Sciopero dei benzinai il 6-7 novembre. Chiusura
degli impianti su strade ed autostrade

Martedì 15 Ottobre 2019
ROMA - Sciopero dei benzinai il 6-7 novembre. "Contro l'illegalità figlia delle liberalizzazioni selvagge - si legge in un comunicato - ed il mancato intervento di compagnie, organizzazioni e governo per riformare il settore I benzinai aderenti Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio proclamano 2 giorni di sciopero. la protesta con la chiusura degli impianti su strade ed autostrade, è stata fissata per il 6 ed il 7 novembre prossimi e prevede anche un 'concentramento' sotto il Parlamento. Illegalità diffusa che andrebbe combattuta, eccesso di oneri sui gestori, necessità di una riforma organica che tagli finalmente i punti vendita non profittevoli sulla rete stradale e autostradale. È lunga e di antica data la lista delle richieste dei sindacati dei gestori delle pompe di benzina e ancora una volta, vista l’indifferenza della politica e sperando di trovare una sponda in sede di legge di Bilancio, scatta lo sciopero, programmato il 6 e il 7 novembre prossimi. A incrociare le braccia saranno i gestori aderenti alle organizzazioni di categoria Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio, intenzionati a ritrovarsi a Roma, sotto il Parlamento, per un ‘concentramentò di protesta.

Il problema principale posto dalle tre organizzazioni è quello dell’illegalità nella distribuzione dei carburanti, un fenomeno ormai «dilagante», figlio delle «liberalizzazioni selvagge»: stando alle cifre diffuse dalle sigle sindacali i prodotti ‘clandestinì, che quindi sfuggono a imposte e accise, ma anche a tutti i controlli di qualità specifici del settore, sono 15% del totale dei 30 miliardi di litri erogati. Se si considera che ogni mille litri valgono 300 euro di Iva (che salgono a oltre mille considerando anche le accise), si capisce quale sia la quantità di denaro non solo sottratta alla collettività e incassata dalle associazioni criminali, ma anche il danno che ne deriva alla concorrenza e, quindi, ai gestori onesti. Da qui la richiesta, ormai vecchia di anni, di procedere a una riforma complessiva che rafforzi le regole e tagli il numero di punti di vendita: sarebbero almeno 4mila, infatti, i distributori che ‘ufficialmentè vendono meno di 500mila litri di carburante, ponendosi così sotto la soglia di sopravvivenza, ma che evidentemente restano in piedi sfruttando altri fattori.

Ma non basta: i gestori lamentano anche che i provvedimenti presi in questi anni dai governi e dall’Agenzia delle entrate, sono «disorganici e confusi» e finiscono con il pesare proprio sugli onesti: dalla fatturazione elettronica alla trasmissione telematica dei corrispettivi, dal Das elettronico (una sorta di bolla di accompagnamento) agli Indici sintetici di affidabilità (che hanno sostituito gli studi di settore «mettendo tutta la categoria fuori dai parametri»), fino all’onerosità della moneta elettronica. Insomma, responsabilità e costi «che vengono scaricati solo sui gestori e che dovrebbero invece essere considerati di sistema». Ultimo aggiornamento: 13:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA