Siamo tutti un po’ Will Smith e gli animali si godono le città

Giovedì 2 Aprile 2020 di Roberto Danovaro
Nel film “Io sono leggenda”, il protagonista, Robert Neville (impersonato dall’attore Will Smith) appare all’inizio del film come l’unico sopravvissuto ad una spaventosa pandemia generata dal virus del morbillo geneticamente modificato, originariamente concepito per combattere il cancro e poi sfuggito al controllo umano. L’epidemia ha infettato quasi tutti gli esseri umani e gli animali domestici lasciando immune meno dell’1% della popolazione umana. Le prime scene del film si aprono con Will Smith in una New York deserta dove la città, priva di auto, lascia posto alla natura. Alberi e rampicanti popolano la Fifth avenue e gli unici rumori sono i cinguettii degli uccelli. Il protagonista gira in auto con il cane facendo scappare al suo passaggio stormi di uccelli mentre una moltitudine di cervi gli tagliano la strada. Viaggiare nelle strade delle nostre città in questi giorni ci fa sembrare tutti un po’ Will Smith. Quando si deve uscire per esigenze indispensabili, proprio come Robert Neville che nell’omonimo romanzo di Richard Matheson usciva per procurarsi il cibo, ci sentiamo un po’ padroni di una città deserta. Non è possibile non accorgersi della pandemia. I pochi umani in circolazione sono coperti da mascherina e si aggirano circospetti e diffidenti a debita distanza. Ebbene in questo contesto che fino a poco tempo fa era solo nell’immaginazione di uno scrittore, la città lascia spazio alla natura. Sono sempre più frequenti i casi in cui gli animali che popolano le nostre città si avvistano più coraggiosi e indisturbati. Non solo gabbiani, piccioni e ratti, ma lepri a Milano, con un naviglio attraversato da cigni e nutrie. Donnole e cinghiali a Genova. Una coppia di delfini aveva preso possesso del porto di Ancona, indugiando indisturbata di fronte alla Mole Vanvitelliana. Stessa scena nel porto di Cagliari. Bellissimi delfini sono stati avvistati anche nel porto di Trieste e a pochi passi dalla passeggiata di Reggio Calabria. A Malcesine vicino a Verona, un’anatra attraversa la strada senza fretta, mentre un caprone attraversa il centro cittadino. Nel mentre, a Pescara, dopo esser stato avvistato un capriolo nella zona dell’ospedale, sono stati anche ripresi due lupi poco più in là. Cervi pascolano placidi nel Salento. La sospensione delle attività di navigazione a Venezia ha reso trasparenti le acque normalmente torbide dei canali. Si possono così avvistare grossi pesci, ma anche cigni e anatre, mentre le palafitte si popolano di uccelli e nidi. Le città ai tempi del Covid-19 diventano più “naturali”. Quasi come se l’ecosistema intorno a noi si riprendesse un po’ di quello che gli è stato sottratto. Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus è diminuito l’inquinamento sonoro e l’inquinamento luminoso. Cala l’inquinamento atmosferico e lo smog, crolla la quantità di polveri sottili. Anche l’aumento della concentrazione di anidride carbonica, responsabile dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici, sta subendo uno stop, così come la concentrazione di biossido di azoto. Si tratta, purtroppo, di una catastrofe per l’uomo ma un’occasione straordinaria per sperimentare cosa significa Urban Nature, il progetto del Wwf per provare a trasformare le nostre città in laboratori dove sperimentare un rapporto diverso tra città e natura e fare in modo che le città, con la loro fauna e i loro alberi, siano più simili ad ecosistemi naturali. Possiamo osservare animali che vivono vicino a noi e capire l’importanza della tutela dei sistemi naturali e alla loro resilienza, alla base del nostro benessere e di uno sviluppo sostenibile. Le città non devono diventare deserti artificiali, delle trappole per la nostra salute, ma ci devono accompagnare verso un percorso in cui gli animali convivono con noi. Gli animali rappresentano infatti delle sentinelle della salute dell’ambiente e quindi anche della nostra. Se scegliamo questo modello di sviluppo possiamo concepire e costruire le nostre aree urbane in modo diverso, con energie rinnovabili e una diversa mobilità, gestire produzione e consumo di beni privilegiando il loro recupero, riutilizzo e smaltimento in modo circolare. Si tratta di un “New Deal for Nature and People”, un nuovo patto per garantire il futuro del pianeta e dell’uomo, che la nostra Regione e questo governo potrebbero far propri nell’epoca post Coronavirus.

*Docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica-Istituto nazionale di biologia, ecologia e biotecnologie marine © RIPRODUZIONE RISERVATA