Superbonus 110%, contro il caro prezzi che non fa decollare i cantieri: serve una proroga fino al 2023

Mercoledì 9 Giugno 2021 di Andrea Bassi
Bonus 110%, contro il caro prezzi che non fa decollare i cantieri: serve una proroga fino al 2023

Da settimane il governo tentenna, convinto che la fiammata dei prezzi sia temporanea. Così l’invito alle imprese del settore è stato sostanzialmente quello di stringere la cinghia a aspettare che la nottata passi. Ma nel lungo buio dell’impennata dei prezzi delle materie prime legate alle costruzioni, la luce del giorno tarda a comparire all’orizzonte. Anzi, i cantieri legati al Superbonus del 110% e quelli per gli altri lavori pubblici continuano a rallentare e bloccarsi. Tanto che le spinte per una proroga oltre il 2022 continuano ad essere pressanti. Il sottosegretario all’Economia, Alessandra Sartore, ha ribadito che se ne parlerà, probabilmente, con la prossima legge di Bilancio. Dopo che a settembre sarà stato fatto un “check” sull’andamento delle domande.

 

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L’Ance, l’associazione dei costruttori, intanto, parla ormai apertamente di una situazione fuori controllo. Aumenti come quelli del 150% per l’acciaio tondo per cemento armato, del 129% per il Polietilene, del 30%, per il rame solo per fare alcuni esempi, sono considerati «insostenibili». Tanto da mettere a rischio i cantieri del Superbonus del 100% e quelli legati a strade, ferrovie, e altre opere pubbliche. Negli ultimi giorni qualcosa pare che nel governo abbia iniziato a muoversi. Innanzitutto potrebbe arrivare una norma, probabilmente da inserire nel decreto sostegni bis, per permettere alle stazioni appaltanti delle opere di adeguare i prezzi alla fiammata. Non solo. Il ministero dello Sviluppo economico, insieme a quello della mobilità sostenibile, della transizione energetica e a quello dell’Economia, starebbero lavorando a una revisione del cosiddetto «decreto prezzi». Ossia una modifica del provvedimento attuativo del Superbonus che stabilisce il costo massimo delle lavorazioni incentivate con lo sgravio del 110%. 

 

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Il meccanismo

In pratica si tratterebbe di una sorta di “decreto salva-lavori”, visto che il decreto attuale è stato approvato la scorsa estate prendendo come riferimento i prezzi di 12 mesi fa. Ormai totalmente fuori mercato. «Abbiamo 1.200 cantieri aperti nei condomini per il sismabonus», spiega Cecilia Zampa, amministratore delegato di Fibre Net, una società che si occupa di consolidamento sismico degli edifici, «e nel 70-75% dei casi riscontriamo dei ritardi dovuti alla carenza di materiali che sta spingendo in alto i prezzi». Il rischio è che tra caro-materiali e carenza degli stessi, la situazione si avviti. «Chi ordina oggi un cappotto termico», aggiunge ancora Zampa, «ha come prima data utile di consegna ottobre. E questo, ovviamente, comporta un’altra esigenza. Senza un allungamento immediato della scadenza dei lavori oltre il 2023 il superbonus rischia di fallire l’obiettivo». Sui prezzi, poi, la situazione è caotica. Il decreto prezzi può essere usato come listino quando mancano i prezziari regionali per le lavorazioni legate ai bonus (e alcuni non vengono aggiornati da 10 anni).

 

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Le condizioni

Per l’Ance tuttavia, la semplice revisione dei prezzi, potrebbe non essere sufficiente. Soprattutto quando si parla, oltre che di Superbonus, di opere pubbliche. «Quello della revisione», spiega il vice presidente dell’Ance Edoardo Bianchi, «è uno strumento ordinario. Ma noi», dice, «siamo in una situazione straordinaria». La soluzione, secondo Bianchi, sarebbe una norma come quella introdotta durante una crisi simile, nel 2008. Ossia una verifica e un adeguamento trimestrale dei prezzi. «In questo modo», spiega Bianchi, «si avrebbero diversi effetti positivi: il primo è che se c’è una fiammata verso l’alto dei prezzi, se ne potrebbe immediatamente tenere conto. Ma varrebbe anche il contrario, ossia che se la fiammata fosse temporanea e i prezzi tornassero a scendere, potrebbero essere immediatamente ridotti». Secondo l’Ance serve insomma un intervento immediato che possa evitare il blocco di centinaia di cantieri sia pubblici che privati mettendo a rischio anche le opere del Recovery Plan e gli interventi del Superbonus 110%. «Senza un rapido intervento del governo e del Parlamento in questo senso», spiega Bianchi, «è forte il rischio di conseguenze gravissime in termini di occupazione e investimenti». 

 

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Ultimo aggiornamento: 10 Giugno, 10:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA