Calcio, il campionato italiano è un affare: i club contesi dagli investitori stranieri

Gerry Cardinale
Gerry Cardinale
di Salvatore Riggio
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Mercoledì 7 Settembre 2022, 13:43 - Ultimo aggiornamento: 8 Settembre, 10:23

Con l’avvento di RedBird, il fondo di Gerry Cardinale, nel Milan si ha la conferma di come il calcio italiano sia diventato appetibile ai capitali esteri.

Tanto che ormai diverse squadre di A, B e C sono in mani straniere. Una crescita, sotto questo punto di vista, avvenuta nell’ultimo decennio. Basti pensare che soltanto 11 anni fa, nel 2011, tutti i proprietari della serie A erano italiani. Un calcio che sembrava restare in posizione marginale rispetto ai nuovi modelli di business che si sono poi imposti negli altri top campionati europei. E che hanno aumentato il gap tra il nostro torneo e, ad esempio, la Premier. Non soltanto per quanto riguarda gli introiti dei diritti televisivi – nella scorsa stagione il Norwich è arrivato ultimo in Inghilterra e ha incassato 116 milioni di euro, più degli 84,2 dell’Inter, al primo posto in Italia per introiti tv – ma anche sugli stadi, tutti nuovi, zeppi di comfort e con maggior appeal televisivo. Questo perdere terreno rispetto al resto d’Europa ha, però, paradossalmente permesso lo sbarco nella serie A di diversi capitali stranieri. Siamo considerati un paese nel quale si può investire (rilevare un club costa meno) e con una ripresa maggiore rispetto ad altri.

FENOMENO AMERICANO

Importante per il mondo del pallone è la nutrita presenza di imprenditori statunitensi, che hanno portato una nuova mentalità e un metodo innovativo di business nello sport. Tutto questo sta spingendo a una rivoluzione culturale interessante. Si pone l’attenzione proprio sulla gestione aziendale di un club, che ha soppiantato il prototipo del presidente padre-padrone di moda tra gli anni ’80 e ’90. Un esempio concreto – ed è soltanto l’ultimo per ordine di tempo – è proprio quello di RedBird nel Milan, con il closing del primo settembre che ha sancito il passaggio di consegne da Elliott, l’hedge fund di Gordon Singer, al fondo di Gerry Cardinale. Con l’obiettivo di creare una moderna media company, che combini sport ed entertainment e che possa magari tracciare una strada anche per gli altri club italiani. Ed è fondamentale la partnership strategica con i New York Yankees, una delle franchigie sportive più importanti al mondo, del valore di 6 miliardi di dollari, entrata con una partecipazione di minoranza. Inoltre, reso appetibile grazie alla gestione vincente di Elliott, il Milan ha attirato anche l’interesse di altri investitori, come LeBron James, la stella del basket Nba, finanziatore attraverso il fondo Main Street Advisors. Ed è tutto il calcio italiano a guardare con bramoso interesse il mercato statunitense, che ha sempre proposto un modo nuovo di fare e raccontare lo sport. Tanto che le società italiane avevano come obiettivo quello di organizzare un torneo negli States durante i Mondiali di Qatar 2022 tra metà novembre e metà dicembre con i giocatori che non voleranno al torneo iridato. La stessa Lega serie A, nel maggio scorso, ha inaugurato a New York un nuovo ufficio a Chelsea Manhattan, 133W 25th street.

RIVOLUZIONE ROMA

Nel 2011 c’è l’inizio del grande cambiamento con la Roma. Il club giallorosso è stato il primo a passare in mani straniere, quando fu rilevata da una cordata americana con a capo Thomas DiBenedetto. Dall’anno successivo, il comando della società passò a James Pallotta, rimasto presidente del club fino al 2020, quando la Roma fu poi ceduta a un altro statunitense, Dan Friedkin, per una cifra vicina ai 591 milioni di euro. E che in due anni ha investito oltre 600 milioni. Oltre alla Roma oggi i club di A con proprietà straniere sono Atalanta, Bologna, Fiorentina, Inter, Milan e Spezia. Senza dimenticare Genoa e Venezia, retrocessi in B nella passata stagione. E in B ci sono anche Pisa, Parma, Spal, Como e Palermo. In serie C Padova e Cesena. Quest’ultimo in mano alla JRL Investments, società che ha sede a New York. In A, a parte l’Inter che è di proprietà cinese (dal 2016 è di Suning), le altre sei sono nord-americane, a dimostrazione di come il modello economico in arrivo dall’altra parte dell’Atlantico è quello destinato a imporsi. Ed è eclatante il caso Palermo, entrato a luglio in orbita City Football Group, la holding fondata dallo sceicco Mansour bin Zayd Al Nahyan a capo anche del Manchester City e di altri 7 club in giro per il mondo. Ultimo segnale di come il nostro calcio inizi ad attirare un po’ tutti. 

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