Virologi, epidemiologi e immunologi tra l’informazione e un po’ di ribalta

Venerdì 24 Aprile 2020 di Giovanni Guidi Buffarini
Virologi, epidemiologi e immunologi tra l’informazione e un po’ di ribalta

Stanno tutti i giorni su tutti i giornali, li vedi in televisione a tutte le ore. Alcuni ci danno dentro forte sui social e anche quelli che non li frequentano, sui social ce li trovi lo stesso, gli utenti ne rilanciano le parole. Sono le star di questi giorni orrendi, gli oracoli - non criptici, va detto, propensi anzi a scendere al nostro livello - instancabilmente consultati e certo non renitenti all’intervista, un po’ il dovere di informare, un po’ anche, dai, il richiamo della ribalta, c’è mica niente di male in un pizzico di narcisismo. Sono loro: i virologi e gli epidemiologi, e gli immunologi. E la domanda che si sentono rivolgere, sempre la stessa. Che accadrà? Vediamo come alcuni di loro hanno risposto nella prima parte di questa settimana, mettiamo in fila un po’ di scientifici responsi. Concedendoci di omettere specializzazioni e titoli accademici e riconoscimenti conseguiti da ciascuno: ormai son figure con cui abbiamo familiarità, non si offenderanno. Francesco Le Foche a “I Lunatici” di Rai Radio 2: «Un ritorno alla vita più o meno normale non è da considerarsi lontano. Se questo virus si comporterà come la storia dei Coronavirus ci fa pensare, potremmo tornare alla nostra vita sociale. Non credo sia così indispensabile il vaccino. Il virus è simile alla Sars, dunque destinato a scomparire». Ilaria Capua a “DiMartedì” su La7: «Ci sono molti protocolli di cura in via di sperimentazione. Le speranze maggiori si ripongono negli antivirali sviluppati per i Coronavirus precedenti. Una cura arriverà e non vedo perché non si dovrebbe arrivare a un vaccino, sono ottimista». I tempi del vaccino eventuale, un anno, un anno e mezzo, tutti concordi su questo. Daniel Hagara nel programma svizzero “20 Minuten”: «Il virus non scompare da un giorno all’altro. Se diventiamo imprudenti la pagheremo, una seconda ondata sarebbe peggiore della prima». Andrea Crisanti: «Lo studio effettuato sulla popolazione di Vo Euganeo (il primo paese veneto dichiarato zona rossa, ndr) dimostra che i bambini sotto i 10 anni non si infettano». Ma altrove esistono casi di bambini nati positivi. Secondo uno studio condotto da Stefano Centanni e dal suo gruppo di ricerca i cui risultati sono stati riportati dal Corriere della Sera « il lockdown è fondamentale», sì, « ma solo per i primi 17 giorni dalla sua applicazione». Dopo, «le misure di contenimento inciderebbero poco o nulla sull’andamento dei contagi e sul numero delle vittime». Robert Gallo è pessimista: «Potremmo non trovare mai un vaccino». Luc Montagnier ottimista. Essendo il virus stato, a suo dire, parzialmente modificato nel laboratorio di Wuhan, sarebbe destinato a estinguersi da solo: «Una costruzione artigianale ha poche probabilità di sopravvivere in natura». (Che il virus sia stato manipolato è tesi rigettata dalla gran parte della comunità scientifica). Suggerisce prudenza - e in questo è in folta compagnia, condivide le sue preoccupazioni anche il consulente del governo Walter Ricciardi - Roberto Burioni, ospite ogni domenica di Fabio Fazio. «Con l’allentamento delle misure di contenimento potrebbe esserci una ripresa del contagio, ma noi dobbiamo prendere le precauzioni perché non avvenga». Allentare le restrizioni dunque, ma con estrema cautela. In attesa e di una cura specifica e di questo benedetto vaccino. Invece Giulio Tarro, protagonista negli ultimi giorni di un acceso scambio polemico con Burioni, Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera ha intervistato entrambi: «Solo gli anziani vanno protetti, il virus andrebbe fatto circolare liberamente. Nel giro di due mesi comunque sparirà e saremo tutti al mare». Dato simile ventaglio di posizioni, è comprensibile che fra noi profani possano farsi strada la confusione e la delusione. Vorremmo certezze, abbiamo ipotesi. Ma è così che procede la scienza, per ipotesi da verificare, e quella si dimostrerà corretta e quell’altra errata. E in questa circostanza orrenda, la ricerca sta avanzando a una velocità forse mai vista prima. A inizio anno, Covid-19 era una strana polmonite cattivissima, oggi del virus che la provoca si sanno parecchie cose. Godiamoci, si dice per dire, questi ultimi dieci giorni di quarantena e torniamo a guardare con fiducia al futuro.

*Opinionista e critico cinematografico

Ultimo aggiornamento: 25 Aprile, 17:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA