Banca Intesa si prende tutta Ubi? Marche a rischio sovrapposizione

Mercoledì 19 Febbraio 2020 di Maria Cristina Benedetti
Banca Intesa si prende tutta Ubi? Marche a rischio sovrapposizione

ANCONA - A meno di tre anni dal sofferto passaggio di Banca Marche - costretta a uscire di scena per le conseguenze di un crac miliardario - a Ubi, colosso del credito bergamasco, ci risiamo. Nella notte tra lunedì e martedì le agenzie di stampa battono la notizia che potrebbe ridefinire, per l’ennesima volta, i perimetri del sistema bancario nazionale. Intesa Sanpaolo lancia una Offerta pubblica di scambio volontaria (Ops) sulla totalità delle azioni di Ubi. Un assestamento di rotta che viene subito captato dai radar marchigiani: dei 797 sportelli disseminati in tutta la regione, a fine 2019 Ubi ne conta 215, Intesa 102. Sfrondando: se dovesse andare in porto l’operazione annunciata a sorpresa dall’amministratore delegato del mega gruppo torinese Carlo Messina, la somma dei due arriverebbe a coprire, in termini di filiali, il 40% delle quote di mercato. Un nuovo passaggio epocale. 

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Nello spazio virtuale di una conference call, alle 14,30, dal capoluogo piemontese Messina mette in fila i punti chiave di un’offerta che, secondo l’ad, «vuole unire due eccellenze del nostro sistema bancario per dare vita a una nuova realtà leader nella crescita sostenibile e inclusiva». Ci mette sopra le cifre: «L’ammontare degli impieghi sarà di circa 460 miliardi di euro; il risparmio che gli italiani affidano alla nuova banca supererà il valore di 1,1 trilioni di euro, i ricavi saranno pari a 21 miliardi». Ma, per far tornare i conti, sono «previste 5mila uscite volontarie (sull’intera pianta organica frutto dell’acquisizione, ndr) e 2.500 assunzioni». Tra le pieghe di quell’annuncio, affidato all’etere, emerge il caso-Marche che, con Lombardia e Puglia, è tra le regioni dove, in caso di missione-compiuta, si concentrerebbe il maggior numero di sovrapposizioni. E qui entra in scena Bper. La Banca Popolare dell’Emilia-Romagna è pronta, infatti, a giocare il suo ruolo con un aumento di capitale da 800 milioni per rilevare tra i 400 e i 500 sportelli dal futuro gruppo bancario post fusione. E le regioni più coinvolte dalla “terza via” saranno Lombardia (la capillarità di Bper passerebbe da 61 a 318 filiali) e Marche (da 17 a 61 sportelli). 

I tempi. Quelli tecnici: a fine giugno avrà inizio il periodo di adesione all’Ops di Intesa su Ubi. Il regolamento dell’offerta è ipotizzato per fine luglio. Il 7 marzo è previsto il deposito del documento di offerta, mentre per metà giugno è stimata l’approvazione da parte di Consob, la Commissione nazionale per le società e la Borsa. Quelli della riflessione: oggi Ubi convoca un cda straordinario e, nel contempo, rinvia a data da destinarsi l’incontro in programma con i dipendenti per spiegare il piano industriale approvato il giorno che ha preceduto la doccia fredda. 
Infine, il tempo per scattare un’istantanea della galassia locale. Nel 2019 Ubi ha erogato nelle Marche finanziamenti per 750 milioni, di cui 413 alle imprese. È anche il principale datore di lavoro privato nella regione, forte di 2.500 dipendenti.

Cinquecentomila, i clienti, di cui 450mila privati: significa che un marchigiano su tre è legato alla banca. In provincia di Ancona conta 70 filiali; ad Ascoli 12, a Fermo 19, a Macerata 60 e in provincia di Pesaro e Urbino 54. Intesa, dal canto suo, si affida in tutta la regione a 102 sportelli: 28 in provincia di Ancona; 25 nell’Ascolano, 9 nel Fermano, 14 nel Maceratese e 26 in provincia di Pesaro e Urbino. Circa un migliaio, i dipendenti della costola locale, frutto di fusioni varie: ex Banca dell’Adriatico, e prima ancora Banca Popolare Abruzzese Marchigiana e Carifac, attraverso Veneto Banca. 

E in una atmosfera da fiato sospeso e bocche rigorosamente cucite, spezza il silenzio il fabrianese Francesco Casoli, leader internazionale nella produzione di cappe aspiranti. «Mi voglio esprimere da imprenditore nazionale. L’Ops di Intesa su Ubi? Una figata. In Italia abbiamo bisogno di un campione europeo di banca. Di un gigante». Il presidente di Elica non teme contraccolpi di alcun genere, figuriamoci sul fronte del credito. «In questo momento storico, con il costo del denaro che non è alle stelle, i soldi da prestare alle aziende ci sono. Quel che è difficile trovare sono le buone idee da finanziare». Arriva alla prova del nove. «La brutta storia di Banca Marche ha solo dimostrato che in quel caso il denaro è stato prestato agli amici degli amici». Il fronte sindacale non esulta: «Mancano ancora molti dei contenuti dell’operazione - dice un veterano locale della precedente guerra bancaria - vedremo». Ci risiamo. 

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