Pensioni 2024, gli aumenti e le simulazioni: ecco a chi saranno tagliate e a chi no, le tabelle

Ecco cosa cambia per il 2024

Pensioni, gli aumenti e le simulazioni: ecco a chi saranno tagliate e a chi no, le tabelle
Pensioni, gli aumenti e le simulazioni: ecco a chi saranno tagliate e a chi no, le tabelle
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Martedì 5 Dicembre 2023, 17:12

Pensioni, arrivano gli aumenti con l'adeguamento all'inflazione accertato dall’Istat. Gli assegni vengono così adeguati al costo della vita, evitando una svalutazione legata al caro vita. Nel corso del 2024, si prevede una variazione nei livelli delle pensioni, con impatti differenziati in base all’importo dell’assegno. Attualmente, si stima che l’inflazione per quest’anno sarà del 5,4%, il che implicherà un aumento corrispondente degli assegni l’anno successivo. Tuttavia, questo adeguamento al rialzo sarà soggetto a tagli per gli assegni medio-alti. (Partendo da un importo di 2.102 euro lordi al mese). Ecco cosa cambia per il 2024.

Quali pensioni saranno tagliate

Quali pensioni dovranno attendersi dei tagli nel 2024? Facendo riferimento alla bozza del DDL bilancio il Disegno di legge numero 926 modifica il meccanismo di rivalutazione delle pensioni per l’anno 2024. La revisione non interessa i trattamenti pensionistici complessivamente pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo Inps, per i quali la rivalutazione è applicata in misura integrale (al 100%). Ad essere ritoccato è al contrario l’ultimo scaglione, con la rivalutazione che si applica al 22%, in luogo del 32% in vigore nel 2023.

 

Gli aumenti

Adeguamento pieno all'inflazione per le pensioni fino a 4 volte il minimo, sotto cioè 2.000 euro circa, al 90% per quelle tra 4 e 5 volte il minimo, e al 22% (con un taglio rispetto al 32% delle norme in vigore quest'anno) per quelle più alte, ovvero sopra 10 volte il minimo, pari a circa 5.000 euro al mese. La nuova indicizzazione sale quindi dall'85% (previsto nella precedente legge di bilancio) al 90% per gli assegni tra 4 e 5 volte il minimo (tra 2.000-2.500 euro circa); viene confermata al 53% per gli assegni pari a 5-6 volte il minimo; al 47% per quelli tra 6 e 8 volte; al 37% per quelli tra 8 e 10 volte. Viene infine ridotta dal 32% al 22% per i trattamenti superiori a 10 volte il minimo.

Il tasso di indicizzazione per il 2024

Per quanto riguarda invece la perequazione nel 2024, bisogna partire dal tasso di inflazione previsto che è stato fissato al 5,4%. Dunque, in attesa del dato definitivo, in via provvisoria la perequazione nel 2024 sarà:

- del 5,4% (100% del tasso di indicizzazione) per i trattamenti fino a 4 volte il minimo;
- del 4,590% (85%) per i trattamenti da 4 a 5 volte il minimo;
- del 2,862% (53%) per i trattamenti da 5 a 6 volte il minimo;
- dell’1,998% (47%) per i trattamenti da 6 a 8 volte il minimo;
- del 2,997% (37%) per i trattamenti da 8 a 10 volte il minimo;
- dell’1,728% (il nuovo e in diminuzione 22% del tasso di indicizzazione) per i trattamenti superiori a 10 volte il minimo.

Calcoli e simulazioni

  • Importo lordo: 1.000 euro; Importo netto: 862 euro; Rivalutazione lordo + 54 euro; Rivalutazione netto +33 euro
  • Importo lordo: 1.400 euro; Importo netto: 1.122 euro; Rivalutazione lordo: + 75 euro; Rivalutazione netto: + 50 euro
  • Importo lordo: 1.600 euro; Importo netto: 1.261 euro; Rivalutazione lordo: + 86 euro; Rivalutazione netto: + 55 euro
  • Importo lordo: 1.800 euro; Importo netto: 1.387 euro; Rivalutazione lordo: + 97 euro; Rivalutazione netto: + 64 euro
  • Importo lordo: 2.000 euro; Importo netto: 1.519 euro; Rivalutazione lordo: + 108 euro; Rivalutazione netto: + 72 euro
  • Importo lordo: 2.300 euro; Importo netto: 1.702 euro; Rivalutazione lordo: +111 euro; Rivalutazione netto: + 60 euro
  • Importo lordo: 2.500 euro; Importo netto: 1.813 euro; Rivalutazione lordo: +121 euro; Rivalutazione netto + 66 euro
  • Importo lordo: 2.800 euro; Importo netto: 1.980 euro; Rivalutazione lordo: + 136 euro; Rivalutazione netto: + 73 euro

Riscatto lavoratori discontinui

Per il biennio 2024-2025, i lavoratori che hanno cominciato a versare dal 1996 (e sono quindi interamente nel regime contributivo) possono riscattare, in tutto o in parte, i periodi di vuoto contributivo fino a un massimo di cinque anni parificandoli a periodi di lavoro.

Il versamento si può fare al massimo in 120 rate mensili senza interessi. La rateizzazione non è possibile se questo versamento serve per l'accesso alla pensione. 

Soglia più bassa per pensione a 67 anni

La legge di bilancio cancella la soglia minima per l'importo della pensione maturata di 1,5 volte l'assegno sociale limitandola all'assegno sociale stesso (503 euro), lasciando invece invariata la necessità di avere almeno 20 anni di contributi versati. Questa norma aiuta chi ha avuto carriere discontinue e con stipendi bassi che rischiava di andare in pensione a 71 anni. Viene invece innalzata la quota dell'importo dell'assegno maturato per andare in pensione tre anni prima dell'età di vecchiaia (da 2,8 a 3,3 volte l'assegno sociale).

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