Del Vecchio, Andrea Guerra (ex ad): «In 10 anni riuscii a stupirlo una sola volta, quando gli portai l’accordo con Armani»

"La semplicità il suo vero Dna. Era silenzioso, coraggioso e competitivo"

Del Vecchio, Andrea Guerra (ex ad): «In 10 anni riuscii a stupirlo una sola volta, quando gli portai l accordo con Armani»
​Del Vecchio, Andrea Guerra (ex ad): «In 10 anni riuscii a stupirlo una sola volta, quando gli portai l’accordo con Armani»
di Rosario Dimito
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Martedì 28 Giugno 2022, 22:56 - Ultimo aggiornamento: 29 Giugno, 01:31

Andrea Guerra, lei ha lavorato dal 2004 al 2014 con Leonardo Del Vecchio come amministratore delegato di Luxottica: qual è il principale insegnamento che le ha trasmesso in quegli anni?
«Sono tantissimi, la cosa più bella di questa esperienza che mi porto dentro è un insegnamento, un’arte che per lui era nel suo dna: la semplicità. Era una persona che aveva un suo modo di guidare, ma era un esempio. Non era un uomo di tante parole, di grandi discorsi, era una persona con cui si andava dritti al punto e lo si osservava nel modo in cui affrontava i tempi. Diretto, sintetico, preciso».


Insomma, un uomo che non si accontentava facilmente. E’ mai riuscito a stupirlo?
«Ricordo il ritorno di Armani, che nel 2002 non aveva rinnovato la licenza. Non fu facile trovare un nuovo accordo nel 2012, ricordo che lavorammo a lungo con i manager dello stilista. Alla fine l’intesa fu trovata. E quando dissi a Del Vecchio che avevamo l’opportunità di riformulare l’accordo, si mostrò sorpreso. Alla fine ne fu felice, i due avevano molto in comune».


Del Vecchio è stato fra i primi imprenditori a cedere il comando a un manager esterno, per di più giovane: cosa vi siete detti al momento dell’assunzione?
«Avevo 39 anni, per 5 anni avevo guidato la Merloni Elettrodomestici, dunque provenivo da un’altra esperienza meravigliosa con Vittorio Merloni. Con Del Vecchio parlammo di azienda, di metodi, di persone, di modi di vivere e in poche ore, entrambi con la follia negli occhi, decidemmo di iniziare il viaggio insieme».


Pensava sarebbe durato così tanto? 
«Quando lavoro per un’azienda per me è come fosse mia e quindi pensavo potesse durare sempre».


Nel 2014 vi siete lasciati con qualche frizione.

«Dopo quasi 11 anni di collaborazione quotidiana sono affiorate stanchezze, una non volontà di trovare compromessi, è andata come è andata. Le belle storie iniziano e possono finire».


Si disse che il divorzio nacque per le acquisizioni retail e l’accordo con Google Glass, vero?
«Mai avuto divergenze sulla strategia aziendale».

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Alla base dei successi del modello Luxottica c’è l’integrazione verticale: come l’avete conseguita?
«Questo era il dna di Del Vecchio fin dall’inizio, ogni periodo è segnato da un avvicinamento al consumatore finale e nei miei 10 anni questo processo lo abbiamo realizzato all’ennesima potenza».


Del Vecchio è stato anche molto abile a diversificare in settori storicamente considerati porti sicuri come l’immobiliare e le Generali: cosa le confidava su queste partite?
«Del Vecchio aveva una ossessione per Luxottica e l’avrà avuta fino all’ultima ora. A Luxottica ha dedicato tutto. Una persona con un patrimonio del genere doveva trovare una modalità per diversificare. L’immobiliare è stata una passione da sempre, ha costruito un grande gruppo europeo, credo che gli investimenti finanziari fossero legati a un’idea di flussi di dividendi futuri».

 


Nel 2009 in Luxottica avete lanciato il primo programma di sostegni ai dipendenti per affrontare la crisi dell’epoca. Come nacque quell’idea?
«All’epoca la domanda del mercato era schizofrenica, in quel periodo chiedevamo grandi sacrifici ai nostri collaboratori. Decidemmo di chiedere loro cosa fosse più importante nelle loro aspirazioni, venne fuori il welfare: salute, figli e futuro dei figli. Così costruimmo questo primo programma diventato un benchmark per tutto il sistema italiano».


Riassuma in tre aggettivi Leonardo Del Vecchio?
«Silenzioso, coraggioso, competitivo».


Quando ha sentito Del Vecchio l’ultima volta?
«Di recente. Ci siamo messaggiati su vari temi fra cui anche le partite finanziarie su Mediobanca e Generali».


Lei ha lasciato la divisione alberghiera e dai marchi italiani di LVMH, il suo nuovo incarico?
«Sono advisor per vari progetti di Monsieur Arnault relativi a business italiani e a fine anno ricomincio a lavorare».

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