Fileni e "Il mondo che vorrei". L'economia circolare in campo

Martedì 4 Febbraio 2020 di Andrea Taffi
Fileni e

JESI - Carlo si immagina un’oasi verde dove poter coltivate sogni, idee e progetti ecosostenibili, mantenendo l’equilibrio della natura, degli animali e della vita che gli ruota intorno. Arianna vorrebbe un posto in cui gli esseri umani rispettino le altre persone e l’ambiente. Valentina pensa invece a un mondo fatto di persone disposte a cambiare per il bene comune mentre Marta lo vorrebbe sano e pulito, Mattia contaminato dalla bellezza. “Che mondo vorresti?” è stato chiesto ad alcuni ragazzi delle scuole superiori e delle Università delle Marche che ricevono ogni anno le borse di studio della Fondazione Marco Fileni. Le loro risposte, piene di sogni e speranze in formato post-it, arricchiscono un taccuino con cui l’azienda agroalimentare Fileni ha deciso di condividere la propria visione del futuro e raccontare il proprio contributo per un mondo più sostenibile. Un quaderno che pagina dopo pagina, stampate su carta fatta con residui di mais, descrive la filiera biologica di Fileni, le azioni per ridurre l’impatto ambientale, l’attenzione al benessere animale negli allevamenti, le certificazioni di qualità conseguite.


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Il confronto con i manager 
Gli argomenti del taccuino hanno fatto da sfondo all’evento “Il Mondo che vorrei - scegliere la sostenibilità e l’economia circolare”, organizzato a Milano dall’azienda marchigiana per far conoscere la circolarità della propria realtà produttiva e per confrontarsi con i responsabili del settore della distribuzione organizzata italiana e con altri giovani, rappresentati negli spazi della Fondazione Catella di Milano dagli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, di cui Fileni è partner da anni. All’evento milanese si è parlato di sostenibilità nella filiera produttiva e nella food industry, con particolare attenzione a temi come lo spreco alimentare, della scelta di packaging di prodotto realmente sostenibili, dell’equilibrio tra costo e convenienza del biologico, del modo in cui retail e ristorazione collettiva possono favorire la sostenibilità tra i consumatori. 
Il tempo delle scelte
Scelte da fare oggi, e con urgenza – è emerso dal confronto -, perché il pianeta non ha più tempo da perdere. Occorre puntare su un modello di sviluppo che riesca a “chiudere il cerchio”. La risposta è già nell’economia circolare, che mette la rigenerazione delle risorse e la sostenibilità al centro di tutto per garantire un mondo vivibile anche a chi lo abiterà dopo di noi. Chi ha scelto questo modello per il futuro, come Fileni, sta aprendo la strada con la speranza di essere da stimolo anche ad altri.
L’assist di Petrini
Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, è un attento osservatore dei ventennali progressi della filiera biologica Fileni e all’evento di Milano si è complimentato per l’impegno dell’azienda marchigiana. «Oggi tutti sostengono di fare buone pratiche per la sostenibilità ambientale ma in realtà fanno soprattutto green washing, costruiscono cioè un’immagine positiva e imbellettata, che non corrisponde alla realtà – ha detto Petrini nel suo intervento -. La famiglia Fileni invece ha cominciato con il bio in tempi non sospetti e lo ha sempre sostenuto, c’è sostanza e convinzione dietro questa scelta». 
L’unico futuro possibile 
Massimo Fileni, membro del cda dell’azienda fondata dal padre Giovanni, entra nei motivi della scelta: «L’economia circolare non è una semplice opzione sul tavolo ma è l’unico futuro possibile – ha ricordato ai manager del mondo del retail presenti -. Per noi investire nell’economia circolare significa quindi investire nel futuro, lo abbiamo fatto prima di altri perché sentivamo che era giusto a prescindere. La responsabilità è un altro concetto fondamentale, la risposta che dobbiamo alle persone che ripongono fiducia in noi ogni volta che decidono di alimentarsi con i nostri prodotti. Per questo oggi abbiamo una filiera così controllata da sapere esattamente da dove viene tutto quello che i clienti trovano nelle vaschette che comprano in negozio, dal mangime con cui sono stati nutriti gli animali alla fonte di energia utilizzata negli allevamenti». 

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