Tutto quello che ci resta in eredità dagli arresti domiciliari collettivi

Venerdì 26 Giugno 2020 di Giovanni Guidi Buffarini
Toccando ogni pezzo di ferro a portata di mano affinché si rivelino corrette le previsioni di quegli scienziati che non solo vedono il virus indebolito (nuovi casi gravi di Covid-19 non ce ne sono da metà aprile, sebbene nessuno sappia con precisione dire il perché) ma ipotizzano che forza non riprenderà, niente seconda ondata o modestissima, in autunno. Toccando anche, a rafforzar potenza di scongiuro, quella parte del corpo che non specificare è elegante e tanto poi ci siamo capiti benissimo, chiediamoci cosa ci lasciano in eredità i collettivi arresti domiciliari subiti e queste settimane di lenta riconquista della libertà. 1) L’effetto terrorizzante di ogni singolo colpo di tosse captato nel raggio di cinquanta metri. Ci pensino, gli autori di horror. Altro che demoniache presenze e villici dediti allo squartamento: “Tosse” sarebbe di sicuro un film di enorme successo nel 2021. 2) La necessità, per chi si ritrovi ad emettere il terrificante colpo di tosse di aver subito pronta la giustificazione. «Ieri sono entrato al ristorante sudato fradicio e l’aria condizionata era freddissima» non suona affatto rassicurante. Molto meglio dichiarare, perfino di fronte alle forze dell’ordine «Fumo cannoni che Bob Marley lèvati». 3) L’abuso della parola resilienza e dell’invito a non abbassare la guardia. Difficile l’una e l’altro non rientrino in una conversazione. Ora, Muhammad Ali fu resiliente a guardia alta sia contro George Foreman sia contro Larry Holmes. Ma nel primo caso replicò agli assalti dell’avversario e vinse. Nel secondo alla resilienza si limitò e prese un fracco di botte fino al getto della spugna. A un certo punto bisogna reagire, a costo di assumersi qualche calcolato rischio. 4) La squintalata di retorica riversata sugli operatori sanitari. Dopo che per anni li si è trattati a pesci in faccia, la medicina territoriale trascurata, gli ospedali chiusi. Le chiamavano razionalizzazioni, erano tagli idioti, il risultato si è visto. Fossi un medico o un infermiere, a sentirmi dar dell’eroe mi si scatenerebbe la salivazione, e in certe situazioni è un attimo risolvere di seguir l’esempio del lama. 5) Il telelavoro. Se ne parlava da quel dì. Senza che pressoché nessuno si prendesse la briga di attuarlo: in Italia l’innovazione procede a bradipo. In alcuni ambiti funziona bene e potrebbe essere preso in considerazione anche a emergenza finita, in altri non può che costituire un ripiego. Ha i suoi pro e i suoi contro, come ogni cosa. Vanno soppesati. Ma almeno ora è una strada realmente percorribile. Come in ogni altro Paese sviluppato. 6) La conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che in Italia la scuola è l’ultima ruota del carro. Ci si è preoccupati di riaprire tutto o quasi. Ci si è interrogati, fin dai giorni più tragici, su come far ripartire anche il calcio e, sia chiaro, è stato giusto farlo ripartire, il calcio ha una non trascurabile importanza economica e sociale. L’ipotesi di riaprire le scuole, con tutte le precauzioni del caso, non è invece stata considerata. Malgrado gli esempi di Francia e Germania, dove hanno riaperto e non è accaduto nulla di serio, anche il recente e corposo focolaio di Gottingen che ha portato alla nuova chiusura (per una settimana) delle scuole cittadine non si è originato nelle aule bensì in alcune affollate feste private. 7) La frase del Presidente del Consiglio sugli «artisti che ci fanno tanto divertire». L’arte come Luna Park (luogo dove realmente mi diverto moltissimo). Facciamo che gli è uscita male e cerchiamo di dimenticare? 8) Abbiamo scoperto che «task force is the new commissione d’inchiesta», ovverosia qualcosa di perfettamente inutile nel 90% dei casi almeno, diciamo pure nel 99. Cosa hanno prodotto le mirabolanti task force governative? Generici inviti, suggerimenti banali. Ma soprattutto: quante erano in totale, nel momento della massima fioritura? Non sono mai riuscito a tenere il conto. Me ne perdevo un paio, un’altra spuntava inattesa. 9) Un ulteriore interrogativo. Riguarda il livello tecnologico della televisione pubblica. Avete visto le partite di Coppa Italia, no? Notato il pubblico finto? Ecco. Che programmi di grafica hanno alla Rai? Quelli che giravano sul Commodore 64?

*Opinionista e critico cinematografico © RIPRODUZIONE RISERVATA