Ucraina, «Per pane e pasta prezzi impossibili, aiuti subito o vedremo gli scaffali vuoti», l'allarme di Filiera Italia

Parla Luigi Scordamaglia, consigliere delegato dell'associazione che rappresenta 81 tra le maggiori aziende italiane di produzione e distribuzione del settore agroalimentare

Luigi Scordamiglia, Filiera Italia
Luigi Scordamiglia, Filiera Italia
di Carlo Ottaviano
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Venerdì 25 Febbraio 2022, 09:26 - Ultimo aggiornamento: 14:42

«Anche il blocco dei tir e dell’autotrasporto che sta fermando le aziende italiane è frutto delle tensioni delle settimane scorse e ora della guerra. Ieri il petrolio ha toccato il record storico dei 105 dollari a barile, dato che arriva dopo gli altri pesanti rincari del carburante. Gli autotrasportatori hanno ragionissima, non possono fare un lavoro così duro senza poi riuscire a coprire i costi, conviene loro star fermi».

Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia (81 tra le maggiori aziende italiane di produzione e distribuzione del settore agroalimentare) vede un nesso stretto tra la crisi Russia-Ucraina e la protesta che dal Sud ieri ha raggiunto anche il Centro Nord Italia. «Sta piovendo sul bagnato, come si dice, e la situazione rischia di esasperarsi ulteriormente. Potremmo vedere gli scaffali vuoti, peggio che durante la pandemia. Nel trasporto merci alimentari costa di più il diesel per muoversi, ma anche le ricariche per gli autofrighi elettrici. Noi facciamo un appello agli autotrasportatori perché interrompano la protesta, ma anche al Governo perché adotti dei provvedimenti che li aiuti. Attenti, inoltre, a sottovalutare, la tradizionale presenza in Italia tra gli autisti di tir di centinaia di ucraini che ora stanno pensando di tornare a casa per far fronte ai doveri militari del loro Paese».

 


Oltre alle tensioni sul versante energetico, la guerra ha pesanti ricadute sul settore agroalimentare?

«Il blocco non è solo un problema di incremento dei prezzi ma di vera e propria insicurezza alimentare globale, col venir meno di materie prime essenziali. In ogni caso con l’ulteriore 20% in più in un giorno, il grano ha raggiunto il suo record storico e anche mais, olio di semi, avena hanno toccato i picchi storici. Gli aumenti dei mesi scorsi dei generi alimentari di prima necessità hanno già messo in difficoltà chi ha i redditi più bassi. Un acuirsi ulteriore può essere drammatico per le famiglie più fragili. E’ necessario che il Governo intervenga, valutando, per esempio, riduzioni dell’Iva, che del resto sta incassando in quantità maggiore, visti gli incrementi che ci sono stati nell’energia». 


Quali i settori dell’agroindustria italiano che risentono di più della crisi? 
«Sicuramente pasta e dolci, tutti coloro che lavorano col grano. Russia e Ucraina sono responsabili di un terzo della produzione mondiale di grano. L’Ucraina è il principale esportatore di mais verso l’Italia. Noi importiamo il 55% del mais che ci serve per le nostre eccellenze, dop e igp comprese. Facile comprendere che rischiamo tanto».

 
Ancor di più rischiamo dalle sanzioni alla Russi?
«Già ad oggi le sanzioni contro la Russia valgono 1,6 miliardi di esportazioni perse pur interessando solo alcuni nostri prodotti. Se passassero ulteriori sanzioni a tutti i nostri prodotti, potrebbero essere bloccati altri 500 milioni all’anno, il 100% delle nostre esportazioni alimentari verso quel Paese. Tuttavia …». 


Tuttavia cosa? Non concorda con le sanzioni?
«Tutt’altro. Condividiamo in pieno le affermazioni del nostro presidente del Consiglio. Però – ci tengo a dire – chiediamo che l’Europa risponda davvero con una voce sola, con misure che si riflettano in maniera identiche su tutti i Paesi Ue. È evidente e dimostrato che le sanzioni in atto - adottate nel 2014 dopo l’invasione della Crimea - hanno colpito la filiera agroalimentare italiana di più rispetto a filiere importanti di altri Paesi. Non deve succedere nuovamente».

 
Complicazioni possono colpire anche le aziende agroalimentari con insediamenti in Russia?
«Non solo loro, tutte quelle presenti li. Lo scenario può aggravarsi per il rischio di un possibile blocco delle transazioni finanziarie con le banche russe sullo Swift, il sistema usato globalmente. Oppure se gli Usa dovessero decidere di non far utilizzare il dollaro nelle transazioni con aziende russe. Ma questo comporterebbe ricadute serie che non riguardano un singolo settore ma tutti a partire da chi vende e compra gas». 

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