Cambiamenti climatici, la salute e il benessere

Giovedì 16 Aprile 2020 di Roberto Danovaro

L’incapacità umana di leggere il futuro è proverbiale. Non siamo mai riusciti a prevedere né le catastrofi naturali, come i terremoti, né le crisi della finanza globale. Così come non siamo riusciti a prevedere la pandemia da Covid-19. Basti pensare che l’ultimo Global Risk Report del World Economic Forum (2019) indicava come basso il rischio della diffusione di malattie infettive. Ma non potremo dire la stessa cosa sui cambiamenti climatici. Gli impatti di questi cambiamenti sono stati annunciati oltre 50 anni fa. Sono stati negati per molti anni ma oggi sono un dato di fatto e possiamo prevederne con elevata confidenza e precisione gli effetti fortemente negativi sulla biodiversità e sul funzionamento degli ecosistemi. Pochi giorni fa è uscito un nuovo report dove ricercatori del Wwf Italia hanno raccolto una ricca serie di informazioni pubblicate su riviste scientifiche che mettono in connessione cambiamenti climatici con l’espandersi di numerose malattie emergenti, con ricadute sulla qualità della nostra vita e sul nostro benessere. Il clima più caldo in molte regioni del Pianeta sta creando condizioni favorevoli all’espansione di alcune specie in aree dove prima non erano in grado di vivere. È il caso di molte specie di zecche che sono vettori di alcune malattie che possono produrre danni neurologici, come la malattia di Lyme e l’encefalite Tbe. Negli Stati Uniti, l’espansione di alcuni roditori legata al clima più caldo sta diffondendo una sindrome polmonare da hantavirus, così come si sta espandendo, sempre a causa dei cambiamenti climatici, la dermatite del bagnante, che è diventata una delle malattie emergenti a livello globale. Il clima più caldo favorisce la diffusione di malattie trasmesse da zanzare, inclusa la zanzara tigre, sia all’uomo sia alle specie allevate, poiché questo rende più rapido il ciclo vitale e di sviluppo delle zanzare. Grazie ai cambiamenti climatici si stanno espandendo alcune gravi patologie zoonotiche, come la dengue, la chikungunya, la peste bubbonica e la tularemia. Diverse ricerche hanno dimostrato la migrazione verso l’Europa di specie tropicali che trasportano patogeni. I cambiamenti climatici, oltre ad alterare le temperature del Pianeta, modificano il regime delle precipitazioni e quindi dell’umidità e la disponibilità di acqua che a loro volta influenzano la crescita della vegetazione e il funzionamento degli ecosistemi. Molti funghi patogeni producono spore più persistenti e si accelerano i cicli di riproduzione di parassiti tropicali. I cambiamenti climatici stanno contribuendo anche al ritorno di vecchie patologie virali come la chikungunya, ritornata in India dopo più di 30 anni di assenza, e la zika, una zoonosi esplosa in Sud America nel 2015, dichiarata un’emergenza sanitaria internazionale dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità. Le mosche tse-tse, vettori della tripanosomiasi (la malattia del sonno), si stanno espandendo nell’Africa sub-Sahariana. In Tanzania, queste infezioni sono favorite dalla scarsità di acqua, a causa dell’assembramento di persone nei pressi di siti di fornitura idrica dove le mosche si concentrano. Anche gli oceani potrebbero concorrere alla diffusione delle malattie. È prevista infatti l’espansione del colera, dovuto al batterio Vibrio cholerae, che vive adeso al plancton marino e che cresce in abbondanza con l’aumentare della temperatura del mare. Il riscaldamento globale sta determinando il ritiro dei ghiacci e del permafrost (lo strato di suolo permanentemente ghiacciato delle regioni artiche), con il rilascio di patogeni rimasti intrappolati nel ghiaccio per millenni. Tra i quali l’antrace, causata dal batterio Bacillus anthracis, le cui spore possono sopravvivere nel ghiaccio per millenni e di virus giganti intrappolati nel tardo Pleistocene (oltre 30.000 anni fa), e ancora in grado di replicarsi se in presenza di ospiti una volta liberati dal ghiaccio. I cambiamenti climatici stanno avendo un costo crescente per la salute umana e dell’ambiente riducendo il benessere collettivo, specialmente quello delle fasce deboli delle società. La salute dell’uomo e della natura sono intimamente connesse. Tenere fuori la salute ambientale e la lotta ai cambiamenti climatici dai programmi di rilancio del Pianeta sarebbe un grave errore.

*Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine

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