Come non affrontare questa fase. Il virus fa meno danni ma circola

Venerdì 7 Agosto 2020 di Giovanni Guidi Buffarini
Mercoledì in questa pagina il professor Iacobucci spiegava “Come non affrontare una crisi” (industriale). Rubo senza ritegno ed ecco “Come non affrontare questa fase incerta in cui il virus fa (molti) meno danni ma circola ancora”. 1) Coltivare una insensata sicurezza. «Tanto a me non mi becca». In parecchi sembrano pensarla così. Mica solo fra i giovani, in tanti discorsi trattati alla stregua di pericolo sociale, la Movida il mostro. (d’altro canto, l’Italia è diventato un paese per vecchi, i ragazzi qui li si guarda storto, li si tratta da “problema”, va avanti da anni quest’andazzo: continuiamo così, facciamoci del male). Anche fra i molto adulti - tintura, varici, sovrappeso d’ordinanza - non scarseggiano quelli che hanno rimosso la primavera tragica. Che la mascherina allacciano al gomito (del tennista?). E straconvinti proclamano. «La vecchia del piano di sopra mica è morta per Covid. Aveva una lista di malattie lunga un chilometro, il cassamortaro era allertato da anni ma è schiattato prima lui: d’infarto, eh». 2) Arrendersi all’atteggiamento opposto, anche questo diffuso: una paura paralizzante e un pessimismo inscalfibile. «Chissà quando ne usciremo, forse mai». Vivere nel terrore della gocciolina malefica, e perciò non mettere il naso fuori di casa, proteggerà dal contagio ma che schifo di vita. E niente affatto salutare: troppi ne manda al camposanto lo stress. 3) Compulsare febbrilmente i quotidiani dati dei nuovi positivi, dei morti, dei ricoveri, dei focolai attivi. Ricavando da ogni minima variazione conclusioni di segno opposto. I numeri vanno su: »Un nuovo lockdown è imminente». I numeri scendono: «E ancora ci rompono le scatole con il Covid?». 4) Chiedere del pari compulsivamente al Dr. Google, più volte al giorno: «Quando arriva il vaccino?». Il Dr. Google è gentile e paziente (e ottuso la sua parte, via). Non risponderà: «Lo stanno testando e i test non durano 20 minuti, vuoi capirlo o no?». Dovrebbe. E comunque, da oggi in poi, almeno variate la domanda. Chiedetegli come procede la sperimentazione sugli anticorpi monoclonali. È notizia degli ultimi giorni e buona sul serio. In Toscana hanno individuato tre anticorpi monoclonali “super potenti” (fonte, “Corriere della Sera”). Il più super potente del terzetto servirà da cura. Ovviamente non è questione di ore né di settimane ma di mesi. 5) Prendere per oro colato ogni e qualsiasi notizia rintracciata via Facebook, WhatsApp o su SitoComplottista.yes. «L’ho letto su Internet» è una delle 510234 frasi che mi provocano un attacco di ira funesta. Come spero a tutti i miei lettori. «L’ho letto su Internet» non significa nulla, in Rete si trova di tutto, qualche domanda bisogna porsela, vagliare l’autorevolezza della fonte. La nota non-virologa Madonna ha postato su sul suo account Instagram una dichiarazione da complottista perfetta: «Il vaccino esiste già ma loro non ce lo dicono. Vogliono controllarci con la paura». Il noto non-epidrmiologo Lewis Hamilton ha invece rilanciato - pentendosene presto: post rimosso - la boiata del vaccino che servirà a «impiantare microchip nelle persone». Mentre i negazionisti aumentano, e qualche disgraziato presta loro fede. La seguente notizia è vera, l’ha raccontata il protagonista. Convinto della inesistenza del virus, un quarantenne texano, Tony Green, ha organizzato una grande festa di famiglia, ogni misura precauzionale esclusa. C’era un infetto, ha infettato tutti. La suocera è morta. (Oddio, che qualcuno, desideroso di liberarsi della suocera ultrarompiballe e multipatologica ma più resistente della vecchia di cui sopra, non si faccia venire criminale idea. Una suocera può essere neutralizzata senza ricorrere all’omicidio. Credo). 6) Disfarsi rapidamente di quelle due ottime abitudini che qualcuno ha acquisito solo grazie al virus. Lavarsi le mani più di una volta al giorno non è un obbligo che lede l’inviolabile libertà d’ognuno ma una misura di igiene personale utilissima a proteggersi da molte malattie. Rivolgersi all’interlocutore mantenendo una certa distanza non è sinonimo di relazione umane raffreddate ma di buona educazione. Covid o non Covid, non sputazzarsi reciprocamente in faccia è un’ottima cosa, ne converrete.

*Opinionista e critico cinematografico © RIPRODUZIONE RISERVATA
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