Zelensky agli Usa: «Non sanzionate Abramovich». Il patron del Chelsea decisivo per le trattative di pace

Mercoledì 23 Marzo 2022
Zelensky agli Usa: «Non sanzionate Abramovich». Il patron del Chelsea decisivo per le trattative di pace

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avrebbe chiesto agli Stati Uniti di non imporre sanzioni su Roman Abramovich, uno degli oligarchi russi più vicini a Vladimir Putin e proprietario del Chelsea campione d'Europa. Lo riporta il Wall Street Journal, citando alcune fonti. Gli Stati Uniti, scrive il Wsj, non hanno imposto sanzioni sul magnate perché Zelensky ha chiesto al presidente americano Joe Biden di attendere, in quanto Abramovich potrebbe giocare un ruolo nel facilitare i negoziati di pace con la Russia.

 

 

 

 

Roman Abramovich

 

All'inizio di marzo i funzionari del Dipartimento del Tesoro americano avevano messo a punto una bozza di sanzioni per punire Abramovich in seguito all'attacco della Russia all'Ucraina. Al momento di annunciarle, però, il Consiglio per la Sicurezza Nazionale ha detto al Tesoro di attendere. Dietro la richiesta, riporta il Wall Street Journal, c'era il consiglio di Zelensky a Biden di attendere nell'imporre sanzioni ad Abramovich in quanto l'oligarca avrebbe potuto essere un importante intermediario con la Russia nell'aiutare a negoziare la pace.

 

Il ritardo degli Stati Uniti nel sanzionare Abramovich è una piega inattesa nella strategia dell'Occidente di punire i ricchi oligarchi con legami con il Cremlino per punire Putin. Anche se diversi oligarchi si sono espressi contro la guerra, Abramovich è l'unico ad aver pubblicamente detto di tentare di spingere Mosca a trovare una soluzione pacifica al conflitto.

 

Zelensky accusa Renault: «Sponsorizza la guerra»

 

Intanto arriva il j'accuse di Zelensky contro diversi gruppi francesi, tra cui Renault, accusati di fare da sponsor alla guerra in Ucraina. «Le aziende francesi - ha ammonito il leader di Kiev nel suo intervento in videocollegamento al Parlamento di Parigi - devono lasciare il mercato russo. Renault, Auchan, Leroy Merlin e altri devono cessare di essere sponsor della macchina da guerra della Russia». E ancora: «Devono smettere di finanziare l'assassinio di donne e bambini, di finanziare lo stupro. Tutti ricorderanno che i valori contano più dei profitti».

 

 

 

Renault - tra i marchi simbolo della Francia, di cui lo Stato è principale azionista - ha confermato ieri la riapertura, dal 21 marzo, del suo stabilimento di Mosca, dove la produzione è regolarmente ripresa. La storica 'Régie' guidata da Luca De Meo aveva sospeso la produzione nell'impianto il mese scorso, spiegando la decisione con problemi logistici sorti dopo l'invasione dell'Ucraina da parte delle truppe di Vladimir Putin. La Russia è il secondo mercato del gruppo automobilistico dopo l'Europa. Il costruttore è presente sul posto in particolare con la filiale AvtoVAZ, che ha sospeso una parte della produzione a metà marzo a causa della penuria di componenti per le sanzioni occidentali contro Mosca.

 

 

 

Anche Leroy Merlin è molto presente in Russia, il suo secondo mercato dopo la Francia, con 36.000 dipendenti in 107 ipermercati e 62 città. I dipendenti della celebre catena di bricolage in Ucraina hanno chiesto lunedì scorso al marchio francese di cessare le attività in Russia dopo il bombardamento di un loro punto vendita a Kiev. Diffusissima in Russia pure Auchan, con 231 supermercati per un fatturato di 3,2 miliardi di euro, oltre il 10% della sua attività globale.

 

 

Dinanzi ai deputati e ai senatori riuniti in seduta comune a Parigi, Zelensky ha anche fatto riferimento alle «rovine di Verdun» durante la Prima Guerra Mondiale per denunciare la spirale di morti e devastazioni perpetrate dall'esercito russo a Mariupol. Dopo essersi detto «riconoscente» per gli «sforzi» messi in campo da Emmanuel Macron, il leader ucraino ha invocato un maggiore sostegno della Francia per fermare quella che ha definito «una guerra contro la Libertà, l'Eguaglianza e la Fraternità», in riferimento ai valori fondanti della République che, ha osservato Zelensky tra gli applausi dell'aula, «hanno reso l'Europa unita».

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