Lo studio Uilca: «Banche, la contrazione Covid c'è stata, ma meno che in altri settori»

Sabato 20 Febbraio 2021
Lo studio Uilca: «Banche, la contrazione Covid c'è stata, ma meno che in atri settori»

Uno studio della Uilca sui conti economici del 2020 dei dodici maggiori istituti di credito italiani 1 evidenzia, rispetto al 2019, una contrazione complessiva dell’utile contabile pari a 9,991 miliardi di euro, causata principalmente dall’impatto degli oneri d’integrazione dei piani industriali e altre operazioni straordinarie e dall’aumento complessivo delle rettifiche di valore pari a 4,713 miliardi di euro, di cui la maggior parte è prudenzialmente effettuata per fronteggiare il deterioramento del credito causato dalla pandemia Covid-19 sull’economia nazionale e internazionale. 

In questo scenario negativo, con un calo del Pil nell’anno dell’8,9%, la performance del settore bancario, secondo la Uilca, non è stata così negativa seppure si siano registrate una contrazione del margine d’interesse complessivo (-2,8%) e una riduzione delle commissioni (-3,9%). I ricavi hanno evidenziato una diminuzione del 5,5%: calo importante, ma meno impattante rispetto alla contrazione della produzione che si è avuta in altri settori. Questo ha permesso ai Consigli d’Amministrazione di proporre alle assemblee la distribuzione di una parte degli utili agli azionisti. 

“Finora il sistema del credito pare dia segnali di contenimento degli effetti negativi”, commenta Fulvio Furlan, segretario generale della Uilca, “ma bisogna attrezzarsi con riforme adeguate a evitare situazioni pesanti quando l’attuale momento sarà superato. In questo contesto, così complesso e incerto, il ruolo delle banche è di particolare rilevanza per la tenuta economica, occupazionale e sociale del Paese, quali soggetti al servizio di una crescita sostenibile e di sostegno a territori, famiglie e imprese”. “Nel settore del credito”, spiega Roberto Telatin, autore dell’analisi, “devono essere attentamente monitorate le rettifiche su crediti che rappresentano un indicatore di come procede l’economia e che per i dodici istituti di credito presi in esame, con un valore totale pari a 12,7 miliardi di euro nel 2020, rischiano di essere una zavorra per il rilancio dell’economia”. 

L’incremento di circa 4,7 miliardi di euro di rettifiche rispetto al 2019 non è purtroppo che un anticipo “dell’inverno finanziario” che si prospetta se non si uscirà dall’emergenza sanitaria e dall’incertezza che si è determinata. In questo contesto decisioni come quella del Calendar Provisioning possono avere effetti di grande impatto sulle banche e sulle possibilità di erogare credito alle imprese. “Per questo”, osserva Fulvio Furlan, “come Uilca, avevamo chiesto di rimandarne l’applicazione. Questa situazione dimostra come le Autorità abbiano un ruolo di regolazione e vigilanza di grande rilievo per la vita dei cittadini in economie aperte, ed è quindi importante che operino in sinergia fra loro, a livello nazionale e internazionale”. La speranza di un miglioramento dell’economia mondiale e di ripresa dei commerci e dei flussi di merci e persone è oggi legata essenzialmente alla necessaria vaccinazione di massa. Fino ad allora è inutile discutere se la crescita del Pil sarà del 2% o del 3%, perché la pandemia paralizza ogni scelta economica e finanziaria e condiziona ogni azione politica. Ne è un indicatore anche l’aumento della raccolta diretta che nel 2020 è cresciuta di 102,8 miliardi di euro rispetto all’anno precedente: la preoccupazione per il futuro determina nelle persone un blocco degli investimenti.  

Se nel 2020 la battaglia per la riduzione degli Npl ha dato buoni risultati, con 11,2 miliardi di euro di crediti deteriorati netti in meno, anche grazie alla cessione sul mercato ad operatori specializzati, con conseguente riduzione dell’Npe ratio netto oggi compreso tra il 2% e il 4%, così come auspicato dalla Banca Centrale Europea, vi sono oggi nuove sfide lanciate al settore da parte di nuovi operatori. Ad esempio il nuovo player dei pagamenti Nexi, che diventa una realtà importante in un settore fino a qualche anno fa appannaggio delle banche e che, per volumi, ricavi e numero di dipendenti, sta divenendo un operatore da osservare con interesse in futuro. Del resto le fintech sono ormai una realtà consolidata, da considerare in futuro quando si parla di credito, finanza, pagamenti.

“Siamo davanti a un turn over per le aziende, dove l’integrazione fra settori anche apparentemente non contigui è la scelta vincente?”, conclude Roberto Telatin. “Google è molto di più di un motore di ricerca: integra pubblicità e servizi finanziari. Facebook non è solo un social media, ma ha creato anche una criptovaluta, oltre ad aver richiesto una licenza bancaria. Apple, oltre a produrre IPhone e altri device, pensa di costruire auto elettriche sfruttando il suo knowhow tecnologico. Siamo sicuri che al settore bancario sia sufficiente integrare ai mutui le polizze assicurative?”.

In un anno in cui gli indicatori economici hanno registrato performance sovente negative, è interessante osservare come Poste Italiane, da molti anni in concorrenza con il settore bancario, abbia registrato, a livelli di volumi, un incremento di pacchi consegnati; di transazioni nel commercio elettronico; di carte di pagamento; di attivazione di Sim e linee telefoniche; di attività finanziare gestite, riuscendo a intercettare i cambiamenti dei consumatori nei mezzi di pagamento e nei modi di consumo. Nell’attesa delle decisioni di politica economica e del nuovo Recovery Plan, pur in presenza di un quadro economico a tinte fosche, il settore del credito non dovrà smettere di cercare soluzioni per migliorare lo stato di salute delle banche, con la consapevolezza che le riforme, soprattutto della giustizia civile, sono fondamentali per far fronte al tema dei crediti deteriorati e rendere più efficiente il Paese e il sistema bancario e per poter attrarre investimenti. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA