La crisi Covid si abbatte anche sulle banche: giù conto economico e utile per gli otto maggiori istituti di credito

Giovedì 12 Novembre 2020
La crisi Covid si abbatte anche sulle banche: giù conto economico e utile per gli otto maggiori istituti di credito

La crisi coronavirus si fa sentire anche per le banche: «l’analisi dei conti economici - si legge nella nota Uilca a commento dello sudio a cura del centro studi Orietta Guerra - del terzo trimestre 2020 degli otto maggiori istituti di credito italiano evidenzia, rispetto allo stesso periodo del 2019, una contrazione complessiva dell’utile contabile pari a 8.532 milioni di euro (5.229 milioni di euro se si considera il goodwill negativo dell’incorporazione di Ubi in Intesa Sanpaolo).

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La riduzione complessiva (-93,2%) si determina principalmente per l’impatto degli oneri d’integrazione del piano industriale e altre operazioni straordinarie di Unicredit e per l’aumento delle rettifiche di valore  (3.036 milioni di euro), di cui una parte è originata per fronteggiare il deterioramento del credito a causa dell’impatto negativo del Covid-19 nell’economica nazionale e internazionale.  In questo scenario negativo la performance del settore bancario, a livello di margine operativo, è da considerarsi soddisfacente (-7,2%), seppure in maniera differenziata tra i vari istituti. 

“Sono tempi straordinari e ci vogliono misure straordinarie per evitare il fallimento del sistema bancario, non solo in Italia ma in Europa”, commenta Massimo Masi, Segretario generale della Uilca. “Meccanismi quali il calendar provisioning sui crediti deteriorati, che in situazione di normalità poteva avere una logica, nello scenario attuale rischia di distruggere il tessuto economico dell’Europa originando ulteriore disoccupazione e instabilità politica, in un contesto sociale già molto teso.”

In Italia, secondo le previsioni della Commissione Europea, il lockdown primaverile, e quello attualmente in corso seppure con misure diverse fra le regioni, porteranno a una contrazione del PIL, per il 2020, del 9,9% e in Europa del 7,4%. Questo peggioramento della congiuntura economica colpirà soprattutto il comparto dei servizi (esclusi quelli sanitari) legati alla mobilità e alla socialità delle persone, la cui limitazione sono al momento l’unico “vaccino” disponibile.
Oggi è difficile stimare completamente l’impatto che la pandemia avrà nel sistema bancario, nella società e nell’economia, non sapendo quando arriverà un vaccino con ampia distribuzione: le mutate abitudini di spesa e di investimento, prolungate nel tempo, potranno determinare non solo un cambiamento quantitativo per/degli agenti economici ma anche qualitativo, come dimostra ad esempio lo smart working che ridefinisce il mercato del lavoro, impattando sul settore dei trasporti, sulla ristorazione, sul vestiario e sulla cura della persona; cambia i luoghi di lavoro e le città, riducendo gli impatti ambientali ma anche creando chiusure di attività economiche e aumentando la disoccupazione. 
“Dobbiamo rivedere molti dei meccanismi che ad oggi regolano il sistema bancario, non solo nella valutazione dei crediti ma anche nelle tutele e remunerazione degli azionisti e nel ruolo che possono svolgere gli aiuti di stato nel sostenere il sistema creditizio ed economico in Europa”, dichiara Roberto Telatin, responsabile del Centro studi Orietta Guerra, Fondazione Elio Porino. “Il totale degli attivi del Monte dei Paschi di Siena è pari al 70% dei fondi che dovremmo ricevere con il recovery fund: mettere in sicurezza una banca serve anche a rilanciare un paese.”
Nei primi nove mesi del 2020 le maggiori banche italiane hanno ridotto i crediti deteriorati netti di 2,9 miliardi di euro, proseguendo nel percorso di riduzione degli NPL (considerando altre operazioni di derisking annunciate, ma non ancora contabilizzate, si arriverebbe a una riduzione degli NPL di oltre i 6 miliardi di euro).
Tuttavia preoccupano molto le 2,7 milioni di domande di moratoria sui prestiti concesse dal sistema bancario per circa 294 miliardi di euro che alla scadenza nei prossimi mesi, con un lockdown di cui non si conosce la durata, potrebbero trasformarsi, si spera non tutti, in NPL. La riduzione o l’azzeramento dei redditi per la chiusura di imprese ed esercizi commerciali, oltre al mancato rinnovo dei contratti di lavoro o al ritardo per la cassa integrazione, non disegnano scenari positivi per il settore del credito.

 

 

  

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