Cartelle esattoriali, scade la moratoria: sei mesi per saldare tutte quelle “congelate”

Martedì 13 Ottobre 2020 di Andrea Bassi
Fisco, sei mesi per saldare tutte le cartelle “congelate”​

Ancora pochi giorni. Poi il Fisco tornerà a bussare alla porta dei contribuenti. Venerdì scade una delle tante moratorie decise dal governo durante la fase più acuta della pandemia: quella delle cartelle fiscali. E quella che rischia di abbattersi su cittadini e imprese è una vera valanga. Nei cassetti dell’Agenzia delle Entrate - Riscossione, come oggi si chiama la ex Equitalia, ci sono giacenti quasi 9 milioni di cartelle esattoriali. Circa 6,6 milioni sono quelle che sono state sospese tra marzo ed agosto. Nell’ultimo mese e mezzo, ossia a settembre e ottobre, ne sono state congelate altri 2,3 milioni.

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Vanno poi aggiunte altre 1,2 milioni di cartelle derivanti da multe stradali. Durante la conversione del decreto agosto si era ragionato sulla possibilità di allungare di qualche altra settimana il blocco della riscossione, ma la misura avrebbe avuto un costo di 75 milioni di euro che non è stato possibile trovare nelle pieghe del bilancio. La tregua per i contribuenti, dunque, è finita. Consapevole delle difficoltà in cui si trovano le imprese e i cittadini a causa della crisi economica dovuta alla chiusura delle attività, nei giorni scorsi il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha dato indicazione all’Agenzia delle Entrate - Riscossione, di utilizzare «gradualità» nell’invio delle cartelle.

Una moral suasion che avrebbe prodotto i suoi effetti. I 9 milioni di atti esecutivi con servati nei cassetti della ex Equitalia non partiranno tutti insieme, ma il loro invio sarà scaglionato su un arco di sei mesi. Secondo quanto si apprende da fonti tecniche, il criterio che verrà seguito sarà «cronologico». Si partirà dunque, dalle cartelle di marzo. Dal 16 ottobre in poi saranno le prime ad essere spedite ai contribuenti. Poi toccherà a quelle di aprile, di maggio e dei mesi a seguire. Lo scaglionamento, insomma, permetterà di non spedire tutti e nove i milioni di atti insieme, ma di limitare gli invii a 1,5 milioni in media al mese. Ma l’effetto comunque, sarà destinato a farsi sentire. Anche perché le cartelle “scongelate” andranno a sommarsi alle altre “ordinarie”, quelle che si formano di mese in mese. 


L’IPOTESI
Nelle settimane scorse si era parlato anche della possibilità di una nuova rottamazione, dopo le tre varate negli ultimi anni. Anche magari legandola alla riforma fiscale complessiva che il governo si era impegnato a fare. La riforma, tuttavia, è stata per il momento accantonata e rimandata al 2022. Il pacchetto fiscale della prossima manovra si è dunque svuotato, rendendo più difficile anche il ricorso ad una nuova rottamazione delle cartelle. 


LA RIPRESA
Ovviamente, insieme agli atti esecutivi, da venerdì prossimo l’Agenzia delle Entrate - Riscossione, tornerà in possesso di tutte le armi disponibili per ottenere dai contribuenti quanto dovuto al Fisco, a partire dai pignoramenti di stipendi e pensioni. Un’altra proroga che scade, è quella della sospensione delle rateizzazioni. I pagamenti dovuti tra lo scorso 8 marzo e il 15 ottobre, erano stati congelati. Secondo quanto previsto dal decreto rilancio, tutte le rate arretrate “congelate”, dovrebbero essere pagate in un’unica soluzione entro il mese di novembre.

Per i contribuenti che fino allo scorso 8 marzo avevano rispettato tutte le scadenze, in caso di morosità le eventuali azioni da parte dell’Agenzia delle Entrate -Riscossione, non potranno partire prima del mese di dicembre. Mentre per chi all’8 marzo era già in ritardo con i pagamenti, le azioni di recupero potranno ripartire direttamente da venerdì prossimo. È anche vero che molti contribuenti, nonostante la sospensione, hanno deciso di continuare ad onorare le rate. L’impatto della ripresa dei pagamenti, insomma, potrebbe essere decisamente minore rispetto al riavvio delle cartelle fiscali. 

Ultimo aggiornamento: 19:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA