Confesercenti, allarme crisi
In 8 mesi 20 mila imprese in meno

Le vetrine chiuse di un negozio
Le vetrine chiuse di un negozio
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Sabato 28 Settembre 2013, 10:48 - Ultimo aggiornamento: 10:49
ROMA - Per colpa della crisi, le citt si stanno svuotando di bar, ristoranti e hotel. Ma, soprattutto, è drammatico il tracollo della moda: nei primi 8 mesi dell'anno, una cessazione su 4 nel commercio è un negozio di abbigliamento. È la fotografia scattata dall'osservatorio di Confesercenti sul commercio e turismo.



Il 2013 è dunque ancora un anno nero per il settore del commercio e turismo. Nei primi 8 mesi, hanno chiuso i battenti 50 mila imprese, con 32 mila cessazioni nel commercio e 18 mila nel turismo. Considerando l'avvio di nuove attività, il saldo è negativo di quasi 20 mila unità. Se continua così, a fine 2013 si saranno perse per sempre 30 mila imprese e almeno 90 mila posti di lavoro, sostiene ancora l'osservatorio di Confesercenti. Complessivamente, nei primi otto mesi dell'anno si registra nel commercio al dettaglio in sede fissa un saldo negativo di 14.246 imprese, a fronte di 18.208 nuove aperture e 32.454 chiusure. Soffrono anche le attività di alloggio e ristorazione, che perdono per sempre 5.111 attività, con 12.623 nuove imprese e 17.734 cessazioni.



Ma ecco nel dettaglio la situazione in cui versano i singoli settori. Si comincia dal catering. Rallenta, infatti, anche il settore commerciale della ristorazione collettiva che comprende i servizi di banqueting e catering legati a produzione e distribuzione di pasti pronti per la clientela: da gennaio ad agosto si contano, infatti, 112 attività in meno tra ditte specializzate di catering e mense delle scuole e degli ospedali. La desertificazione sta cambiando sempre più il volto dei nostri centri urbani, svuotandoli: secondo i dati raccolti dall'Osservatorio di Confesercenti, nei primi otto mesi del 2013 hanno visto per sempre abbassare le saracinesche ben 2.035 attività commerciali che operano servizio di bar sul territorio nazionale: a fronte di 5.806 iscrizioni, infatti, si sono registrate ben 7.841 cessazioni.



Non si profila certo un futuro migliore per il settore della ristorazione: qui, infatti, si sono spente per sempre le luci di ben 2.583 attività imprenditoriali da inizio anno: a 5.909 iscrizioni hanno corrisposto 8.492 cessazioni a fine agosto. La Campania svetta al primo posto con 289 imprese della ristorazione chiuse per sempre.



Ma è Roma la capitale delle chiusure: da gennaio ad agosto nella città sono spariti per sempre 223 ristoranti, record di saldo negativo fra tutte le città italiane con 300 iscrizioni e ben 523 cessazioni rilevate: quasi due chiusure al giorno. Che sommate al saldo negativo di 194 imprese di servizio bar ci consegnano il record di ben 417 imprese polverizzate fino ad oggi.



Sul fronte di alberghi e alloggi, in Italia, secondo i dati dell'Osservatorio Confesercenti, hanno per sempre chiuso i battenti ben 371 strutture ricettive: saldo negativo risultante dal confronto tra le 830 iscrizioni e le 1.201 cessazioni registrate fino alle fine del mese di agosto. Questa volta il triste primato lo conquista la regione dell'Emilia Romagna, con 58 imprese scomparse nei primi otto mesi, seguita dalla Campania con un saldo negativo di 51 imprese e la Sicilia che perde 43 imprese del settore alloggio a pari merito con il Trentino Alto Adige/SudTirol in cui il turismo montano rappresenta il motore economico del territorio: anche qui sono state perse per sempre altre 43 imprese ricettive.



Continua, intanto, il tracollo della moda. La distribuzione moda è il settore che soffre di più la crisi del commercio: nei primi otto mesi hanno aperto solo 3.400 nuove attività nel comparto abbigliamento e tessile, a fronte di 8.162 chiusure, per un saldo negativo di 4762 unità. Praticamente, una cessazione su 4 nell'ambito del commercio al dettaglio è da attribuire a questo comparto. E continua il processo di desertificazione urbana, che sta portando alla rapida scomparsa dei negozi di vicinato del dettaglio alimentare dai nostri centri urbani. Prendendo in esame i comuni capoluogo di regione, i dati Confesercenti rivelano che la media di esercizi ogni mille abitanti è scesa sotto l'unità quasi ovunque, con l'eccezione di Napoli, dove si registrano quasi 2 negozi di vicinato alimentari ogni 1000 abitanti e Cagliari, Bari, Firenze, Genova, Palermo e Venezia, con poco più di un negozio ogni mille persone. Maglia nera a Trento e a Bolzano. In quest'ultimo centro, in particolare, rimangono solo 5 negozi di vicinato di carni e 9 di ortofrutta.