La vergogna dell’ignominia diventa cardine di salvezza

Domenica 4 Aprile 2021 di Don Aldo Buonaiuto
La vergogna dell’ignominia diventa cardine di salvezza

«Ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini», spiega Paolo ai Corinzi annunciando Cristo crocifisso. Ancora una volta Papa Francesco, in questa Santa Pasqua carica di timori e speranze, ha dimostrato di seguire la logica divina della misericordia invece di quella mondana di presunte opportunità. Non ha presieduto in mondovisione la Messa in Coena Domini nella Basilica Vaticana in apertura del Triduo pasquale. Ha celebrato l’Eucarestia nell’appartamento del confratello vescovo allontanato dagli incarichi di Curia con un gesto senza precedenti. È andato a trovarlo per un atto di amore che ha scandalizzato i moderni farisei sempre pronti ad anteporre la forma al contenuto e a misurare le intenzioni del cuore con il metro del calcolo. In realtà il Papa ha seguito l’esempio del Maestro che si è consegnato per la salvezza dell’umanità. In un tweet ha scritto: «Nella croce Dio regna solo con la forza disarmata e disarmante dell’amore. Dio stupisce la nostra mente e il nostro cuore. Lasciamo che questo stupore ci pervada, guardiamo il Crocifisso e diciamo: ‘Tu sei davvero il Figlio di Dio’. Tu sei il mio Dio». L’intera vita di Gesù è un consegnarsi, un donarsi. Dalla nascita all’arresto nel giardino del Getsemani. Dal vicendevole affidamento della Madre a Giovanni alla deposizione nelle mani di Giuseppe di Arimatea. E la Pasqua è dono di sé per l’ “espiazione”, parola oggi desueta anche tra i credenti, eppure valore fondante della rinascita pasquale. Espiando sul Golgota Cristo testimonia l’amore più grande: pagare con il proprio sangue al posto dell’altro. È il modello eroico delle virtù cristiane, la sorgente da cui sgorga limpido, in ogni epoca, il martirio dei discepoli del Risorto. Attraverso l’espiazione la croce smette di essere simbolo di ignominia, vergogna e debolezza da nascondere. Per diventare il legno verde, rigoglio di speranza che conferisce alla Pasqua il carattere di evento-cardine della Rivelazione. Da lì discende il mandato evangelico di mettere al centro gli ultimi, i piccoli, gli emarginati. È il magistero della profezia che consente di guardare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle senza cataratte storiche o ideologiche che riducono la vista. «In tante situazioni di sofferenza specialmente quando a patirle sono persone, famiglie e popolazioni già provate da povertà, calamità o conflitti – ha affermato il Pontefice durante l’ultima udienza generale dedicata a una meditazione sulla passione, morte e risurrezione del Signore – la Croce di Cristo è come un faro che indica il porto alle navi ancora al largo nel mare in tempesta». Sul calvario di Gesù il Papa porta con sé gli uomini-scarto, l’umanità e la fratellanza dei migranti, la catastrofe sanitaria ed ecologica che minaccia la vita soprattutto dei popoli più poveri. È il superamento di quella cultura dello scarto che alimenta nel pianeta le disparità e la povertà. Francesco non si arrende all’iniquità strutturale di un sistema (la «globalizzazione dell’indifferenza») che si basa proprio su una politica, una sociologia, un atteggiamento generalizzato dello scarto. È la cultura dello scarto, infatti, che porta a rifiutare i bambini con l’aborto. E che favorisce l’eutanasia nascosta degli anziani, abbandonati con fastidio invece di essere onorati come memoria collettiva della comunità. Il legame con il passato è una risorsa di saggezza per il presente, come l’apertura alla vita nascente è il ponte verso il futuro dell’umanità. Qui sta la Pasqua di Resurrezione, quel “passaggio” dalla morte alla vita, dall’oscurità alla luce, che può diventare per tutti la grande occasione per non lasciare che sia il peccato, la tenebra, l’errore, la morte a dire l’ultima parola. La Pasqua di Cristo – che è veramente risorto – viene ancora una volta a bussare anche alle porte di coloro che hanno assopito la propria fede, dei lontani e di quanti restano permanentemente in crisi con Dio. Il cambiamento spirituale vuole così incidere e coincidere con la vita concreta, con l’esperienza umana fatta d’incontri, emozioni, fatiche e speranze. Così diventiamo legni verdi: saldi nelle nostre radici e proiettati come rami verso il cielo.


*Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

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