Calzature, le previsioni choc: «Ci sarà un calo fino all’80%»

Martedì 24 Marzo 2020
Calzature, le previsioni choc: «Ci sarà un calo fino all’80%»

MACERATA  - Cercasi speranze per il futuro. Il settore calzaturiero, già messo a dura prova dalla complicata situazione congiunturale, si ritrova dentro un buco nero che pesa dal punto di vista economico e psicologico. Il laborioso calzaturiere marchigiano è smarrito senza la sua fabbrica che dovrà chiudere tra oggi e domani. Le prospettive, già difficili prima della pandemia, ora sono nerissime tra calzature rimaste in magazzino, ferme nei depositi degli spedizionieri perché non ritirate dai clienti, crediti da incassare e scadenze che restano tali. Solo quelle fiscali sono state prorogate.

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Per Giuseppe Mazzarella, presidente di Confartigianato Imprese Marche e membro del Cda di Ice Agenzia, il calo di fatturato della calzatura marchigiana nel 2020 sarà tra il 35 e l’80%. «Per il settore piove sul bagnato. Mi auguro che vengano prese presto decisioni che diano un po’ di speranza al settore, altrimenti temo che di ripartenza ne vedremo poca. Mi arrivano voci di imprese e attività che non vogliono riaprire. Se fosse così, andremo incontro ad un collasso del sistema imprenditoriale italiano. Occorrono messaggi di speranza e non solo chiedere alle imprese di fare debiti. Il contraccolpo psicologico del provvedimento è enorme. Gli imprenditori marchigiani sono frustrati, demoralizzati e sfiduciati».

Di fiducia e di speranza per il futuro parla anche Germano Ercoli, che aveva anticipato l’ultimo decreto Conte decidendo autonomamente la chiusura di Eurosuole e Golden Plast da ieri fino a domenica 29. «Nonostante avessimo osservato tutte le misure di sicurezza, tra i dipendenti serpeggiava il timore di essere contagiati e così abbiamo deciso di chiudere in attesa di osservare l’evolversi della situazione. Tra l’altro, nella lista delle attività sospese, non figurano quelle di tutte e due le imprese», precisa l’imprenditore civitanovese. «Quali effetti e dove ci ritroveremo una volta passata la pandemia non lo possiamo dire adesso» osserva Ercoli, che prosegue: «Una chiusura di due settimane riusciremo tutti ad assorbirla ma temo che lo stop sia più lungo. E se si arrivasse ad aprile e maggio sarebbe un disastro tanto da rischiare il dramma sociale». Ercoli si fa portavoce anche dei piccoli imprenditori che non hanno un’ancora di salvataggio: «Mentre i lavoratori hanno la cassa integrazione, gli artigiani non hanno un paracadute e il fermo produttivo, senza un’azione compensativa, è un danno insopportabile» sostiene l’imprenditore, che conclude: «Come siamo oggi tutti raccolti per sconfiggere il virus, allo stesso modo dovremo esserlo quando si ripartirà». Dare una speranza per ripartire è quello che il settore chiede al Governo. «Questa crisi non ha bisogno di “cerotti” ma di interventi solidi e profondi che possano offrire alle aziende, ai lavoratori, clienti e consumatori un nuovo futuro», afferma Matteo Piervincenzi, presidente dei calzaturieri di Confindustria Macerata. Due i temi principali di Piervincenzi. Il primo è che il provvedimento di stop produttivo andava fatto subito «concedendo alle aziende il giusto tempo per fermarsi. Invece quel tempo l’abbiamo passato per mettere in sicurezza le produzioni per poi sentirci dire di chiudere». 

Un decreto Cura Italia giudicato «deludente» che non affronta il problema della liquidità della filiera. I negozi sono chiusi, non possono vendere e quindi non possono pagare, innescando un giro di insolvenze a catena che coinvolgerà tutta la filiera. «Occorrono degli interventi concreti per evitare che ciò accada», dichiara l’imprenditore sangiustese.

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