Assegno unico per i figli da luglio: importi da 30 a 217 euro (conta l'Isee): cosa c'è da sapere

Venerdì 4 Giugno 2021 di Giusy Franzese
Il ministro della Famiglia Elena Bonetti

Il debutto dell’assegno unico per i figli, pilastro del family act, la riforma pensata per spingere gli italiani a fare più figli, avverrà dal primo luglio come promesso. Anche se in forma ridotta. Ovvero solo per chi attualmente non può usufruire dell’assegno familiare, quindi lavoratori autonomi ma anche disoccupati che hanno finito la Naspi, incapienti e inattivi. Rientrano nella norma ponte anche i lavoratori dipendenti oggi esclusi dagli assegni al nucleo per ragioni di reddito familiare (livello e composizione) e i beneficiari del reddito di cittadinanza che non percepiscono l’assegno familiare. Una platea di oltre due milioni di persone che fino ad oggi, al massimo, poteva usufruire solo delle detrazioni per i figli a carico dalla dichiarazione dei redditi. Il consiglio dei ministri di ieri ha varato la misura temporanea, una norma “ponte”che coprirà il secondo semestre del 2021 (dal primo luglio al 31 dicembre) intanto che, dal primo gennaio 2022 la riforma sarà a regime per tutti.

 

 

L’IMPORTO

L’importo dell’assegno varia a seconda del reddito Isee (più è basso il reddito più è alto l’assegno) e del numero dei figli (è identico per il primo e il secondo figlio, maggiorato del 30% dal terzo in poi): si va quindi da un massimo di 217,8 euro a figlio al mese (un nucleo con tre figli minorenni e un Isee inferiore a settemila euro) fino a scendere a 30 euro (per chi ha un Isee compreso tra i 39.900 euro e 50.000 euro, soglia oltre la quale non si prende nulla). Una famiglia con reddito nella prima fascia di reddito e tre figli minorenni prenderà 653 euro al mese, che nel semestre diventano un bel tesoretto di 3.918 euro. Una famiglia simile come componenti ma che si trova nella fascia di reddito più alta prenderà 90 euro al mese, ovvero 540 euro. Il beneficio medio secondo i calcoli del governo sarà di 1.056 euro a famiglia nel semestre. L’assegno varrà per i figli da zero a 18 anni. In presenza di ragazzi disabili l’assegno è aumentato di 50 euro al mese.

 

 

A questa misura, che nei sei mesi di “ponte” costerà 1,5 miliardi di euro, ieri il consiglio dei ministri ne ha aggiunto anche un’altra che innalza l’attuale assegno familiare percepito dai lavoratori dipendenti di 37,5 euro a figlio al mese per i nuclei con due figli, e di 55 euro per quelli che ne hanno almeno tre. Gli aumenti saranno corrisposti a circa 4 milioni di lavoratori dipendenti per un costo complessivo di ulteriori 1,5 miliardi. 
L’obiettivo vero però resta l’introduzione, dal primo gennaio 2022, dell’assegno unico universale. Per tutti. Anche se ovviamente resta il principio che più si è poveri, più consistente sarà l’aiuto. Una riforma epocale, è stata definita più volte. Anche ieri. La ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti ha parlato di «giornata storica», «iniezione di fiducia e di speranza condivisa da tutte le forze politiche», «segno dell’Italia che rialza la testa, che riparte». Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha definito la norma «una nuova idea di Paese che prevederà, a regime, un sistema universalistico». È «una misura strategica» per la ministra degli Affari Regionali Mariastella Gelmini. Le dichiarazioni di soddisfazione sono arrivate praticamente da tutto l’arco parlamentare e anche da tutte le organizzazioni, come il Forum delle famiglie, che da anni chiedono maggiori sostegni a chi mette al mondo dei figli.

La riforma ha tra i suoi pregi quello di mettere ordine alla babele di aiuti attuali: l’assegno unico infatti accorperà ben 6 sussidi e agevolazioni (i vari assegni familiari, quello di natalità, il bonus bebè, le detrazioni per i figli a carico). Per gennaio serviranno una serie di decreti attuativi. E a questo proposito i tecnici avvertono: «Il decalage attualmente previsto non è quello che realisticamente verrà adottato per l’Assegno Unico e Universale a regime da gennaio».

 

LA TABELLA

LE DOMANDE

L’assegno unico dovrà essere richiesto all’Inps, che entro il 30 giugno emetterà le relative indicazioni. Possono accedere al beneficio i cittadini italiani o di uno Stato membro dell’Unione europea; i titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente; i cittadini extra Ue con permesso di soggiorno per lungo periodo, per motivi di lavoro o di ricerca di durata almeno semestrale. È, inoltre, necessario essere residente in Italia da almeno due anni, anche non continuativi, ovvero essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno semestrale. Nel caso di affido condiviso l’assegno sarà accreditato al 50% a ognuno dei genitori. 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 6 Giugno, 09:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA