«Ci ho pensato a lungo - afferma - È stato difficile parlarne, ma ora ho deciso di raccontare, cose del genere non le voglio più leggere sul giornale». Dietro la sofferta e coraggiosa decisione, si nasconde la speranza che la terribile esperienza possa aiutare altre ragazze e, soprattutto, metterle in guardia. «Credo sia giusto che si sappia - spiega - che per una ragazza non è poi così sicuro andare in giro normalmente».
Vent’anni, torna a casa in bicicletta dopo una serata trascorsa da amici. È l'1.20 di notte. Con lei c’è un’amica. All’altezza della fiera si salutano: la compagna imbocca via Gemelli, lei prosegue verso Vallenoncello seguendo la pista ciclabile. Quando attraversa via Dogana, si vede sbarrare la strada da uno sconosciuto. Spinge sui pedali, capisce che deve superare l’uomo il più velocemente possibile. Ma lui riesce a prenderla per un braccio e la fa cadere dalla bicicletta. Le afferra un polso e le tocca le gambe. Lei reagisce e cerca di liberarsi dalla stretta. «Non ti conviene fare così - la minaccia lo sconosciuto - altrimenti tiro fuori il coltello».
La giovane resterà in strada dolorante per una decina di minuti. Passeranno almeno due macchine, ma nessuno si ferma a soccorrerla. Nel cestino della bici c’è ancora la borsetta. «È stata una fortuna - racconta - perchè così ho potuto telefonare a mia madre, altrimenti non so quanto tempo sarei rimasta lì per terra». Poco dopo, in pronto soccorso, i medici le riscontreranno contusioni e una lussazione alla spalla: 8 giorni la prognosi indicata nel referto.
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