Design italiano nel mirino: la corsa degli aumenti apre un'autostrada ai cinesi

Design italiano nel mirino: la corsa degli aumenti apre un'autostrada ai cinesi
di Roberta Amoruso
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Mercoledì 2 Marzo 2022, 16:45 - Ultimo aggiornamento: 3 Marzo, 08:53

«Gentile cliente, con la presente siamo a comunicare che, a causa dei recenti aumenti del costo delle materie prime, dei carburanti e dell’energia, è previsto dall’1 gennaio 2022 un aumento generale di tutti i listini di vendita, unitamente alla scarsa reperibilità di moltissimi materiali per i quali i tempi di consegna si allungheranno ben oltre gli standard abituali. A causa di questa altissima volatilità dei prezzi, continua quindi la difficoltà nell’elaborare e rendere disponibili listini di vendita a medio-lungo termine, pertanto vi preghiamo di contattare i nostri uffici e i nostri tecnici di riferimento via email per richiedere offerte personalizzate e preventivi mirati. La validità di tali offerte e preventivi sarà a strettissimo giro».

La Fratelli Anelli è solo una tra le migliaia di aziende che hanno scelto di affrontare i clienti dal sito web. Altre si affidano all’invio in batteria di una semplice pec. L’aggiornamento continuo dei listini prezzi - ogni mese quando va bene, ma ormai sempre più settimanalmente - rende sempre meno praticabili gli accordi tra fornitori e vecchi clienti. È il caro-materie prime che proprio quando si sperava potesse finalmente allentare la stretta, sembra farsi prepotentemente più minaccioso con l’attacco della Russia all’Ucraina. Sono i tempi in cui, come hanno raccontato gli imprenditori al Messaggero nel viaggio fra i settori che toccano di più le famiglie oltre a quelli alimentari, è spuntata tra le lettere inviate alla clientela via pec anche la necessità di trasferire «un contributo energia» del 5% nel prezzo finale. Mentre per il «supplemento trasporto» l’incremento è del 10% rispetto agli standard nella maggior parte dei casi. E questo ben prima di vedere il petrolio oltre 100 dollari il barile. Difficile poter acquistare oggi un divano, una cucina, un armadio agli stessi prezzi di tre mesi fa. Ciò vale anche per gli elettrodomestici, piccoli e grandi. Dunque, non è più solo questione di pane e pasta o di frutta e verdura.

I RISCHI

La Fratelli Anelli di Rimini è un’azienda che lavora il ferro, produce manufatti in cemento, trasforma il cartongesso e sforna una serie di componenti per l’edilizia. Ma è soprattutto un’azienda tra le ormai tantissime dell’industria italiana, praticamente tutte, costrette alla pratica degli aumenti in sequenza. Ciò vuol dire che il prezzo, un fattore cruciale nella competizione globale, sta diventando un’arma spuntata per il made in Italy. Un’allerta che Mario Draghi non ha esitato a lanciare ancor prima dello scoppio della guerra in Ucraina. «Interveniamo fin da ora con quasi 6 miliardi e nuove misure strutturali - ha detto il premier - per evitare che i rincari dell’energia si traducano stabilmente in una minore competitività per le imprese, oltre che in un minor potere di acquisto delle famiglie». Il timore di Draghi è tutto in questa parola: «stabilmente». Perché si sa, una volta che i rincari sono arrivati fino a valle, fino alle famiglie, è difficile tornare indietro. E l’inflazione stabile è la vera nemica della crescita di un Paese. Purtroppo però ci sono già i primi segni di una lotta che le imprese italiane giocano ad armi impari con i competitor europei o asiatici. Perché nessuno può sopportare un caro-energia tanto violento, considerando che l’Italia è il paese che più subisce il fenomeno. Anche in un settore sano che sta beneficiando dell’effetto bonus. Il gas è aumentato di oltre il 700% da fine 2019, l’energia elettrica del 350%. Ma nel frattempo il legno è aumentato del 160% da metà 2020 (nella tipologia lamellare), l’alluminio dell’85% fra aprile 2020 a dicembre 2021, il ferro di oltre il 70%. Per capire dove sono arrivati gli effetti di questo tsunami siamo partiti dal primo anello di un settore che rappresenta per eccellenza il design italiano: i produttori di pannelli e semilavorati in legno, quelli in Mdf o truciolato di cui sono fatti armadi e cucine.

DAL CARO PANNELLI...

«Il nostro settore, a monte della filiera LegnoArredo, ha subito un impatto violentissimo - spiega Paolo Fantoni presidente di Assopannelli - Così tra il 2021 e l’inizio del 2022 abbiamo già fatto sei aumenti di listino: i prezzi dei pannelli sono praticamente raddoppiati». L’aggravante, aggiunge Fantoni, «è l’impatto della colla, un condensato del gas, aumentata a sua volta del 350%. Se dunque un tempo energia e gas incidevano sui nostri costi per il 13-14%, oggi insieme alla colla, siamo arrivati a oltre il 50%». Che fare? «Speravamo che con la primavera i prezzi dell’energia si sarebbero ritirati, ma con quel che accade in Ucraina è difficile essere ottimisti». Di qui la spirale inevitabile. Gli stessi mobilifici stanno inseguendo aumenti su aumenti. Il timore di Fantoni è soprattutto sui mercati internazionali: «Temiamo che Nord America o Giappone, per esempio, attivino sfide competitive capaci di umiliare il made in Italy sui mercati. Oggi l’export ha ripreso alla grande, mi chiedo quanto durerà». Fin dove possono arrivare gli aumenti? «Faccio un calcolo non scientifico, ma valido per molte aziende del settore - spiega l’imprenditore - Se consideriamo che le materie prime incidono in un mobilificio per circa il 40% dei ricavi e che gli aumenti medi sono stati del 50%, vuol dire che i prezzi di listino dovrebbero aumentare minimo del 20% per assorbire i rincari. Minimo, però».

Preoccupazioni condivise da Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo: «Speravamo in un raffreddamento dei prezzi che non è arrivato. Anzi. E ora ci troviamo ad aver esaurite tutte le pallottole a disposizione per limitare di riversare a valle sul mercato questa catena di rincari: sono state utilizzate le scorte, stiamo lievemente riducendo la qualità, abbiamo ridotto i margini di guadagno, soprattutto abbiamo lavorato sull’efficientamento massimo». Ma ora «non ci sono più molti margini», dice Feltrin. «Così, se prima gli aggiornamenti di listino avvenivano ogni due anni e si limitavano al 2%, ora è difficile non far scattare aggiornamenti dei prezzi ogni volta tra il 4% e il 10%». Aumenti dai quali poi «non è facile tornare indietro», ammette il presidente. Senza contare che molte aziende non fanno nemmeno più contratti a medio-lungo termine. A questo punto il rischio reale «è di lasciare spazio a produttori stranieri agguerriti, come le multinazionali francesi e del nord-Europa». ..

ALLA CUCINA

Per Renzo Rastelli invece, alla guida del gruppo ARAN World, le minacce arrivano dalla Cina e dalla Germania. «Un’ondata così inarrestabile di aumenti, non l’ho mai vista in 40 anni di lavoro», dice, sottolineando i costi saliti del 20-30% per il settore. Non solo. Ora è diventata ormai un’abitudine inviare una semplice pec. come l’ultima arrivata il 20 febbraio: «Siamo costretti ad applicare irrevocabilmente dal primo di marzo un aumento del 5% sulle forniture, come contributo aumento energia. L’unica alternativa sarebbe fermare la produzione». Questo è il senso dell’ultima mail arrivata a Rastelli che per la prima volta fa riferimento a un «contributo energia», dopo le ultime, il 20 gennaio 2022 e il 20 dicembre 2021, legate invece più agli aumenti delle materie prime. «Del resto se a gennaio 2021 la mia bolletta era 108.000 euro a gennaio 2022 è diventata 282.000 euro», racconta ancora Rastelli. Alcune imprese controllate da fondi di investimenti si sono già mosse da tempo arrivando in alcuni casi fino a quattro aggiornamenti dei listini. «Noi finora ne abbiamo fatti solo un paio perché speravamo un’inversione di tendenza. Ma questa scelta ha condizionato il mio bilancio». Ora, ammette, «non sappiamo più come fare a tenere il passo». E la guerra ora peggiorerà molto le cose. Anzi, gli effetti già si sentono. «Osserviamo - conclude Rastelli - un rallentamento in uno dei nostri principale mercati, gli Stati Uniti. Dicono che siamo cari. E i cinesi sono pronti ad approfittarne. Ma anche i tedeschi, in Europa sono in grado di tenere il prezzo meglio di noi in Italia». L’ombra di crisi e chiusure si allunga.

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