Il boom del Pil spinge in alto anche le banche, Uilca: «Ma servono soluzioni di sistema»

Venerdì 3 Dicembre 2021
Il boom del Pil spinge in alto anche le banche, Uilca: «Ma servono soluzioni di sistema»

Il Centro Studi Uilca Orietta Guerra presenta l’analisi sui conti economici dei dieci maggiori istituti di credito italiani1 , nei primi nove mesi del 2021. I dati registrati evidenziano un incremento complessivo dell’utile contabile pari a 2,5 miliardi di euro, rispetto allo stesso periodo del 2020.

La maggioranza delle banche analizzate evidenziano un risultato economico positivo nei mesi considerati che, complessivamente, si attesta a 9,3 miliardi di euro di utile. Un incremento possibile grazie anche alla riduzione delle rettifiche su crediti deteriorati per 4,2 miliardi di euro, rispetto al dato dell’anno precedente. Nel 2021 l’incremento del Pil, di oltre il 6%, ha permesso alle banche di migliorare la valutazione del portafoglio crediti e di incrementare i ricavi del 6,6%, soprattutto per ciò che concerne le commissioni (+14%), mentre si registra ancora una contrazione del margine d’interesse del 3,1% rispetto al 2020.

Il miglioramento dell’economia si evidenzia anche dalla continua riduzione delle moratorie sui crediti, che attualmente, per i primi cinque gruppi bancari, sono pari a 31 miliardi di euro (concentrate per la maggior parte nelle imprese con un tasso di default inferiore al 2%, che per il momento non desta preoccupazioni). “Ci interessa avere un settore bancario che favorisca lo sviluppo e punti sulle persone, aumentando la ricchezza nazionale, i salari e l’occupazione”, osserva Fulvio Furlan, segretario generale Uilca. “Il settore bancario è anche centrale per applicare in modo virtuoso il Pnrr: i regolatori europei devono concedere una tregua sulle banche in difficoltà, pur tutelando il risparmio dei correntisti.

Serve quindi pensare a una soluzione di sistema per creare un settore pluralista in grado di sostenere territori, imprese e famiglie. In questo scenario vanno trovate soluzioni per realtà quali Monte dei Paschi di Siena, anche prevedendo un ruolo dello Stato, senza pregiudizi, in linea con quanto ha affermato anche la presidente della Commissione Bicamerale sulle Banche Carla Ruocco. Analoghe considerazioni andrebbero fatte in riferimento ad altre situazioni complesse come quelle di Carige e Popolare di Bari”. Il settore del credito, trimestre dopo trimestre, migliora la sua solidità, grazie anche alla campagna di vaccinazione, che ha permesso di riaprire attività in crisi come il turismo, e ai comportamenti responsabili dei cittadini nei luoghi pubblici e nei posti di lavoro. In aggiunta le imprese hanno accresciuto il volume d’affari, anche attraverso le esportazioni.

Sebbene la riapertura dei voli con gli Stati Uniti prospettasse un nuovo miglioramento dell’economia, preoccupa la recente risalita dei contagi in tutta Europa, complici le nuove varianti del Covid-19. L’obiettivo è insistere sui vaccini e tutte le misure utili a garantire la salute ed evitare nuovi lockdown, che impatterebbero drammaticamente sul tessuto sociale ed economico. Per Roberto Telatin, responsabile del Centro Studi Uilca Orietta Guerra, “Il momento attuale è difficile, non solo per la pandemia, ma anche per le tensioni politiche mondiali che condizionano il futuro, come ha dimostrato il difficile COP26 di Glasgow per il clima o i fenomeni migratori che coinvolgono molte aree del pianeta”. Al complesso scenario “si aggiungono gli aumenti del costo dell’energia e la carenza di manufatti, spesso non per eccesso di domanda rispetto all’offerta, bensì perché usati da alcune classi politiche come strumenti di accrescimento della propria superiorità politica interna ed estera. Questo rischia non solo di mettere a repentaglio l’attuazione del Pnrr, ma di indebolire il sistema economico in Europa.

Le banche oggi, finanziando le imprese e i cittadini, servono non solo a ricostruire un’economia, ma a evitarne la distruzione, al contempo la politica dovrebbe cercare di favorire la distensione e la cooperazione fra le nazioni e dentro i propri confini”. I crediti deteriorati, nelle banche analizzate, grazie alle continue cessioni a operatori specializzati, sono mediamente pari al 2,2% dei crediti netti. A eccezione di casi particolari, si è raggiunto un tasso fisiologico per un’economia sana. Tuttavia, bisogna ricordare che spostare gli Npl al di fuori dalle banche non significa eliminare i “crediti malati”, che continuano a essere un problema per la vita delle imprese e del Paese. Dall’analisi Uilca sul settore bancario si evince che oggi il 64,7% dei crediti deteriorati è costituito da Utp; ovvero finanziamenti a soggetti che sono in tensione finanziaria, ma non ancora in default. Ė necessario che le banche si attrezzino con strutture interne e prodotti adatti per riportare in bonis i crediti di queste aziende, evitando il rischio della loro cessione a competitor esteri, o fondi d’investimento, sempre più interessati al Made in Italy, per poi delocalizzarne la produzione e chiudere le fabbriche in Italia.

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