L'Italia sconfitta dall'Argentina

Calcio, passione che declina. È un grande cambiamento

di Giovanni Guidi Buffarini
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Sabato 4 Giugno 2022, 15:15

Senza rispettare il dress code fantozziano - niente mutandoni ascellari e calzini e canottiera con chiazze di sugna -, senza la frittatatona di cipolle sul tavolino (ma la birra gelata sì, quella c’era e sebbene non Peroni formato famiglia: un bicchiere e stop), senza alcuna propensione al tifo sfegatato né al rutto libero, mercoledì mi son piazzato davanti al televisore, determinato a infliggermi, irresistibile attacco di masochismo, la visione di Italia - Argentina. Partita, essa sì, fantozziana al cento per cento. Nella pomposa etichetta: Finalissima fra i Campioni d’Europa e i Campioni del Sudamerica (ormai non c’è quasi più partita identificabile semplicemente con i nomi delle squadre in campo, si creano tornei a getto continuo, si sommergono i giocatori di coppe e medaglie, e allora ti chiedi perché mai sia stato lasciato morire il Trofeo Berlusconi, aridatecelo; o perché nessuno abbia ancora inventato una calcistica Coppa Cobram). Per il sottofondo inevitabilmente tristerrimo, dato dalla consapevolezza che loro a novembre andranno in Qatar, noi no. E per lo svolgimento: il massacro che avrete visto. Sembrava una sfida fra una squadra di serie A e una di serie C. Nostre azioni degne di nota? Zero virgola, la virgola sta per una iniziativa personale di Emerson, l’unica giocata d’un qualche pregio di una maglia azzurra. La costruzione dal basso? Diventata sinonimo di restituzione rapida del pallone agli avversari, che manco pressavano più di tanto. Dopo 45 minuti e due pappine, una gomitata bonucciana - non cattiva, solo stupida - e qualche numero di Messi facilitato da difensori appena più mobili di birilli, dopo 45 minuti così ho spento e sono uscito. Ripensando alla fiaba celeberrima, quella in cui la ragazza cade addormentata che pare morta, il principe la bacia e lei risorge. E una volta risorta resta risorta, e tutti vissero felici e contenti. L’anno scorso, gli Azzurri ci han fatto vivere la più bella delle fiabe, dando tutti il massimo e qualcosa di più (e approfittando della allergia al gol degli spagnoli, e dei francesi che alla Coppa han preferito il seppuku). Ma poi la squadra, a Mancini che l’aveva risuscitata, gli è rimorta fra le braccia. È da quel dì che non produciamo più giocatori di talento, in ogni ruolo: questo il punto. O pochissimi, e in quel caso la sfiga prende la mira e s’accanisce (vedi alla voce Zaniolo & Ginocchia). Chi giocava l’altra sera in difesa? Bonucci e Chiellini declinanti. Chi in attacco? La coppia del Sassuolo, non del Real Madrid o della Juventus o di chi pare a voi. Con Immobile e Insigne sarebbe cambiato qualcosa? Immobile e Insigne quasi mai incidono nelle grandi partite: da una vita. Le cause della crisi di una gloriosa tradizione pedatoria non le conosco, in fondo sono solo uno dei 60milioni di commissari tecnici della Nazionale, quando mi scaldo, non l’altra sera, posso dare eccellenti consigli sulla disposizione della squadra, richiedere inascoltato una sostituzione risolutiva, insultare l’arbitro, cose così. Quello che registro è un simmetrico declino del calcio nella società, non dico collegabile al secondo mondiale senza Azzurri, ma forse un pochino sì. Da diversi anni, anche da prima delle teste piegate fisso sui telefonini, della intensissima attività social di massa, è quasi più facile avvistare un orso bruno sui Sibillini che un gruppo di ragazzini intenti a contendersi un pallone per le strade, nelle piazze, nei parchi, nei campetti con la ghiaia e le erbacce. Ci sono le scuole calcio, d’accordo. Mi pare sia diminuita la pura passione del gioco, nei capaci e negli inetti. Non direi sia più così diffuso il gusto di tornare a casa esausti e lerci e le sbucciature d’ordinanza, la necessità fisica incontenibile di giocare sotto la pioggia o il sole stile Hannibal, Scipione, o come si chiamerà il prossimo anticiclone africano spietato (perché non Idi Amin Dada?). Il gusto della rissa anche - perché no? - quando uno dice(va) “gol” e l’altro ribatte(va) “traversa” (non c’è mai stata la traversa nelle partitelle selvagge all’ultima stilla di sudore che giocavamo ai bei tempi: due golf come pali e stop). Il calcio appassiona meno i ragazzi di oggi. È un cambiamento, e non di poco conto.

Opinionista e critico cinematografico

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