Contratto statali, salvo il bonus
da 80 euro. Ma ora c’è il nodo-scuola

Contratto statali, salvo
il bonus da 80 euro.
Ora c’è il nodo-scuola
di Andrea Bassi
La buona notizia l’ha data il sottosegretario all’istruzione Vito De Filippo. Intervenendo ieri ad un convegno del sindacato Snals-Confsal sul rinnovo del contratto degli statali, ha spiegato che dagli ultimi contatti con il ministero del Tesoro sarebbero arrivati segnali positivi sulle risorse necessarie a garantire non solo l’aumento da 85 euro lordi mensili promesso dal governo, ma anche la sterilizzazione completa del cosiddetto “bonus Renzi” da 80 euro. Un’inversione di rotta rispetto alle prime riunioni dell’Aran, l’agenzia che siede al tavolo delle trattative per il governo. L’Aran aveva spiegato che i soldi per indennizzare coloro che perderanno il bonus a causa dell’aumento, sarebbero stati trovati riducendo lo scatto da 85 euro lordi concordato il 30 novembre dello scorso anno. Invece nella manovra che il governo presenterà entro il prossimo 15 dicembre, la cifra che sarà destinata al rinnovo del contratto degli statali dovrebbe essere di 1,65 miliardi di euro, che si aggiungono agli 1,2 miliardi già stanziati. 

I CALCOLI
Una somma che, secondo i calcoli, permetterebbe di pagare gli 85 euro lordi medi mensili e contemporaneamente di compensare, per coloro che a causa dell’aumento superano i 26 mila euro di reddito, la perdita degli 80 euro del bonus Renzi. In realtà sul tavolo del governo c’è ancora un’altra opzione per disinnescare la mina del bonus. A Palazzo Chigi starebbero ragionando sul rischio di creare un precedente garantendo agli statali la sterilizzazione degli 80 euro dall’effetto degli aumenti. Il timore è che i sindacati che stanno rinnovando i contratti nei settori privati, possano chiedere una parità di trattamento con gli statali, chiedendo anche loro la sterilizzazione. Si aprirebbe, alla vigilia della manovra, un vaso di Pandora che rischierebbe di far emergere tensioni difficili da gestire. L’alternativa che sarebbe allo studio, allora, sarebbe quella di trasformare per tutti il bonus da 80 euro in una detrazione ulteriore per il lavoro dipendente, con una curva che dovrebbe mantenere il beneficio pieno fino agli attuali 24 mila euro. In questo modo si otterrebbero altri due risultati: la riduzione della pressione fiscale (oggi Eurostat qualifica il bonus come spesa) e l’effetto collaterale che ogni anno costringe un certo numero di contribuenti che hanno superato le soglie di reddito a dover restituire gli 80 euro. Intanto, sempre sul rinnovo del contratto, si è aperto ufficialmente il fronte della scuola, il comparto più numeroso del pubblico impiego. Ieri il segretario generale dello Snals-Confsal, Elvira Serafini, ha detto senza mezzi termini che «non è accettabile la ventilata proposta degli 85 euro» di aumento, «soprattutto», ha aggiunto, «in considerazione della lunga vacanza contrattuale». Serafini ha annunciato una battaglia dura anche per la salvaguardia degli scatti di anzianità che, ha spiegato, «costituiscono ad oggi l’unica forma di avanzamento retributivo». 

I NODI DA SCIOGLIERE
Al convengno organizzato dallo Snals-Confsal, era presente anche il presidente dell’Aran, Sergio Gasparrini, che ha ammesso di vedere, per quanto riguarda il rinnovo, il bicchiere «mezzo vuoto». Secondo Gasparrini ci sono tre evidenti «disallineamenti» tra sindacati e governo. Il primo riguarda la richiesta delle sigle di destinare l’aumento degli 85 euro interamente alla retribuzione fissa, quella tabellare. Il governo, invece, ha dato l’indicazione di di destinare una quota anche alla produttività. Il secondo è la vicenda degli 80 euro, sulla quale però, per bocca del sottosegretario De Filippo sono arrivare le rassicurazioni del governo. Il terzo è il riparto delle competenze tra la legge e il contratto, un problema risolto solo in parte.
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Mercoled├Č 27 Settembre 2017, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 27-09-2017 11:00

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