Irpef e pensioni, rivalutazione e taglio delle tasse nel 2022 faranno crescere l'assegno: ecco di quanto

Per i redditi sopra i 15 mila euro l'anno ci sarà un ulteriore vantaggio

Sabato 4 Dicembre 2021
Irpef e pensioni, rivalutazione e taglio delle tasse nel 2022 faranno crescere l'assegno: ecco di quanto

Pensioni nel 2022 torna la rivalutazione degli assegni. Ma con il taglio dell'Irpef in arrivo, sempre per l'anno prossimo, per i redditi sopra i 15 mila euro l'anno ci sarà un ulteriore vantaggio. Con i benefici maggiori previsti per i redditi intorno a 50-55 mila euro lordi l'anno. Inoltre la revisione delle detrazioni per tutte le categorie di contribuenti - ma i dettagli sono ancora da definire e arriveranno nei prossimi giorni - per i pensionati porterà un aumento della soglia di esenzione al di sotto della quale non sono dovute imposte. Finora il limite è fissato a 8.130 euro e dovrebbe salire fino a 8.500. 

 

 

 

Pensioni, rivalutazione e taglio delle tasse

«Il governo ci ha anticipato la disponibilità ad alzare la no tax area a 8500 euro che riguarda essenzialmente i pensionati. Altro impegno assunto per il 2022 è la piena rivalutazione delle pensioni», ha detto nei giorni scorsi dopo aver incontrato il governo il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra.

Rivalutazioni. Il decreto del ministero del Lavoro con il valore preciso di rivalutazione degli assegni pensionistici è attesa in questi giorni. A causa della decisa impennata dell'inflazione degli ultimi mesi il tasso dovrebbe essere fissato intorno al 2%, dopo che nel 2021 le pensioni non erano state adeguate al carovita visto che i prezzi avevano fatto segnare un andamento negativo. E' inoltre possibile che la percentuale provvisoria di rivalutazione, che viene stabilita sulla base dell’andamento dei prezzi dei primi nove mesi di quest’anno, potrebbe alla fine risultare un po’ più bassa di quella effettiva, vista la progressiva crescita dell'inflazione registrata negli ultimi mesi. La quota mancante verrà quindi poi recuperata nel 2023.

 

 

Come funziona l'adeguamento. Stavolta comunque la perequazione delle pensioni (così viene definita tecnicamente la rivalutazione) potrà sfruttare un meccanismo di calcolo più vantaggioso degli ultimi anni: l’incremento verrà infatti applicato totalmente sulla fascia di pensione che arriva a 4 volte il minimo Inps (circa 26.800 euro l’anno lordi) al 90 per cento sulla fascia che va da 4 a 5 volte e al 75% oltre le 5 volte (sopra 33.500 euro lordi l’anno).

Il taglio dell'Irpef. Nel 2021 le pensioni, che l’Inps ricalcolerà prima della fine dell’anno, beneficeranno poi danche del taglio delle tasse allo studio del governo e non ancora del tutto definito. In base alle intese trovate nella maggioranza, e finora contestate dai sindacati perché facvoriscono i redditi più alti, le nuove aliquote dovrebbero cambiare così. La prima (fino a 15mila euro di reddito lordi) resta invariata al 23 per cento, quella del 27 per cento che va dai 15 mila ai 28 mila euro scende al 25, quella successiva del 38 cala al 35 (e si applica fino a 50 mila euro, soglia oltre la quale scatta il prelievo del 43 per cento (viene eliminata l'aliquota del 41%).

I benefici. Alla rivalutazione delle pensioni, si sommerà quindi il beneficio del minor carico fiscale, variabile in base al reddito. Il guadagno crescerà progressivamente fino a un picco intorno di 50-55 mila euro di reddito per poi tornare a diminuire. Fino a quota 15 mila ci sono solo gli effetti della rivalutazione (circa 200 euro al massimo) poi il risparmio cresce gradualmente sfruttando il calo delle aliquote e arriva a circa 1.400 euro per un reddito da pensione intorno a 50 mila euro lordi l'anno. Poi con l'aumentare del reddito il beneficio dovuto al taglio delle tasse si riduce fino all’importo fisso di 270 euro.

 

Nella tabella i risparmi medi previsti per i redditi da lavoro o da pensione con il taglio dell'Irpef (non è considerata la rivalutazione degli assegni)

© RIPRODUZIONE RISERVATA