Perché aumenta il prezzo del gas? Gazprom taglia il 40% delle forniture all'Europa: il pretesto della turbina

La quotazione alla Borsa di Amsterdam è tornata oltre 100 euro ogni megawattora

Perché aumenta il prezzo del gas? Gazprom taglia il 40% delle forniture all'Europa: il pretesto della turbina
Perché aumenta il prezzo del gas? Gazprom taglia il 40% delle forniture all'Europa: il pretesto della turbina
di Gabriele Rosana
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Martedì 14 Giugno 2022, 23:23 - Ultimo aggiornamento: 15 Giugno, 09:10

BRUXELLES - Gazprom taglia le forniture all’Europa del 40% attraverso il gasdotto Nord Stream 1 che arriva in Germania e, con la minaccia razionamento che incombe, il prezzo del metano torna a salire. L’imponente riduzione dei flussi, che ieri ha agitato i mercati con un rialzo di oltre il 16%, è stata annunciata dal monopolista di Stato russo dell’energia con effetto immediato e rappresenta l’ennesima mossa di Mosca nel lungo braccio di ferro con il Vecchio Continente sugli approvvigionamenti di gas, quasi quattro mesi dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina e con Bruxelles impegnata a diversificare le sue forniture. E arriva in un momento chiave per il riempimento degli stock sotterranei per evitare un’emergenza in inverno. «Le consegne di gas tramite Nord Stream possono essere garantite solo fino a un volume di 100 milioni di metri cubi al giorno invece dei previsti 167 milioni», ha affermato in una nota il colosso russo. 

All’origine, stavolta, perlomeno secondo la versione fornita da Gazprom, non ci sarebbe un calcolo politico o il ricatto per gli importatori che decidono di non aprire il conto corrente denominato in rubli, ma delle difficoltà tecniche date dalla mancanza di una turbina nella stazione di ingresso di Portovaya situata nel Baltico, da cui Nord Stream 1 porta il gas direttamente in Germania, dal momento che «l’attrezzatura necessaria non è stata consegnata dal gruppo Siemens» perché bloccata in Canada. «A causa dei ritardi nella consegna di compressori, e malfunzionamenti ai motori, solo tre unità di compressione possono essere attualmente messe in funzione alla stazione di Portovaya», ha precisato Gazprom. Una circostanza confermata a sera dal comparto energia di Siemens, citata dall’agenzia Dpa: l’azienda tedesca ha effettuato la riparazione della turbina a Montreal, ma adesso non riesce a riconsegnare l’elemento «a causa delle sanzioni contro la Russia disposte dal Canada». I governi canadese e tedesco «sono stati informati. Stiamo lavorando a una soluzione sostenibile», ha dichiarato un portavoce di Siemens Energy. Secondo quanto riferito da Handelsblatt, la flessione dei volumi sarebbe già scattata con una consegna, nella giornata di ieri, di 112 milioni di metri cubi attraverso il gasdotto, cioè il 30% in meno del previsto. Sulla piazza di riferimento di Amsterdam, il prezzo del gas è schizzato subito dopo la notizia, superando quota 100 euro ogni megawattora, per poi stabilizzarsi, in chiusura di seduta, a 97 euro: un aumento significativo del 16,3%. 

LE ALTERNATIVE
La riduzione dei flussi del gasdotto sottomarino Nord Stream 1 - che porta 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno in Europa - potrebbe, secondo gli esperti, essere compensata da maggiori forniture attraverso l’infrastruttura che attraversa l’Ucraina, anche se pure uno dei suoi due punti di accesso del gas russo verso il continente, quello di Sokhranivka nel Donbass, era stato chiuso il mese scorso per ragioni di sicurezza da parte del governo di Kiev. L’annuncio di Gazprom è giunto dopo settimana in cui il gas è diventato l’ennesima arma nell’arsenale del Cremlino contro l’Europa: il monopolista russo ha infatti deciso di fermare i rubinetti per Polonia, Bulgaria, Finlandia, Paesi Bassi e Danimarca dopo il rifiuto delle aziende importatrici di aprire il conto K in rubli per il pagamento delle forniture in scadenza tra aprile e maggio. «Una rappresaglia per il nostro sostegno all’Ucraina. Il Cremlino ha usato la nostra dipendenza dalle fonti fossili russe per ricattarci», ha ricordato ieri la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nel secondo giorno della sua visita in Israele che ha al centro proprio le discussioni per rimpiazzare i volumi russi: un piano che passa anche dall’approvvigionamento di gas naturale liquefatto via Egitto, nell’immediato, e dai piani di costruzione del gasdotto EastMed del Mediterraneo orientale. Il governo di Berlino, intanto, starebbe prevedendo di immettere 9-10 miliardi di euro nell’ex filiale tedesca di Gazprom, di cui ha assunto il controllo ad aprile, per evitare il fallimento e garantire regolari forniture al Paese. 
 

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