Giorgio Ursicino
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di Giorgio Ursicino

Ferrari, capolavoro in Francia: Sainz “tira” Leclerc in pole: ecco il gioco di squadra

Charles Leclerc con la Ferrari SF-75 numero 16 in pole nel GP di Francia
Charles Leclerc con la Ferrari SF-75 numero 16 in pole nel GP di Francia
di Giorgio Ursicino
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Domenica 24 Luglio 2022, 10:28 - Ultimo aggiornamento: 25 Luglio, 11:13

Il “gioco di squadra”. Una pole position nel nome del team. Il predestinato conferma il suo talento puro. Innato. Sul giro secco è veramente un marziano, insuperabile. Ieri, nel GP di Francia, il principino ha azzannato la 16 pole in carriera, la settima in questa stagione di grazia. Un numero che ha un sapore speciale. Come le partenze al palo del suo grande rivale che però ha vinto 26 gare contro le appena 5 di Charles. Inoltre, il 16 è l’identificativo che Leclerc ha scelto per appiccicare sulla sua Ferrari: qualsiasi ne sia il motivo, c’è un feeling particolare. In un Paul Ricard infuocato da un’estate torrida appena sbocciata, se Max non tirava fuori anche lui una performance mostre, in qualifica nessuno avrebbe fatto meglio del principino. Nemmeno un Carlos, sempre più in palla e con un V6 ultima evoluzione.

Sainz sarebbe partito lo stesso dal fondo dello schieramento per aver cambiato mezza macchina, cioè l’intera power unit che era esplosa un Austria. Il figlio d’arte di Madrid ha seguito Binotto con lo sguardo e, poi, ha dato un affettuoso buffetto morale al suo compagno di avventura. «Certo che si può fare. Facciamolo», toglieva l’incertezza lo spagnolo per affrontare una manovra niente affatto scontata. Se qualcuno sbaglia di un capello, non solo non c’è vantaggio, ma si rischia di immolare il treno di gomme decisivo. Il tratto più adatto per acchiappare la scia e rosicchiare qualche decimo (forse 2) era in fondo al rettilineo del Mistral (il nome del vento che soffia da queste parti), prima della celebre curva di Signes.

La piega più veloce del mondiale, l’unica che si affronta con il pedale del gas tutto giù, il cambio in ottava marcia e l’indicatore di velocità sopra a 300 km/h. Carlos, fra il generoso e il furbetto, aggiungeva: «Lo posso tirare anche a Signes, poi mi sposto di colpo». Il dado era tratto. Ora bisognava fare tutto bene, cosa impossibile se non c’è il più totale coinvolgimento di tutti gli interessati. In una curva in cui sei arrampicato come gatto silvestro, devi guardare negli specchietti e ascoltare la radio per toglierti di mezzo quando il compagno di sta tamponando a tutto gas. Chi è dietro deve mirare nell’alettone, sperando che l’apripista si tolga al momento opportuno. Questo, secondo Binotto che ha accettato la sfida del presidente Elkann di creare un “dream team” sotto tutti i punti di vista per aprire un ciclo, deve essere il gioco di squadra nella F1 moderna.

Un lavoro costante, da fare per almeno due giorni per i 22 weekend di gara. Usare le gomme in modo diverso, differenziare le strategie, sostituire un propulsore in più se può creare scompiglio agli avversari. È chiaro che, un approccio così complesso, non può essere orchestrato mentre si giuda, ma bisogna affidarsi totalmente agli ingegneri che guardano notte e giorno decine di display e, a loro volta, si lasciano consigliare in tempo reale dai computer che comparano migliaia di precedenti. Certo, anche loro possono sbagliare. L’atmosfera sembra tornata serena nel team più prestigioso del Circus.

Il ragazzo di Monaco, a conferma che è in totale buonafede, sprizza gioia da tutti i pori. Carlito è un filo più da decifrare, forse perché ha qualche primavera in più. Ed accompagna il bel gesto al volante con le dichiarazioni del dopo fra le quali bisogna leggere fra le righe: sono disposto a fare sempre il gioco di squadra, ma deve avvenire anche a parti invertite. Non corro in F1 per fare il cameriere a nessuno... Mattia e tutta la squadra ci riproveranno, i due possono essere veramente una coppia perfetta.

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