Villa Sandi, l'azienda trevigiana di vini è all'avanguardia che non teme la siccità

Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi
Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi
di Maurizio Crema
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Mercoledì 7 Settembre 2022, 13:31 - Ultimo aggiornamento: 8 Settembre, 10:24

Biodiversità per Villa Sandi non è una moda ma un percorso articolato e rigoroso diventato un biglietto da visita per il gruppo vinicolo trevigiano che esporta in 130 Paesi del mondo con l’obiettivo quest’anno di superare i 140 milioni di giro d’affari (70% export).

Un gruppo all’avanguardia anche nella sperimentazione: pronto a essere impiantato su larga scala un innesto che porta la vite a utilizzare il 20% di acqua in meno rispetto alle tradizionali piante. «Abbiamo iniziato questo cammino nella biodiversità ormai otto anni fa iniziando a coltivare le nostre vigne di proprietà seguendo le indicazioni della World Biodiversity Association e impegnandoci a ridurre l’impatto delle lavorazioni sull’equilibrio biologico dell’ambiente - racconta il presidente del gruppo Villa Sandi, Giancarlo Moretti Polegato - tutte le nostre tenute, 200 ettari tra Veneto e Friuli, sono certificate “Biodiversity friend” dal 2016 e ogni anno i commissari vengono a verificare come gestiamo i vigneti che devono essere un giardino: erba tagliata con regolarità, pochissimi trattamenti con diserbanti, siepi campestri, alveari, utilizzo di fonti d’energia rinnovabile, attenzione nell’irrigazione. Siamo nati e viviamo in questo territorio, vogliamo tutelarlo. Per questo stiamo diffondendo la cultura della sostenibilità anche ai nostri conferitori: una volta all’anno li riuniamo tutti per approfondire questi temi».

L’imprenditore trevigiano del vino, ottimista sulla vendemmia in corso, sa che c’è in gioco molto più di un’annata o una vendemmia: «Questo paesaggio è un grande biglietto da visita per gli appassionati del vino e per il turismo». Villa Sandi è capofila anche di un progetto nazionale condotto da Wine Research Team che punta ad arginare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici attraverso lo sviluppo di viti che necessitano del 20% di acqua in meno attraverso l’utilizzo di portinnesti (gli apparati delle radici a cui ogni pianta di vite viene unita prima di essere impiantata nel terreno) del Gruppo “M”. La ricerca è stata effettuata su un vigneto sperimentale di Glera (la varietà da cui si produce il Prosecco) nella tenuta di Nervesa della Battaglia (Treviso). A distanza di 5 anni, lo studio evidenzia che la vigna è meno sensibile agli stress idrici e Villa Sandi oggi è pronta a replicare l’innesto su larga scala. «I risultati aprono a sviluppi e prospettive di carattere altamente strategico per il vino italiano», commenta Moretti Polegato. «Questo progetto offre una soluzione sul lungo periodo, condivisa e accessibile a tutti, per affrontare la crisi idrica e insieme l’innalzamento delle temperature». 

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