Maxi sanatoria per colf, badanti e braccianti: come regolarizzarli. Domande fino al 15 luglio

Martedì 2 Giugno 2020
Maxi sanatoria per colf, badanti e braccianti: come regolarizzarli. Domande fino al 15 luglio

E’ partita, per la verità in sordina, la maxi sanatoria per regolarizzare Colf, badanti e braccianti agricoli.
Vediamo come ci si deve muovere. Ecco le 5 cose da fare. 

LE DOMANDE
Entro le ore 22 del 15 luglio vanno presentate le domande di regolarizzazione dei rapporti di lavoro con cittadini stranieri. La sanatoria interessa tre settori: agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura; assistenza alla persona; lavoro domestico e prevede un doppio binario.

I CANALI
L’attivazione del datore di lavoro. Per quanto concerne il primo binario, le istanze di assunzione dei lavoratori stranieri dovranno essere presentate solo con modalità informatiche dalle ore 7 del 1° giugno 2020 alle ore 22 del 15 luglio all’indirizzo https://nullaostalavoro.dlci.interno.it, e la procedura sarà gestita dallo Sportello unico per l’immigrazione. I datori di lavoro che intendono dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare con cittadini italiani o comunitari, presenteranno istanza telematica all’Inps, sempre dal 1° giugno al 15 luglio 2020, sulla  pagina presente su www.inps.it. 

I COSTI
L’emersione prevede un esborso di 500 euro per pratica oltre a un contributo forfettario a titolo contributivo, retributivo e fiscale che sarà determinato in futuro. Le Entrate hanno istituito, con la risoluzione n. 27/E, i codici tributo per il versamento, tramite F24 dei contributi forfettari.

GLI STRANIERI
Il secondo canale viene attivato dal cittadino straniero, con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, che potrà presentare domanda per un permesso della durata di sei mesi, convertibile in permesso di lavoro in caso di assunzione, dimostrando di aver svolto attività nei settori interessati dalla norma. In quest’ultimo caso, le istanze andranno presentate, sempre nel citato arco temporale, direttamente alla Questura. Il costo dell’inoltro della domanda è di 30 euro (oltre alla marca da bollo da 16 euro), l’accesso alla procedura di 130 euro.

I DOCUMENTI
L’articolo 7 del decreto varato dal governo elenca la documentazione  valida per la dimostrazione di un rapporto di lavoro intercorso in un periodo antecedente al 31 ottobre 2019, ossia: la certificazione rilasciata dal competente Centro per l’impiego attestante lo svolgimento dell’attività lavorativa, contratto di lavoro; cedolino di paga; estratto conto previdenziale; modello Unilav di assunzione, trasformazione e/o cessazione del rapporto di lavoro; fotocopia di assegno bancario emesso per corrispondere la retribuzione; quietanze cartacee relative al pagamento di emolumenti attinenti il rapporto di lavoro; attestazione di pagamento dei contributi per lavoro domestico mediante sistema PagoPa stampata dal portale Inps; comunicazione di posta elettronica e/o di short message service (Sms) e MyInps, relative allo svolgimento della prestazione di lavoro occasionale in ambito domestico e, infine, qualsiasi corrispondenza cartacea tra le parti durante il rapporto di lavoro, proveniente sia dal datore, sia dal lavoratore, da cui possono ricavarsi gli elementi identificativi delle parti necessari al riscontro dell’attività lavorativa.

I REQUISITI
L’ammissione alla procedura di emersione è condizionata all’attestazione del possesso, da parte del datore persona fisica, ente o società, di un reddito imponibile o di un fatturato non inferiore a 30 mila euro annui.
Se la dichiarazione di emersione interessa familiari, conviventi o meno, affetti da patologie o disabilità che ne limitino l’autosufficienza, il reddito imponibile del datore non può essere inferiore a 20 mila euro annui in caso di nucleo familiare composto da un solo soggetto percettore di reddito, ovvero non inferiore a 27mila euro annui in caso di nucleo familiare inteso come famiglia anagrafica composta da più soggetti conviventi.
 

Ultimo aggiornamento: 15:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA