Vermocani, invasione nei mari del Sud Italia: voraci e carnivori, ecco perché sono pericolosi

Sono capaci si rigenerarsi quando vengono spezzati in due, hanno aculei con tossine urticanti e sono predatori insaziabili

Vermocani, invasione nei mari del Sud Italia: voraci e carnivori, ecco perché sono pericolosi
Vermocani, invasione nei mari del Sud Italia: voraci e carnivori, ecco perché sono pericolosi
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Mercoledì 29 Maggio 2024, 13:15 - Ultimo aggiornamento: 20:20

Vermocane, questo il nome dei vermi marini moltiplicatisi a causa del caldo e diventati ormai un serio problema nel Sud Italia, sia per le specie che popolano le riserve marine, come i coralli, sia per i pescatori, che nel giro di una notte possono ritrovarsi con le reti saccheggiate. Un fatto, questo, che ha portato i biologi dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) di Trieste ad aprire dei laboratori a Panarea e a Milazzo per poter studiare meglio la specie e le sue caratteristiche.

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Vermocame, la specie

I vermocane, il cui nome scientifico è Hermodice carunculata, «sono una specie endemica del Mediterraneo e in passato la loro popolazione era sotto controllo, ma con le ondate anomale di caldo degli ultimi due-tre anni i vermocane si sono moltiplicati a dismisura e mangiano di tutto.

Capita di trovarli anche fino a riva», dice Michela D'Alessandro, che con i colleghi dell'Ogs Valentina Esposito e Marco Graziani sta studiando questa specie. Fino a poco tempo fa, infatti, i vermocane erano numerosi solo nel canale di Suez, ma adesso che l'acqua del Mediteranneo si sta riscaldando, sono aumentati notevolmente nei mari di Sicilia, Calabria e Puglia, al punto da rendere necessaria una campagna per informare popolazione e turisti su questa nuova insidia. È un progetto dell'Ogs, condotto in collaborazione con le Università di Modena e Reggio Emilia, di Catania e di Messina, Ispra e l'Area Marina Protetta di Capo Milazzo.

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Le punture, cosa fare

Coloratissimi e lunghi in media fra 20 e 30 centimetri, in alcuni casi i vermocane possono raggiungere il metro. Quanto possano vivere non è noto e l'esemplare più antico finora osservato aveva otto anni. «Hanno nelle setole tossine urticanti che generano edemi e pruriti», ha detto ancora la ricercatrice. Le loro tossine sono oggetto di studio: «siamo arrivati a caratterizzare una sostanza irritante, ma siamo ancora lontani anni luce dal pensare a eventuali rimedi contro le punture, osserva Roberto Simonini, fisololgo dell'Università di Modena e Reggio Emilia, che ha isolato le sostanze tossiche prodotte dai vermocane. «Se la puntura avviene in punti in cui la pelle è spessa - aggiunge Simonini - si sente un bruciore localizzato, simile a quello provocato dall'ortica, ma se vengono punte zone in cui la pelle è più sottile, come l'incavo del gomito o quello del ginocchio, allora il dolore è decisamente forte e duraturo. Nel caso di una puntura ai polsi, per esempio, si può avvertire un intorpidimento alle estremità delle dita e può essere necessaria una pomata al cortisone». A sperimentare le punture sono soprattutto i pescatori, quando si trovano a dover liberare le reti, letteralmente invase da questi predatori. «Venti anni fa capitava di vedere un vermocane ogni tanto, ma da un paio d'anni è molto frequente avere a che fare con loro», dice Carmelo Salmeri. «I vermocani si mangiano il pesce che è ammagliato; se succede la sera, la mattina si trovano gli scheletri». 

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