed è considerata come uno strumento di cui ci si serve e occasione di cui si approfitta o “fastidio” da far fuori. La società del denaro è scaltra e ricicla ciò che è inefficiente trasformandolo in fonte di guadagno: non getta nella spazzatura l’ingombro, ma lo utilizza per realizzare soldi! Alla radice c’è una sorta di meccanismo perverso che opera nell’interno del cuore umano e che crea il vasto numero degli emarginati: l’uomo non s’incontra con il proprio simile ma con le sue qualità o con i suoi difetti e non riconosce l’altro come sé stesso. La comunità umana deve realmente modificarsi rendendo possibile l’inserimento degli “ultimi” in ogni settore di vita: famiglia, scuola, lavoro, vita ecclesiale e politica. Ogni passo avanti per loro è un passo avanti per tutta l’umanità. «Non c’è inclusione – ha spiegato Papa Francesco - se essa resta uno slogan, una formula da usare nei discorsi politicamente corretti, una bandiera di cui appropriarsi. Non c’è inclusione se manca una conversione nelle pratiche della convivenza e delle relazioni». Un nuovo tipo di società è davvero possibile! Solo così l’uomo, espressione dell’amore di Dio, che l’ha creato a sua immagine e somiglianza, ritornerà a occupare il suo giusto ruolo nello stupendo disegno della creazione.

*Associazione Comunità
Papa Giovanni XXIII

© RIPRODUZIONE RISERVATA