Banche, fine dei tassi zero sui conti correnti. Ora si riparte con interessi al 2%

Banche, fine dei tassi zero sui conti correnti. Ora si riparte con interessi al 2%
di Luca Cifoni
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Mercoledì 5 Ottobre 2022, 15:03 - Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 08:00

I clienti delle banche ormai da anni sono abituati, o forse rassegnati, a vedere quel numero: zero per cento di interesse sulle somme lasciate sul conto corrente.

Con un’inflazione che fino a non moltissimi mesi fa era quasi nulla (e in precedenza era pure scivolata in territorio negativo), l’assenza di remunerazione della liquidità sembrava ormai un dato acquisito. È diventata parte della nuova normalità. E la concorrenza degli istituti di credito si fa tuttora soprattutto sulle condizioni offerte, dalla gratuità di spese e carte alla cancellazione dell’imposta di bollo, fino alla facilità di uso aiutata anche dalle app. Ma adesso, con la Banca centrale europea ormai da tempo in azione sui tassi ufficiali e i rendimenti dei titoli di Stato che stanno recuperando livelli non più visti da molti anni, l’attesa dei consumatori è per un ritorno al passato anche sul fronte dei conti correnti. Da apripista si è mossa Ibl Banca con un’offerta (denominata “ControCorrente”) per chi aprirà il rapporto entro la fine dell’anno: tasso del 2% senza vincoli e senza limiti di giacenza e del 2,25% nell’opzione a 36 mesi con cedola trimestrale.

CANONE GRATUITO

Questa remunerazione dei depositi sarà applicata fino al 31 marzo dell’anno prossimo mentre fino a tutto il 2023 il bollo sarà a carico dell’istituto. Il canone è gratuito per i primi sei mesi ma successivamente può essere ridotto o azzerato. Sembra dunque che il conto corrente stia per diventare di nuovo una forma di investimento del risparmio, oltre che uno strumento di gestione pratica delle proprie finanze. Nelle prossime settimane si potrà capire quanti istituti sono intenzionati a andare in questa direzione. Ma certo in un contesto in cui l’inflazione si avvia a sfiorare le due cifre (anche se le previsioni e soprattutto le speranze sono per una discesa nella parte finale dell’anno) diventa sempre meno forte l’incentivo a tenere i propri soldi sì disponibili per ogni evenienza ma anche tristemente infruttuosi. E le banche, per le quali nel nuovo scenario si riaprono margini in precedenza compressi, potrebbero tenerne conto. Negli ultimi anni, come già accennato, il tasso di interesse applicato sui depositi di fatto è uscito dall’insieme dei parametri presi in considerazione dai consumatori al momento di aprire un conto corrente. Vengono valutate piuttosto le spese come quelle per i bonifici o per la carta di credito, o lo stesso canone omnicomprensivo. Anche gli omaggi e le promozioni attivati dagli istituti sono diventati elementi rilevanti dell’offerta. Nel frattempo la spinta tecnologica si è fatta sempre più forte andando a sua volta a caratterizzare le offerte destinate in particolare ai clienti più giovani, interessati a fare tutte le operazioni inclusi i pagamenti dal proprio telefono.

LA GRANDE CRISI

Il lungo periodo caratterizzato da tassi bassissimi è iniziato dopo la grande crisi finanziaria del 2008, quando le banche centrali hanno azionato tutte le leve a propria disposizione per rianimare l’economia. Ma la tendenza si è consolidata e intensificata dal 2016 in poi, in concomitanza con il crollo dell’inflazione. Da allora e fino ad oggi - come evidenzia la rilevazione periodica della Banca d’Italia - il livello delle remunerazioni è rimasto sostanzialmente inchiodato allo zero. Mentre sprofondavano anche i rendimenti dei titoli di Stato e alcuni istituti, in particolare al di fuori dei nostri confini, si spingevano oltre prospettando ai propri clienti tassi negativi soprattutto per giacenze elevate. Dal loro punto di vista si trattava di un modo per compensare la penalizzazione imposta dalla Bce sulla liquidità parcheggiata presso la stessa banca centrale. Ma a imprese e famiglie tutto ciò appariva come un mondo alla rovescia, in cui bisogna pagare per tenere i soldi depositati.

I VINCOLI

Dunque, fin qui, per chi voleva ricavare un rendimento dai risparmi sul conto, la scelta obbligata è stata quella del conto di deposito. Che offre una remunerazione in cambio dell’impegno a lasciare le somme ferme per un certo periodo, generalmente da tre mesi a più anni. Il tasso offerto è crescente: più lungo è il tempo per cui si rinuncia a disporre liberamente della propria liquidità, più alto è il tasso offerto. Attualmente per un deposito di 12 mesi il tasso può avvicinarsi al 2 per cento, mentre si può spuntare qualcosa di più per vincoli più lunghi. Tra le offerte segnalate dalle comparazioni del sito specializzato Facile.it ci sono quelle di Igea Digital Bank, di Banca Progetto, della stessa Ibl Banca, di Banca Aidexa, di Cherry Bank, di Illimity e di Santander. Anche in questo caso, come in quello dei conti correnti “ordinari” la convenienza può passare per le altre condizioni praticate: quindi le spese di apertura, che normalmente sono nulla, o l’imposta di bollo da pagare che per questa categoria di prodotto finanziario è applicata in misura del 2 per mille ma può essere offerta dalla banca stessa come forma di promozione verso la clintela.

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