Covid-19 e gap di produttività: non lasciare indietro la moda

Mercoledì 29 Luglio 2020 di Donato Iacobucci
È di alcuni giorni fa la pubblicazione da parte di Cassa Depositi e Prestiti in collaborazione con EY e la LUISS Business School di un rapporto che esamina l’impatto del Covid-19 sul settore moda e individua le politiche di rilancio più efficaci. Nel settore moda sono compresi il tessile, l’abbigliamento, le calzature, gli accessori (borse, cinture, cappelli, ecc.), i gioielli e gli orologi. Si tratta di un aggregato che vede l’Italia prima fra i paesi della Ue per numero di occupati con quasi 500mila addetti, pari al 12,5% dell’occupazione manifatturiera. Nelle Marche il comparto moda ha un peso ancor più rilevante, sfiorando quasi un quarto degli addetti all’industria manifatturiera e con una forte concentrazione settoriale e territoriale nel distretto calzaturiero a cavallo delle province di Macerata e Fermo. Dopo il turismo il settore della moda è stato quello maggiormente colpito dagli effetti del Covid-19. La chiusura quasi totale dei canali commerciali, con la sola esclusione delle vendite on-line, ha comportato una contrazione delle vendite al dettaglio che per il mese di aprile è stimata nel -83% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. A questo shock da offerta si va sovrapponendo una crisi di domanda, poiché i beni di lusso sono quelli per i quali si prevedono le maggiori riduzioni per effetto della recessione determinata dalla pandemia. Nei mercati dei paesi a più alto reddito (Europa e Usa) si stima che oltre il 70% dei consumatori ridurrà la spesa per abbigliamento, una percentuale decisamente superiore rispetto al 40-50% di consumatori che prevede di ridurre la spesa discrezionale. La stima di riduzione complessiva per il 2020 oscilla fra il -27% dello scenario base al -35% nello scenario pessimistico. Questa situazione rischia di avere conseguenze negative ancora maggiori per le imprese della nostra regione poiché il comparto calzaturiero era già da anni in una situazione di difficoltà sul fronte della domanda estera (quella interna essendo stagnante da anni). Inoltre, le imprese regionali presentano una dimensione media inferiore alla già bassa dimensione media nazionale. La piccola dimensione e l’organizzazione distrettuale sono elementi di forza quando si tratta di garantire efficienza e flessibilità ma possono tradursi in fattori di debolezza di fronte alla necessità di ripensare i modelli di business e investire nell’innovazione. Su questi fronti i ritardi delle imprese italiane e marchigiane sono evidenti. In un’analisi che abbiamo condotto di recente sull’innovazione nei settori tradizionali è emerso che nel tessile-abbigliamento l’Italia, pur essendo il paese con il maggiore numero di imprese e di addetti, non è il paese leader in termini di capacità innovativa. E questo si traduce in un gap di produttività (valore aggiunto per addetto) che è di oltre il 20% inferiore a quella delle imprese tedesche. Le imprese italiane suppliscono con la creatività e la sapienza artigianale: tuttavia, anche in questi settori la necessità di innovare indotta dalla digitalizzazione e dalle altre tecnologie trasversali (come i materiali) sta diventando sempre più rilevante. Questo è apparso evidente anche nella recente crisi da Covid-19. Le aziende più legate alle reti fisiche e all’esperienza diretta hanno subito un forte rallentamento mentre quelle maggiormente presenti nell’e-commerce hanno subito una spinta al rialzo. Ancor più positiva è stata la performane delle piattaforme di vendita on-line, come Zalando, Inditex o Farfetch, le quali hanno tutte fatto registrare balzi consistenti nelle quotazioni di borsa. Quando si passa alle policy, il rapporto citato in apertura mette l’accento su due leve. Da una parte l’innovazione, che oltre alla digitalizzazione dovrà sempre più tenere conto della sostenibilità ambientale in chiave di economia circolare. Dall’altro le operazioni di concentrazione e aggregazione, verticali e orizzontali, in modo da avere imprese più solide in termini patrimoniali e capaci di proporsi in modo competitivo sui mercati globali. Se vogliamo mantenere un settore moda competitivo anche nella nostra regione occorre muovere con decisione lungo queste direzioni, e farlo in fretta.

*Docente di Economia dell’Università Politecnica delle Marche © RIPRODUZIONE RISERVATA