Stipendi, come cambiano le buste paga (in meglio e in peggio) a marzo, per 22 milioni di italiani. Scaglioni, scadenze e circolare

Cedolino dello stipendio: come cambia, in meglio e in peggio, per 22 milioni di italiani. Scaglioni, scadenze e circolare
Cedolino dello stipendio: come cambia, in meglio e in peggio, per 22 milioni di italiani. Scaglioni, scadenze e circolare
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Lunedì 21 Febbraio 2022, 15:09

Fra nuova Irpef, Assegno Unico, Bonus 100 euro e nuove detrazioni familiari, cambia il cedolino dello stipendio per oltre 22 milioni di lavoratori dipendenti. In media si può dire che la voce del "netto" migliorerà fino per chi ha un salorio lordo annuale fino a 50mila euro, peggiorerà per chi supera quel tetto, anche se vanno calcolati gli effetti delle detrazioni per i familiari a carico. 

Negli uffici amministrativi delle aziende è una corsa contro il tempo. In pochi hanno già fatto i conti, la maggior parte dei nuovi cedolini è attesa per marzo, anche se ci sarà tempo fino ad aprile per adeguarsi con il conguaglio dei primi tre mesi dell'anno.  

Le scadenze

I sostituti d'imposta (i datori di lavoro) che non sono riusciti per motivi tecnici ad applicare in tempo le nuove regole sulla tassazione dell'Irpef potranno insomma adeguarsi entro aprile, effettuando un conguaglio per i primi tre mesi del 2022. E' uno dei chiarimenti contenuti nella circolare n. 4/E dell'Agenzia delle Entrate pubblicata il 18 febbraio, che fornisce indicazioni sulle novità relative alla tassazione dell'Irpef e all'esclusione dall'Irap per le persone fisiche esercenti attività commerciali, arti e professioni, così come previsto dall'ultima Legge di Bilancio.

Il documento si sofferma sulle modifiche alle aliquote e agli scaglioni d'imposta, sulla rimodulazione delle detrazioni da lavoro dipendente e assimilati, da pensione, da lavoro autonomo e altri redditi, oltre a riportare alcuni esempi e simulazioni di casi pratici.

La circolare ricorda che la nuova Irpef viene rimodulata su 4 aliquote invece che 5 (23%, 25%, 35%, 43%). Si passa, quindi, dal 27% al 25% per la seconda aliquota relativa ai redditi da 15.001 fino a 28.000 euro, dal 38% al 35% per i quelli fino a 50mila euro, mentre i redditi superiori vengono tassati al 43%, con la soppressione della vecchia aliquota del 41%.

Il documento precisa che tra i soggetti esclusi dall'applicazione dell'Irap rientrano le persone fisiche esercenti attività commerciali titolari di reddito d'impresa residenti nel territorio dello Stato. Fuori dal perimetro dell'imposta anche le persone fisiche esercenti arti e professioni.

Restano, invece, assoggettate a Irap le persone fisiche esercenti arti e professioni in forma associata.secondo i calcoli del Dipartimento, 1,13 milioni di nuclei familiari che si trovano nel primo decimo di reddito equivalente, quelle appunto più vulnerabili economicamente, godranno di un beneficio medio pari a 1.935 euro l'anno, con un'incidenza sul reddito lordo dell'11,6%, in grandissima parte ascrivibile all'assegno unico.

I benefici si riducono gradualmente per i nuclei dei decimi di reddito successivi, in pratica i più ricchi, scendendo in media fino a circa 500 euro. L'effetto redistributivo complessivo è positivo: l'indice di Gini, usato per misurare la diseguaglianza nella distribuzione del reddito disponibile delle famiglie, diminuisce dell'1,65%, indicando una «rilevante» diminuzione delle differenze. Allo stesso modo, anche l'indice di redistribuzione Reynold-Smolensky mostra un miglioramento significativo, con una variazione positiva pari all'8,4%. La riduzione dell'incidenza dell'imposta (-9,4% in termini di aliquota media effettiva) è più che compensata da un aumento tutt'altro che secondario nella progressività della riforma (+21,6%).

L'effetto redistributivo è inoltre maggiore per le aree del Mezzogiorno rispetto a quelle del Centro-Nord, come risulta dall'incremento dell'indice di redistribuzione globale (+12,3% al Sud, contro +9,6% al Centro e +8,2% al Nord) e dell'indice di Reynold-Smolensky (+11,2% al Sud, +7,2% al Centro, +7% al Nord).

«Gli effetti redistributivi per area geografica delle due riforme mostrano nel complesso un miglioramento nelle disuguaglianze territoriali. - spiega lo studio - Infatti, nel Sud Italia, l'indice di Gini calcolato per il reddito disponibile familiare presenta una riduzione maggiore rispetto allo stesso indicatore calcolato per le altre aree territoriali (-2,50%, contro il -1,66% del Centro e il -1,30% del Nord)». «Nel complesso, - commenta quindi il ministero nella nota di approfondimento - i risultati segnalano che la revisione dell' Irpef e l'introduzione del nuovo assegno unico universale sono strumenti efficaci per ridurre la disuguaglianza dei redditi disponibili

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