Pensioni, quota 100 in scadenza: cosa cambia nel 2022, da quota 41 all'ipotesi di uscite flessibili

Domenica 2 Maggio 2021
Pensioni, Quota 100 in scadenza: cosa cambia nel 2022: da quota 41 all'ipotesi di uscite flessibili

Pensioni, a fine anno si conclude la sperimentazione di Quota 100 (la possibilità di lasciare il lavoro con almeno 62 anni di età e 38 di contributi) e l'uscita con 67 anni di età tornerà la via principale per smettere di lavorare. Il governo infatti non è intenzionato a a prorogare la misura voluta nel 2019 dal governo Lega-M5s. Si potrà comunque uscire dal lavoro con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 mesi per le lavoratrici) indipendentemente dall'età e con i canali dell'Ape sociale per i lavoratori in difficoltà e di Opzione, per cui il governo pensa solo a piccoli aggiustamenti. Previsto anche un rafforzamento del contratto di espansione che consente di uscire in anticipo nell'ambito di accordi aziendali.

Lo scalone. Nonostante la previdenza non sia al momento considerata una priorità dal governo, da più parti arriva la richiesta di interventi che evitino il cosiddetto «scalone». In pratica infatti chi compie 62 anni nel 2022 (nato quindi nel 1960) ed ha cominciato a lavorare nel 1984 andrà in pensione nel 2027, cinque anni dopo il suo compagno di lavoro nato nel 1959 con gli stessi anni di contributi. Il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, ha lanciato l'ipotesi di dividere la pensione in due quote anticipando la parte contributiva e dando quella retributiva solo al compimento dei 67 anni, una proposta che limiterebbe il costo per lo Stato. 

Addio Quota 100: per la flessibilità dal 2022 si tratta su Quota 41

La flesibilità. «Permettere a 62-63 anni di uscire con la parte puramente contributiva» e poi di ottenere «la parte retributiva al raggiungimento dell'età ordinaria a 67 anni. Una forma che sarebbe sostanzialmente neutra in termini di impatto fiscale e garantirebbe una certa flessibilità» e che «si potrebbe legare anche a forme di permanenza nel mercato del lavoro». Tridico ha anche rimarcato l'attenzione sui soggetti fragili, proponendo di prevedere «una misura per gli immunodepressi oncologici. A 62-63 anni si potrebbe prevedere uno scivolo aggiuntivo rispetto all'Ape sociale». La proposta di Tridico è in linea con quelle di chi ipotizza anche di consentire l'uscita con requisiti leggermente più stringenti di Quota 100 (con un'età minima fissata intorno a 63-64 anni) e qualche forma di penalizzazione dell'assegno a compensare gli anni di anticipo. 

 

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Quota 102 e 41. Nel frattempo fioriscono le ipotesi per affrontare l'esaurimento di Quota 100. Una di queste è
l'introduzione di Quota 102 lasciando fermo il minimo degli anni di contributi a 38 e innalzando l'età minima a 64, una ipotesi che ridurrebbe la platea rispetto a Quota 100 (e quindi i costi per i conti pubblici). Un'altra ipotesi è quella di consentire l'uscita con 41 anni di contributi a qualsiasi età. La proposta è sostenuta soprattutto dalla Lega ma di difficile applicazione perché molto costosa. 

Pensioni, via Quota 100 e flessibilità

I sindacati. «Non è possibile né accettabile che dal primo gennaio 2022 lavoratori abbiano davanti uno scalone di cinque anni rispetto ad oggi», ha detto il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, sostenendo una posizione condivisa da tutti i sindacati. «Non è possibile - ha detto - solo pensare a scivoli o incentivi all'esodo, ha detto, ci vuole un progetto che guardi alla sostenibilità del sistema». Sbarra ha sottolineato che ci vuole un progetto sulla flessibilità in uscita tenendo conto del fatto che «i lavori non sono tutti uguali». «Bisogna - ha aggiunto - superare i limiti rigidi della legge Fornero, bisogna aprire subito un confronto con il Governo, Vogliamo negoziare misure di flessibilità in uscita dal mercato del lavoro a partire dai 62 anni, dobbiamo dire che 41 anni di lavoro bastano per avere la pensione.

I lavori usuranti. In attesa di capire quale sarà la strada scelta dal governo (le pensioni in questo momento non sembrano in cima alla lista delle priorità per il premier Mario Draghi) i canali di uscita esistenti che potrebbero essere confermati e potenziati sono due. Il primo riguarda i lavori usuranti propriamente detti, che tecnicamente si chiamano lavorazioni particolarmente faticose e pesanti. Vi rientrano minatori, lavoratori notturni, addetti alla linea catena (processi produttivi in serie con ripetizione costante dello stesso ciclo lavorativo) e conducenti di veicoli pesanti nei servizi pubblici. Alla Camera è già in discussione un disegno di legge che allargherebbe la platea agli edili.

Ape sociale. Il secondo canale è stato introdotto più recentemente e si collega al cosiddetto Ape sociale, ovvero la possibilità di accedere a un trattamento provvisorio, prima del pensionamento vero e proprio, a partire dall'età di 63 anni e 30 di contributi ed è in una situazione di disagio come ad esempio la disoccupazione. Una possibilità che riguarda disoccupati di lungo periodo, invalidi, caregiver di disabili e infine lavoratori appartenenti a quindici diverse categorie, dal personale delle pulizie agli insegnanti dell'infanzia, dagli operai agricoli ai pescatori e ai siderurgici. Anche l'Ape sociale è una misura sperimentale che al momento viene prorogata di anno in anno. È quindi probabile che si proroghi ancora l'Ape sociale (il termine al momento è fissato alla fine del 2021) che prevede un'indennità per chi ha almeno 63 anni di età.

Pensioni, oltre 267.000 uscite con quota 100 nel 2019-2020

Opzione donna. Resta infine da vedere se sarà prorogata anche Opzione donna, il canale di uscita anticipato riservato alle lavoratrici di 58-59 anni con almeno 35 anni di contributi, che in cambio di questa scorciatoia accettano un assegno tagliato per l'applicazione del calcolo contributivo sull'intera carriera.

Il contratto di espansione. Infine porebbe essere confermata e potenziata un'altra possibilità di uscita anticipata non legata ai requisiti del singolo ma nell'ambito di accordi aziendali, come il contratto di espansione. Una soluzione anche questa caldeggiata dal leghista Durigo che pensa in particolare a uno scivolo per le imprese private che dovranno risrrutturare per consentire ai lavoratori di andare in pensione in anticipo. La legge di Bilancio ha
cambiato il contratto di espansione rendendolo possibile per il 2021 per le imprese con 250 dipendenti ma questo è uno strumento per l'uscita (fino a cinque anni di anticipo) molto costoso per le aziende nonostante i primi due anni siano sostanzialmente coperti dallo Stato con un contributo pari alla Naspi. 

Le riorganizzazioni. «Io credo che il Covid sia uno spartiacque. Il mondo del lavoro è fermo, con gli ammortizzatori e il blocco dei licenziamenti. E rischiamo con l'allentamento di queste norme un forte impatto sulle aziende. Non siamo pronti quindi oggi per la vera riforma che avevamo previsto con il termine di quota 100 e con la famosa quota 41. Siamo sotto una vera guerra pandemica, che avrà grosso impatto. Vanno trovati degli strumenti per permettere alle aziende di riorganizzare le attività. Servono degli scivoli per dare risposte alle aziende e che si mantengano come forza lavoro i più giovani», ha detto il sottosegretario Durigon.
 

Ultimo aggiornamento: 3 Maggio, 09:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA