Decreto salva-liste, opposizione in piazza
Napolitano: esclusione Pdl insostenibile

Sabato 6 Marzo 2010
Giorgio Napolitano

ROMA (6 marzo) - Opposizione in rivolta dopo il varo del decreto "salva-liste" per le regionali, un provvedimento che in sostanza consente di riammettere il Pdl a Roma e Roberto Formigoni in Lombardia.

Il presidente della Repubbica, Giorgio Napolitano, intanto spiega la decisione di firmare il decreto con un messaggio pubblicato sul sito del Quirinale. «Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall'ufficio competente costituito presso la corte d'appello di Milano», afferma Napolitano in risposta alle lettere di due cittadini, una a favore e l'altra contraria al decreto «salva-liste».

Il testo del decreto legge «non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità», scrive ancora il capo dello Stato che poi aggiunge: «I tempi si erano a tal punto ristretti - dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano - che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge».

Il Tar della Lombardia ha accolto la richiesta di sospensiva del provvedimento della Corte d'Appello di Milano e ha riammesso di fatto alle elezioni la lista "Per la Lombardia" di Roberto Formigoni. Lunedì invece camera di Consiglio del Tar del Lazio per decidere l'eventuale riammissione della lista del Pdl a Roma.

La rivolta dell'opposizione: Pd e Idv in piazza. Il Pd ha annunciato per sabato 13 marzo una manifestazione, a cui aderisce anche l'Idv di Antonio Di Pietro, contro il decreto approvato dal governo. Ma già oggi le forze del centrosinistra manifestano a Roma (al Pantheon) e a Milano contro il decreto. nella capitale in piazza anche il "popolo viola", che dopo la manifestazionme in notturna davanti al Qurinale stamani aveva già organizzato un sit-in a Montecitorio. Slogan della protesta: «Il presidente Napolitano ci spieghi». Una manifestazione del "popolo viola" è prevista anche domenica alle 15 in piazza Navona per «denunciare l'incostituzionalità del decreto».

«Contro la destra dei sotterfugi e degli imbrogli la parola d'ordine sarà: per vincere, sì alle regole, no ai trucchi. Il decreto è un vero e proprio condono, un provvedimento che serve solo a occultare gli errori e le divisioni, a sanare il vero e proprio pasticcio combinato da una destra che pensa di vincere calpestando le regole. Contro il decreto - afferma una nota del Pd - il Pd e l'intero centrosinistra moltiplicheranno le iniziative elettorali per questo fine settimana».

«Mi sembra che il decreto sia la scelta del male minore - ha commentato il presidente della Camera, Gianfranco Fini - per garantire a tutti la possibilità di partecipare al voto e agli elettori il diritto-dovere di pronunciarsi». «La prima cosa che non si deve fare è tirare in ballo il Capo dello Stato», ha poi aggiunto Fini.

Bersani: trucco vergognoso. Il decreto salva-liste è per il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani «un trucco vergognoso». «Basta che uno lo legga - ha detto Bersani - e si accorge subito che è un trucco vergognoso. I cittadini devono rispettare le regole tutti i giorni, le altre liste devono rispettare le regole per le elezioni, loro si fanno le regole da se». «A partire da oggi - ha agiunto - faremo una mobilitazione anche nelle sedi giurisdizionali, i Tar sono ancora aperti, faremo una mobilitazione mi auguro fino alla Corte Costituzionale».

D'Alema: colpa del governo, a Napolitano spetta solo vaglio formale. Il decreto legge varato ieri dal Consiglio dei ministri è «un atto di arroganza che non ha precedenti e interviene per cambiare le regole del gioco», ha commentato Massimo D'Alema. L'esponente del Pd ha detto che «si crea una ferita difficile da sanare nei rapporti politici». Infine ha definito il provvedimento «un insulto a tutti i cittadini italiani». D'Alema ha rivolto i suoi attacchi esclusivamente al governo sottolineando che al presidente della Repubblica spetta solo «un vaglio formale».

Durissimo il leader dell'Idv: è un golpe, Berlusconi come Mussolini. «C'è la necessità di capire bene il ruolo di Napolitano in questa sporca faccenda onde valutare se non ci siano gli estremi per promuovere l'impeachment», ha detto Di Pietro, che ha parlato senza mezzi termini di golpe del governo. «Stamattina, dalla lettura dei giornali, ho appreso che il Colle avrebbe partecipato attivamente alla stesura del testo. Se così fosse sarebbe correo visto che, invece di fare l'arbitro, avrebbe collaborato per cambiare le regole del gioco mentre la partita era aperta», ha proseguito il leader dell'Idv che ha aggiunto: è «un golpe di Benito Berlusconi, che ha cambiato le regole del gioco durante il gioco, un decreto da inserire sotto la porta della Camera di consiglio del Tar: non si è mai verificato neanche ai tempi di Benito Mussolini».

«Nessuna campagna elettorale può legittimare un attacco al capo dello Stato la cui autorevolezza e il cui prestigio è noto a tutti i cittadini italiani come garante della Costituzione e del senso alto delle istituzioni», ha replicato il presidente del Senato, Renato Schifani. «La posizione dell'onorevole Di Pietro è francamente incomprensibile e comunque inaccettabile», ha aggiunto Fini.

«Questo attacco al presidente della Repubblica da parte di Di Pietro è disgustoso: spero che la Sinistra si renda conto che questo è un attacco eversivo al capo dello Stato e che prenda le distanze da questo personaggio», ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni.

Anche il Pd contro Di Pietro. Per il vicecapogruppo Pd al Senato, Nicola Latorre, la posizione di Di Pietro sull'impeachment al Capo dello Stato «è assolutamente inaccettabile. Napolitano continua ad operare con grande equilibrio e garanzia per tutto il Paese».

Casini: messaggio devastante al Paese. «Alla fine posso essere anche contento che abbiano riammesso le liste, ma il messaggio che passa al paese è devastante. Il messaggio è che le regole

valgono solo per i deboli, mai per i forti», ha rilevato il leader dell'Udc Pierferdinando Casini. «Non c'è stato nessun complotto - ha agggiunto -. È solo che hanno litigato sino all'ultimo per cambiare i posti nelle liste e sono arrivate fuori tempo».

Il Pdl: non è golpe, ma tutela gli elettori. «Il decreto approvato ieri sera, e controfirmato dal presidente della Repubblica, ha il piccolo obiettivo di consentire a tutte le forze politiche significative, nel Lazio e in Lombardia, di potersi presentare alla competizione elettorale. Di conseguenza, coloro che alzano la voce, parlano di colpo di mano, addirittura di Pinochet e di golpe o parlano a vanvera, da quei piccoli demagoghi che sono, o non sanno di cosa parlano», ha affermato in una nota il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto.

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Ultimo aggiornamento: 3 Aprile, 23:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA