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«Infortunio sul treno, odissea per il risarcimento»

Giovedì 28 Maggio 2020
«Infortunio sul treno, odissea per il risarcimento»
L’odissea di una 35enne di Ancona, e di Studio3A che la assiste, per avviare le pratiche
di risarcimento per un brutto infortunio causato dal gradino insidioso di una carrozza

Non solo i convogli, anche le pratiche viaggiano a rilento a Trentalia: sei mesi non sono bastati per fornire a una viaggiatrice caduta e infortunatasi seriamente in treno il verbale d’intervento che la stessa compagnia di assicurazione dell’azienda richiede per procedere con l’iter della domanda di risarcimento.

Protagonista del danno e della beffa una trentacinquenne anconetana che la mattina del 7 novembre 2019, dunque più di sei mesi fa, per raggiungere Bologna, dopo aver regolarmente acquistato il biglietto (costo, 13 euro), alle 8.23, nella stazione di Fano, sale sul Regionale 11582 partito da Ancona alle 7.45 e atteso nel capoluogo emiliano per le 10.26. Il convoglio, al solito, è stracolomo e la giovane cerca un posto a sedere: sale al primo piano di una delle carrozze, ma anche sopra è tutto pieno. Allora scende nuovamente per continuare la ricerca, ma è qui, all’altezza della vicina e successiva stazione di Pesaro, che il tacco della sua scarpa sinistra - non a spillo, ma un “banale” tacco da 2-3 centimetri largo e quadrato di un comodo paio di stivaletti - s’incastra nel bordo esterno metallico (troppo) rialzato del nono gradino della scala, con conseguenze facilmente immaginabili. Pur avendo le mani libere, portando solo uno zainetto in spalla ed essendo fisicamente in perfetta forma, la malcapitata perde l’equilibrio, tenta invano di aggrapparsi al corrimano con la mano destra ma non ce la fa e cade di peso, sbattendo violentemente il mento e la testa per terra.

Altri viaggiatori la soccorrono e viene chiamato il capotreno, che stila il rapporto sull’accaduto. Viene allertato anche il 118 e alla stazione seguente, quella di Cattolica, la trentacinquenne viene presa in cura dai sanitari e condotta in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale “Cervesi” dove, dopo gli esami e le radiografie, le riscontrano la frattura del quarto metacarpo della mano destra, con conseguente gessatura portata per trenta giorni, più un lieve trauma cranico e un’ampia ferita lacero contusa al mento, che necessita di punti di sutura: una brutta botta. Senza contare che dopo la rimozione del gesso, la giovane dovrà sottoporsi a cicli di magnetoterapia e fisiochinesiterapia per il recupero dell’articolazione.

Per essere risarcita, dunque, la donna, tramite la consulente personale dott.ssa Sara Donati, si affida a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini. Sulla carta sembra una pratica semplice: ci sono decine di testimoni dell’incidente, è intervenuto il capotreno che ha refertato tutto, viene prodotta tutta la documentazione medica, più copia del biglietto e quant’altro. Ma Trenitalia non risponde, né alle richieste di aprire il sinistro, né a quelle di fornire le coperture assicurative, né a quelle di trasmettere copia del rapporto dell’infortunio. Non si contano i solleciti caduti nel vuoto, e l’emergenza sanitaria da Covid-19 è una giustificazione solo parziale.

Finalmente, il 25 maggio 2020 la società Centro Processi Assicurativi, incaricata per la gestione tecnica dei sinistri dalle Ferrovie dello Stato, comunica la presa in carico del sinistro in questione, ma cosa chiede tra i documenti “senza i quali la pratica non potrà avere seguito”? Il verbale del capotreno, che ha solo Trenitalia e che Studio3A sta richiedendo invano da mesi. Intanto l’utente aspetta… © RIPRODUZIONE RISERVATA