I vecchi cavi elettrici diventano cordoli: l'idea vincente della start up Ecolsystems

Martedì 3 Dicembre 2019 di Massimiliano Viti
I vecchi cavi elettrici diventano cordoli: l'idea vincente della start up Ecolsystems

MONTE VIDON CORRDO - La guaina del cavo elettrico viene recuperata e trasformata in cordolo della pista ciclabile. Con questa idea Walter Cognigni, fondatore di Ecolsystems, è stato premiato prima della Cna Marche come seconda start up più innovativa della regione e poi, a Capannori (Lucca) dalla Zero Waste Italy (su istruttoria del Centro Ricerca Rifiuti Zero), come una delle quattro imprese italiane che testimoniano la concreta possibilità di marciare verso rifiuti zero e circolarità. Due premi conquistati in appena sei mesi di vita. Ecolsystems, che ha la sua sede legale a Monte Vidon Corrado e sede operativa a Fermo, è ufficialmente nata nel giugno di quest’anno, dopo 18 mesi di gestazione, tra prove e sperimentazioni. «Nel gennaio 2018, insieme a Mario Fortuna, imprenditore nella segnaletica stradale ora in pensione, abbiamo cominciato a pensare a un cordolo in plastica riciclata» racconta Walter Cognigni, già imprenditore del settore con Ecotech Marche. 

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«Poi abbiamo cominciato a studiare e a realizzare i primi prototipi grazie alla rete di conoscenze. Ad aprile è stata verificata la reale fattibilità del progetto e registrato il brevetto che possiede sei caratteri di innovazione. Con l’aiuto di Giesse Stampi di Corridonia e dell’imprenditore Orazio Maricotti è stata prodotta una campionatura industriale e fornito il Comune di Ascoli Piceno che ha effettuato la prima richiesta del prodotto. Nel giugno scorso, dopo qualche mese di attesa, è stata completata l’iscrizione dell’impresa al registro delle start up innovative. Ora siamo nella fase di piena partenza: a gennaio inizierà la produzione industriale. L’investimento iniziale necessario è di circa 200.000 euro» racconta Cognigni. Quale novità ci sono nel progetto? Ecolsystems realizza sistemi modulari per la sicurezza stradale in materiale plastico riciclato. Ma non è solo il materiale, l’unica peculiarità di “Safe Separator”. 
L’innovazione è anche il sistema modulare costituito da una base inferiore a cui può essere aggiunta una estensione superiore a incastro al fine di aumentare l’altezza della protezione. E ancora: entrambe sono strutturate per essere attraversate longitudinalmente da cavi, guaine, tubi o altro; nella parte superiore c’è la predisposizione per poter inserire dei pali per la segnaletica verticale. Ogni elemento base, inoltre, ha un’ampia feritoia trasversale per consentire il regolare deflusso delle acque. I profili laterali sono stati studiati per fare in modo di reindirizzare in carreggiata il veicolo che accidentalmente vi possa finire addosso.
Nella stragrande maggior parte dei casi, il competitor di Safe Separator è il classico cordolo in cemento che tutti conoscono. Quali le differenze? «L’elemento in plastica riciclata è a sua volta riciclabile all’infinito. Ha un costo di trasporto e di posa in opera più basso perché è molto più leggero di quello in cemento. Safe Separator può essere movimentato e installato da una sola persona e non necessita di macchine. Ha una grande durabilità, è resistente al fuoco (come il cemento), necessita di una minore manutenzione e presenta angoli smussati, per cui un eventuale impatto dell’oggetto o della persona risulta meno pericoloso. L’unico vantaggio del cemento è il prezzo d’acquisto visto che Safe Separator costa in media un 20% in più. Una differenza che viene recuperata nel corso degli anni per i minori costi di manutenzione della plastica» precisa l’imprenditore fermano che punta sull’estrema versatilità del prodotto per rivolgersi agli enti pubblici sia in maniera diretta e sia in maniera indiretta attraverso rivenditori. 
La protezione 
Safe Separator, infine, può essere utilizzato sia per separare le piste ciclabili ma anche come barriera posta a protezione di un’area. È facilmente installabile ed è stato declinato in una versione adatta ai sentieri. Vista la crescente sensibilità verso prodotti ecosostenibili e lo sviluppo di progetti che prevedono piste ciclabili, nelle Marche come altrove, il progetto di Cognigni sembra avere tutte le carte in regola per decollare. «Sono molto orgoglioso dei premi ricevuti che testimoniano la validità del progetto Ecolsystems. Confido molto nel territorio per iniziare a diffondere questa idea ma - conclude - sto prendendo contatti in Italia e all’estero dove è stata molto apprezzata» .

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