Hanno riaperto i cinema: basta poco per essere felici

Venerdì 30 Aprile 2021 di Giovanni Guidi Buffarini
Hanno riaperto i cinema: basta poco per essere felici

Sono felice. Hanno riaperto i cinema e sono felice. Mi basta poco per essere felice, mi basta una storia in una sala buia e i miei occhi che guardano nella stessa direzione di altri occhi. Hanno riaperto i cinema è dire troppo, ad Ancona uno solo, l’Azzurro, a Fermo la Sala degli Artisti, d’altri in regione non so. In Italia, secondo i dati Anec, sono circa 120, una esigua minoranza. Applausi a scena aperta a chi ha deciso di illuminare di storie i propri schermi dopo sei mesi - sei mesi! - d’assenza intollerabile, e tutta la comprensione possibile per chi ha scelto di rimanere chiuso: in bassa stagione, con i posti contingentati e i blockbuster rinviati all’autunno e il coprifuoco a mozzare la serata, l’ultimo spettacolo puoi farlo iniziare alle 20 solo se il film è breve. Festeggiamo in pochi, e i cinefili costretti a proseguir l’astinenza incoraggio a tenere duro, verrà anche il vostro turno magari nelle arene estive, a coprifuoco non ritardato ma abolito, chi di dovere si sbrighi a procurarsi ‘sti benedetti sieri, andate a prenderli a piedi se occorre, a nuoto, rubateli dalla fabbrica nottetempo. Forse qualche altro cinefilo sarà soddisfatto anche prima dell’estate: il 6 maggio è annunciato il nuovo Woody Allen, “Rifkin’s Festival”, chissà che alcuni esercenti non si facciano tentare. Solidarietà a voi, cinefili tuttora astinenti, e chiedo scusa se vi sbatto in faccia la mia felicità. Non è sottile sadismo: non riesco a contenerla. La gioia delle serate tornate un po’ più normali, perché non è sera senza passaggio al cinema. Prima e dopo fai quello che ti pare, ma le due ore nella sala buia, quelle sono una necessità, fisiologica vorrei dire. Comincia dalla mattina, il godimento del cinedipendente. Inizia con la scelta del film, con l’estensione del programma delle visioni prossime venture, fatto e disfatto giorno dopo giorno, fra mille incertezze: «Oggi la fantascienza e domani le pistolettate o precedenza al coreano e gli altri scalano?». E d’accordo, questo piacere ancora non ci è (ri)dato, un solo cinema, un solo film quotidiano, nessuna alternativa e pazienza, va già bene così. La ricerca del parcheggio, in compenso, è un piacere ritrovato. Ricerca febbrile, nevrotica, punteggiata di moccoli anche se hai tutto il tempo del mondo, se ti sei mosso con largo anticipo: tanto prepotente il desiderio di raggiungere il prima possibile la stanza oscura delle meraviglie. Immancabile la breve sosta di fronte alla locandina che la sai a memoria e magari la trovi pure brutta, ma fa parte del rito del cinema, e il rito del cinema va officiato per bene. La porta varcata, e la frequenza dei passi cresce come e più di sempre, la biglietteria funge da calamita. In questo periodo virale tocca sostare di fronte alla macchinetta misurafebbre. La guardo male, accostando la fronte minaccio. «Macchinetta, sto benissimo, se fai scherzi ti sbrego». Macchinetta recepisce che non scherzo, tre giorni su tre segna 36.4, posso risparmiarmi l’atto vandalico. Tre giorni su tre - da lunedì a mercoledì - gli habitué dell’Azzurro non hanno marcato visita. Attratti dalla qualità dei film, certo: Chatwin ricordato da Herzog, “Minari” fresco vincitore di statuetta per l’attrice non protagonista, la riedizione del capolavoro romantico “In the Mood for Love”, primo capitolo della retrospettiva dedicata a Wong Kar-wai nelle settimane a venire. Per ciò che mi riguarda, avrei pagato il biglietto anche per uno di quei filmacci con Steven Seagal giustiziere bolso e pomposo. Emozionante rivedere i compagni di tante proiezioni, puntarsi gli occhi negli occhi per lunghi secondi prima di riconoscersi dietro le mascherine: «Ah, sei tu. Tutto bene?». Da brivido l’istante dello spegnimento luci, l’intera sala a trattenere il respiro. Un istante atteso lungo gli interi sei mesi di visioni solitarie sugli schermi casalinghi. (A proposito: le mascherine le abbiamo sempre indossate tutti. Cinefilo non rima con sciocco irresponsabile). Hanno riaperto (pochi) cinema e sono felice. E fiducioso che un anno di streaming obbligato non abbia cancellato l’amore del pubblico per il grande schermo. Per il film visto insieme e discusso a caldo con gli amici. Faccia a faccia, non via whatsapp. 

*Opinionista e critico cinematografico

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