Covid, UE: von der Leyen apre la strada all'obbligo vaccinale

Giovedì 2 Dicembre 2021
Covid, UE: von der Leyen apre la strada all'obbligo vaccinale

(Teleborsa) - "La competenza sull'obbligo vaccinale è degli Stati membri, lo rispettiamo e non daremo raccomandazioni. La mia posizione personale è che 2-3 anni fa non avrei pensato di vedere quello che vediamo oggi, questa pandemia orribile, vaccini che salvano vite che non sono usati adeguatamente ovunque. Un terzo dei cittadini Ue non è vaccinato. Sono 150 milioni di persone, e sono molte. In tale scenario è comprensibile parlare dell'obbligo, di come possiamo incoraggiare i vaccini. Bisogna aprire un dibattito su un approccio comune Ue". Con queste parole la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha aperto la strada all'obbligo vaccinale in Europa.

Una strada già battuta da alcuni Paesi. In Austria, visto il basso numero di immunizzati (circa il 70%), il Governo sta esaminando un disegno di legge per l'introduzione dell'obbligo vaccinale. La bozza prevede l'introduzione dell'obbligo a partire dal primo febbraio 2022 e, per chi si rifiuta, una multa da 3.600 euro, raddoppiata in caso di rifiuto recidivo. L'obbligo verrebbe applicato a chi vive in Austria, con solo poche eccezioni, come i casi di chi non può vaccinarsi senza mettere in pericolo la propria vita o salute, donne incinte e bambini fino ai 12 anni.

In Grecia il premier Kyriakos Mitsotakis ha annunciato vaccini obbligatori per gli over-60 dal prossimo 16 gennaio, ricordando che sono oltre 500mila le persone in questa fascia di età che mancano ancora all'appello. Chi si rifiuterà, dovrà pagare una multa mensile di 100 euro. "Questa è protezione, non una punizione – ha affermato il capo di governo –. Vaccini, tamponi e distanziamento sociale sono la risposta, non un lockdown". La misura deve passare al vaglio del Parlamento ma ne è attesa l'approvazione.

Oggi in Germania è, invece, attesa la decisione da parte di Stato e Regioni sulla stretta che prevede 30 milioni di dosi di vaccino da somministrare entro Natale, un obbligo vaccinale che potrebbe entrare in vigore dagli inizi di febbraio (con una procedura parlamentare) e una forte riduzione dei contatti per i non vaccinati con l'introduzione del modello Green pass '2G' (vaccinati e guariti). "La situazione è molto seria – si legge nel documento allo studio in Germania, diffuso dall'Ansa – anche se la situazione è molto diversa nelle Regioni, le incidenze salgono e il carico delle strutture sanitarie arriva in molti luoghi al limite". Nel documento si prevede che la campagna vaccinale venga ampliata: potranno somministrare le dosi medici, dentisti, farmacisti, assistenti sanitari etc). Lo status vaccinale scadrà dopo sei mesi (in una fase transitoria la seconda dose potrà vale per 7-8-9- mesi) fino a fine febbraio. A livello federale l'accesso agli eventi sarà consentito solo a vaccinati e guariti, e sarà possibile inasprire la misura richiedendo anche un tampone negativo. Il limite ai '2G' viene esteso al commercio al dettaglio a livello federale. I non vaccinati dovranno ridurre i loro contatti. Nelle zone ad alto tasso di ospedalizzazione le discoteche andranno chiuse e anche allo stadio potranno accedere soltanto vaccinati e guariti, nelle scuole si dovranno portare le mascherine in tutte le classi

Difronte alla recrudescenza della pandemia e ai nuovi timori legati alla variante Omicron anche in Italia si amplia la sfera dei sostenitori dell'obbligo. Una richiesta che viene, in primis, dal mondo dell'industria. "Così come è strutturato oggi, il super green pass non ci convince molto, perché più metti delle particolarità all'interno dell'applicazione, più diventa difficile applicarlo. Quindi, credo – ha affermato il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi – che bisogna prendere atto che c'è una recrudescenza dei numeri e andare verso un obbligo vaccinale, con tutte le difficoltà che ne conseguono". Un appello arriva anche da Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia. "L' Italia non resti indietro. La variante Omicron e l'impennata dei contagi spaventa l'Europa e gli altri paesi corrono ai ripari mentre da noi – afferma Scordamaglia – continua a prevalere una linea di eccessiva mediazione: che senso ha imporre l'obbligo per la vita sociale e per i dipendenti di alcuni settori pubblici, senza prevederlo per i lavoratori privati?. La situazione è seria, c'è in gioco la salute pubblica e la stabilità economica del Paese, rischiamo una tragedia occupazionale se si dovesse ripartire con le chiusure. Non c'è spazio per battaglie strumentali e ideologiche abbiamo la possibilità di continuare ad essere modello per il resto del mondo, chiediamo scelte più coraggiose che ci portino fuori dall'emergenza. È evidente che quello sarà il punto d'arrivo per tutti, perché quindi non anticipare il virus?".

Sull'ulteriore stretta, però, il governo resta cauto. "Per ora ci possiamo permettere di non affrontare ancora questo argomento, perché gli italiani sono responsabili – ha commentato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio –. Ogni Paese ha le sue difficoltà, ma noi possiamo ancora permetterci di provare a convincere il 15% che ancora non si è vaccinato. Molti di loro hanno semplicemente paura, su quella parte possiamo continuare a lavorare". "La campagna di immunizzazione è fondamentale dati i numeri crescenti" ha sottolineato il ministro della Salute Roberto Speranza, parlando di "numeri molto incoraggianti", pari all'87,4% di prime dosi e all'84,5% di richiami sulla popolazione target, cui vanno aggiunti oltre 6,5 milioni di booster e dosi aggiuntive.

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