Le piattaforme del cinema sono una opzione secondaria

Venerdì 19 Novembre 2021 di Giovanni Guidi Buffarini
Le piattaforme del cinema sono una opzione secondaria

Dice un amico. «Spiegami perché dovrei tornare al cinema. Il grande schermo? Bello, non lo nego, ma ho un televisore grande e smart, mi accontento di quello. Spiegami perché sei così contento per Corto Dorico di nuovo in presenza, l’edizione scorsa, solo online, me la sono vista con piena soddisfazione, e online trovi una marea di altri festival. In generale, spiegami perché dovremmo tornare a fare le cose che facevamo prima della pandemia, di quelli che chiami gli arresti domiciliari. E spiegami perché ce l’hai tanto su con le piattaforme, ti portano in casa tutto il cinema che vuoi e molto di più, lo sai meglio di me, l’hai scritto, non fingere di no». L’amichevole sproloquio mi sembra meriti una risposta e pubblica, è evidente che non mi son spiegato bene quando ho trattato un tema che mi sta a cuore. Punto primo: non ho nulla contro le piattaforme, ci ho visto un sacco di roba durante lockdown e coprifuoco, continuo a usarle e sebbene meno di prima. Punto secondo. Quel che rivoglio è la libertà di prima, non tornare alla vita pre-Covid tal quale. È impossibile che l’esperienza pandemica venga archiviata senza conseguenze, d’altro canto. Tanto più che il cambiamento è la regola della vita. Abitudini si perdono, abitudini si acquisiscono. Di continuo, anche senza passare per vicende eclatanti. E veniamo al punto, al cinema. In cosa differiscono visione privata e visione collettiva? Perché la prima, a mio avviso, non può sostituire la seconda? A casa abbiamo a disposizione molti più film che non riusciamo a vedere. Basta un clic, una minima pressione sul telecomando. Ne consegue che ogni scelta sia immediatamente revocabile. «A un film concediamo massimo dieci minuti. Se non ci piace, passiamo a un altro. Siamo diventati esigenti», scriveva Marco Giusti qualche tempo fa, credo di averlo citato in altro articolo, questa considerazione mi aveva colpito, non convinto del tutto. Esigenti o non piuttosto superficiali? Ci sono i film che partono sparati e quelli che carburano più lentamente, e magari si tratta di una precisa strategia che pagherà più avanti, un film richiede un minimo di pazienza. Internet permette inoltre la visione frammentata: guardi venti minuti, ti ricordi di un’incombenza, metti in pausa, riavvii, un quarto d’ora e ricevi una telefonata, pausa, guardi un altro pezzetto, sospendi e vai in cucina a sgranocchiare qualcosa, e avanti così. Ma un film ha un suo arco drammatico: come lo cogli se lo guardi a tappe? E se non lo cogli è inevitabile concludere: «Non mi ha preso». La visione in sala funziona in modo tutto diverso. Già l’uscire di casa, il girare a vuoto cercando un parcheggio rivolgendo improperi alla divinità alla cui esistenza magari manco credi, il prezzo del biglietto: tutto predispone lo spettatore a una visione concentrata, e vale a dire rispettosa, del titolo scelto. (Se poi siete di quelli che nemmeno in sala riescono a staccarsi dal cellulare, allora ok, state a casa che è meglio per tutti, nessuno vi costringe a uscire puntandovi una pistola alla tempia). E una visione attenta suscita riflessioni che vanno oltre il “Mi piace” o “Non mi piace”, il giudizio lapidario è adeguato ai video di gattini su YouTube et similia, non a qualsiasi esperienza. Se non ripensi al film che hai appena visto, se non lo assimili, hai solo sprecato tempo, o ammazzato il tempo come usa dire con clamoroso errore di prospettiva, è il tempo ad ammazzare noi, carissimi. E per sviluppare riflessioni, niente di meglio che confrontarsi con gli altri spettatori. Come accade al cinema. E con gli artisti e i vari operatori del settore, come accade ai festival, e a Corto Dorico gli scambi sono assai più fitti che in tanti altri festival. Il confronto è essenziale, può provocare ripensamenti radicali, segnalarti una diversa chiave di lettura dell’opera. Senza considerare il piacere che si prova nel discutere con chi condivide la tua stessa passione. Si può farlo online? Certamente, siamo andati avanti mesi e mesi a scambiarci messaggi. Non è la stessa cosa, dai, le conversazioni faccia a faccia hanno un altro respiro, superiore ampiezza. Ecco perché le piattaforme, fortuna che esistono ma sono una opzione secondaria. Ti ho convinto, amico?

 

*Opinionista e critico cinematografico

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