Baby squillo, in otto a processo
Ma avranno lo sconto di pena

Baby squillo, in otto a processo Ma avranno lo sconto di pena
di Adelaide Pierucci
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Giovedì 24 Aprile 2014, 08:52 - Ultimo aggiornamento: 14:45

ROMA . Hanno chiesto e ottenuto il rito abbreviato. Avranno lo sconto di un terzo della pena gli sfruttatori delle escort in erba, la mamma che spingeva la figlia quattordicenne a prostituirsi e due clienti delle baby squillo dei Parioli.

I primi otto imputati, coinvolti nell’inchiesta lo scorso ottobre, si rivedranno il 16 maggio davanti al gup Costantino De Robbio, che ieri ha accolto le loro richieste. Favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile, cessione di sostanze stupefacenti, diffusione e detenzione di materiale pedopornografico sono i reati che dovrà valutare il giudice secondo i ruoli degli imputati. Continuano invece le indagini sui 50 clienti indagati.Entrambe le ragazzine, che all'epoca dei fatti (tra l'estate e l'autunno scorso) avevano 14 e 15 anni saranno parti civili nel processo.

LE DENUNCE

Anche la mamma della più grande delle due, che insospettita aveva denunciato tutto ai carabinieri facendo partire l’inchiesta, si è costituita. I tutori delle due minorenni, che adesso vivono in casa famiglia, hanno formalizzato anche la richiesta di risarcimento danni agli imputati, dai 100mila ai 300mila euro. Così la ragazzina quattordicenne, che sarebbe stata sollecitata dalla madre a tralasciare gli studi per “lavorare” ai Parioli, per decisione del suo tutore, si è ritrovata a chiedere alla mamma 150.000 euro, e 300.000 all'organizzatore dei festini baby-hard, Mirko Ieni, un trentenne, ex barista della Luiss, che aveva affittato l'appartamento ai Parioli. «Mi fanno fare 600 euro al giorno. Se non le sfrutto ora non le sfrutto più», si vantava al telefono.

«ARRIVA PAPY»

In vista del processo uno dei clienti, Gianluca Sammarone, ha chiesto di essere interrogato. «E' assurdo che mi trovi qui», si è difeso, «Non ho avuto rapporti con le due ragazzine. E' vero sono andato nella casa ai Parioli, ne ho vista una, ma notato un andazzo strano sono andato subito via. Non l'ho toccata neanche con un dito». L’uomo ha raccontato di avere adescato la ragazzina sul sito bakekaincontri.it, facendosi allettare da un annuncio: «Diciottenne liceale disponibile a incontri». Al telefono, la liceale gli avrebbe detto che l'avrebbe ricevuto a casa, ai Parioli, ma «in tempi stretti, perché, sai, potrebbe tornare papy». «Arrivato nel cortile dell'appartamento ai Parioli - ha continuato - invece mi sono ritrovato gli occhi addosso di troppe persone, non in una casa elegante, come si addice al quartiere. C’erano solo un lettone e un bagnetto... la situazione non mi piaceva. Nulla comunque faceva pensare che la ragazzina fosse minorenne: era tatuata, aveva un seno procace ed era decisa».

IL GIRO

Ora gli imputati rischiano condanne pesanti. A Mirko Ieni, ritenuto il promotore delle baby escort, e Nunzio Pizzacalla, il caporalmaggiore dell'Esercito che aveva avviato ai primi incontri a pagamento una delle due ragazze, agganciandola su bakekaincontri.it e consigliandole il tariffario da 300 euro a prestazione, il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Cristiana Macchiusi hanno contestato lo sfruttamento della prostituzione minorile. Tra gli imputati chiave, che saranno processati, anche la mamma di una delle liceali; Mario De Quattro, cliente e falso detective, accusato di tentata estorsione per aver ricattato una delle minorenni chiedendole 1.500 euro per non rivelare ai genitori la verità, Riccardo Sbarra, cliente, di professione commercialista col pallino della pedopornografia, e Marco Galluzzo l'imprenditore che pagava le baby squillo con dosi di cocaina. Poi i due clienti Sammarone e Francesco Ferraro, gli unici indagati mai raggiunti da misure cautelari. Chiusa la prima tranche dell'inchiesta, i pm continuano gli accertamenti sui clienti delle minorenni. Finora ne sono stati identificati cinquanta, tra cui il marito di Alessandra Mussolini, Mauro Floriani, e il figlio del senatore Donato Bruno, l'avvocato Nicola Bruno, accusati di prostituzione minorile.

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