The Wall Street Journal lancia negli States il “Marche Rosato De Angelis"

Venerdì 13 Dicembre 2019 di Mario Paci
La  cantina De Angelis di Cossignano,
COSSIGNANO - Era il 1951 quando un giovane Alighiero De Angelis, insieme alla moglie Giovanna Ciabattoni, fondò l’omonima cantina a Cossignano, piccolo borgo medievale dell’entroterra piceno. A distanza di quasi settant’anni l’impresa non ha mutato la propria filosofia e ciò ha permesso di crescere nel rispetto dei valori su cui era fondata: la famiglia, il territorio, la qualità e per la figlia Elide di aver realizzato i sogni dei propri genitori. Nell’evoluzione aziendale la svolta arriva all’inizio degli anni Ottanta con una prima grande intuizione a opera di un giovanissimo Quinto Fausti, che aveva sposato Elide De Angelis, una delle due figlie di Alighiero. 


Le potenzialità 
Erano gli anni della Cassa del Mezzogiorno e l’ingegnere fu uno dei primi a comprendere le potenzialità che il territorio offriva per l’industria vitivinicola. Nacque così uno dei primi stabilimenti di trasformazione moderni nella provincia di Ascoli. «L’azienda è ormai conosciuta in quasi tutto il mondo - afferma Fausti - esportando oltre il 60% del prodotto, passando per Usa, Cina, Canada, Brasile, Corea del Sud, Giappone, Russia,Cile e quasi tutta l’Europa». Ma ogni dimensione porta le sue difficoltà, come le nuove incertezze sul mercato americano dove pare ormai scontata la volontà di introdurre i dazi sui prodotti made in Italy. «Sono fiducioso, o almeno devo esserlo per forza. Auspico che i nostri clienti americani continuino a comprare i nostri prodotti, magari chissà, potremmo anche crescere. Oltre alla produzione dei nostri vigneti biologici acquistiamo uve solo dai nostri fornitori storici del territorio perché sono perfettamente in linea con i nostri standard qualitativi. Oggi - prosegue Fausti - siamo in otto e con un giro d’affari in crescita, ma costante; ciò nonostante dobbiamo confrontarci con i veri problemi che affliggono il territorio. Marginalità ancora troppo basse rispetto alla qualità che il prodotto piceno (e tutta la sua filiera) potrebbe raggiungere sul mercato, e ciò è anche concausa, del secondo problema: il crescente abbandono della terra da parte dei giovani che cercano guadagni migliori a minor sacrificio».
Fortunatamente le responsabilità aziendali sono ormai ridistribuite anche sulle nuove leve, ovvero la terza generazione che già da qualche anno è parte attiva di questa crescita: Alighiero, classe ‘82, responsabile commerciale, ed Elisa, classe ‘80 che in azienda segue l’aspetto amministrativo. Non è più casuale incontrare in qualche enoteca o ristorante di charme di New York i prodotti De Angelis, e non parliamo solo dell’Anghelos, il pluripremiato Offida Rosso; sempre più frequenti le varie menzioni all’interno di riviste di grande importanza, non solo di settore. 

Gli obiettivi
Ultima in ordine di apparizione quella nell’articolo del 24 maggio scorso sul The Wall Street Journal dove l’autrice, parlando dei rosati che negli States sono molto apprezzati, specialmente se provenienti dalla Provenza e dal sud-est francese, richiama l’attenzione dei lettori su cinque rosati italiani di grandissima qualità tra cui proprio il loro “Marche Rosato De Angelis”. E se chiediamo a Fausti qual è stata la più grande soddisfazione di questo lungo percorso, la risposta non ricade su uno dei tanti riconoscimenti per i prodotti De Angelis, bensì sull’aver sempre creduto insieme alla moglie Elide nel ruolo centrale della famiglia tanto da aver recentemente rilevato le quote degli altri soci per consegnare alle nuove generazioni, un’azienda integra, sana, capitalizzata e dagli ambiziosi obiettivi. Uno su tutti, quota un milione di bottiglie entro il 2020.

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