Pensioni, Quota 100 verso la scadenza: ecco come potrebbero cambiare le regole per l'uscita

Sabato 11 Settembre 2021 di R.Ec.
Ape Sociale e Quota 100 verso la scadenza, ecco come cambieranno le pensioni

Le pensioni stanno per cambiare e anche piuttosto significativamente. A fine anno scadono provvedimenti sostanziosi come Quota 100, l'Ape sociale e il contratto di espansione. La prima misura, in particolare, sarà sicuramente superata dal governo Draghi con la prossima legge di bilancio, che sarà approvata come ogni anno entro dicembre. Per le altre si pensa a proroghe, ma anche a importanti modifiche. L'obiettivo, in generale, è evitare il cosiddetto "scaglione": ritrovarsi ad avere i requisiti di quota 100 - 62 anni di età e 38 di contributi - nel 2022, ma dover improvvisamente aspettare fino ai 67 anni (con almeno 20 di contributi) per uscire dal lavoro, come previsto dalla legge Fornero. Ripercorriamo allora le forme di uscita anticipata dalla pensione attualmente in vigore per capire come funzionerà la previdenza dei prossimi mesi.

 

Pensioni, quota 100 e la pensione anticipata

 

Per usufruire del meccanismo di quota 100, che prevede un'uscita anticipata dal lavoro con almeno 62 anni e 38 anni di contributi versati (quindi da una somma minima di 100), il tempo stringe. Dal 2019, infatti, sono state create finestre d'uscita anticipata di tre mesi per i privati e di sei mesi per il pubblico. Quello è il tempo che passa tra l'invio della domanda alla maturazione dei requisiti e l'erogazione dell'assegno. Chi raggiungerà gli standard entro il 31 dicembre 2021 potrà comunque fare domanda, dopo non più.

 

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In alternativa, ad oggi, il primo metodo per evitare di lasciare il lavoro a 67 è la cosiddetta "pensione anticipata", che prevede tuttavia requisiti contributivi difficili da raggiungere. Servono infatti 41 anni e 10 mesi di versamento contributivo per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, senza differenza tra i tipi di lavoro. La soglia è fissa fino al 2026, grazie alla sospensione dell'adeguamento all'aspettativa di vita inizialmente prevista dalla Riforma Fornero.

Il requisito contributivo, però, si abbassa a 41 anni per tutti se si è lavoratori precoci (e quindi si è lavorato già per 12 mesi prima del compimento dei 19 anni) in particolari situazioni di difficoltà (disoccupati con fine degli ammortizzatori sociali da almeno 3 mesi, invalidi non inferiori al 74%, persone che assistono disabili, addetti a lavori usuranti o a lavori gravosi).

 

Pensioni, l'Ape sociale e Opzione Donna

 

Altro metodo di uscita anticipata è l'Ape Sociale, che scade il prossimo 31 dicembre 2021, ma che dovrebbe essere prorogata dal governo Draghi. Permette di andare in pensione con almeno 63 anni e 30 di contributi se si rientra in alcune categorie definite socialmente deboli, come i disoccupati (tre mesi dopo aver usato tutti gli ammortizzatori sociali), i disabili (almeno al 74%) o chi lavora e assiste in casa un familiare disabile.

A questi si aggiungono i lavoratori con almeno 36 anni di contributi che svolgono mansioni usuranti (e che le hanno svolte in modo continuativo per almeno sei anni negli ultimi sette e per almeno sette anni negli ultimi dieci). Si va dagli operai dell’edilizia agli infermieri e agli addetti alle pulizie. Per le lavoratrici madri in queste condizioni il requisito contributivo di 30 o 36 anni viene ridotto fino a due anni se si hanno più o due figli (con un solo figlio di un anno).

 

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Sempre per le lavoratrici c'è Opzione donna, anch'essa in scadenza nel 2021, ma in via di proroga o forse di stabilizzazione definitiva con la prossima Legge di Bilancio. Si tratta di un sistema che permette alle donne di ritirarsi dal lavoro ad almeno 58 anni (se autonome a 59, in ogni caso da compiere entro il 31 dicembre 2021) e con 35 di contribuzione. In questo caso, però, il calcolo dell'assegno è fatto tutto con il metodo contributivo, con le lavoratrici che per alcuni anni sono rientrate nel retributivo che potrebbero subire una penalizzazione sull'assegno fino al 30%.

 

Pensione anticipata, gli altri metodi

Tra gli altri metodi c'è l'isopensione, una difficile possibilità di prepensionamento attivabile dai datori di lavoro con più di 15 lavoratori, totalmente a carico dell'azienda. Fino al 2023 in questo modo si può uscire dal lavoro fino a 7 anni prima, ma serve un accordo sindacale. La società riconosce al lavoratore un assegno pari alla pensione maturata al momento dell’uscita e una contribuzione previdenziale piena

C’è infine il contratto di espansione, modificato dall'ultimo decreto Sostegni-bis. La misura permette il ricambio generazionale facendo uscire dal lavoro su base volontaria fino a 5 anni prima. Infatti c'è la possibilità di cassa integrazione straordinaria e agevolazioni per l'esodo anticipato, assieme a un piano di assunzioni di giovani, anch'esse agevolate. Possono applicare il contratto le aziende con più di 100 dipendenti.

 

La prossima riforma della previdenza

 

A tutto questo si aggiunge la prossima riforma della previdenza. Al momento è in corso un confronto tra il ministro del Lavoro Andrea Orlando e i sindacati. La prima proposta ed anche la scelta più facile è quella di «consolidare» l’Ape sociale, allargando le categorie di lavori usuranti e ridefinendo i codici Istat per la loro identificazione. Per gli operai edili, quindi, si potrebbero abbassare da 36 a 30 gli anni di contribuzione minimi per questa forma di pensionamento. Anche il contratto di espansione potrebbe essere rafforzato: in particolare con la riforma degli ammortizzatori sociali si parla di un'estensione alle imprese tra i 50 e i 100 addetti.

 

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Per il resto si ragiona su nuovi strumenti per sostituire quota 100. I sindacati propongono quota 41, che permetterebbe di andare in pensione per tutti al 41esimo anno di contributi versati. Opzione che al momento sembra difficilmente accettabile per tutta la maggioranza di governo, anche visto il costo ingente che avrebbe. L'Inps di Pasquale Tridico propone un anticipo della quota contributiva a 63 anni, con quella retributiva che arriva dai 67, oppure un ricalcolo contributivo con rinuncia a quanto maturato con il metodo retributivo (pensione a 64 anni con 36 di contributi o 64 anni e 20 di contributi con un assegno 2,8 volte maggiore di quello minimo sociale). 

Il governo, come spiegato dal ministro dell'Economia Daniele Franco punta a una riforma "equilibrata" che non pesi troppo sulle casse dello Stato: è possibile dunque che si lavori innanzitutto su Ape Social e contratto di espansione. Poi negli ultimi giorni sta prendendo piede la proposta della Lega: istituire un fondo da 2,5 miliardi di euro per garantire l'uscita anticipata con almeno 62-63 anni e 38-29 di contributi (una sorta di quota 101 o 102) fino al 2024. La Lega vorrebbe uno strumento universale, ma per ora di quasi certo c'è solo il fatto che sarà utilizzato per imprese in crisi o impegnate nella transizione verde e digitale

Ultimo aggiornamento: 21 Settembre, 16:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA