Russia, vaccinazioni di massa: Putin batte sul tempo Johnson, ma scienziati e popolazione sono diffidenti

Domenica 6 Dicembre 2020 di Mauro Evangelisti
Russia, vaccinazioni di massa: Putin batte sul tempo Johnson, ma scienziati e popolazione sono diffidenti

La Russia ha battuto sul tempo il Regno Unito e ha iniziato sabato la somministrazione gratuita di massa della prima dose del vaccino Sputnik V, il prodotto basato su un adenovirus sviluppato dall’istituto Gamaleya, per il quale è stata annunciata una efficacia del 95 per cento. La sperimentazione della fase 3 però è ancora in corso, o quanto meno non sono stati pubblicati i dati completi, e scienziati ed esperti non hanno nascosto perplessità e dubbi sulla fretta di Putin. Va anche detto che il via delle vaccinazioni nelle cliniche di Mosca (e nei prossimi giorni del resto del paese) avviene quando ormai 100.000 persone lo hanno già ricevuto: i 40mila volontari dei test, più 60mila tra medici e infermieri russi. In realtà, mentre l’Ema (l’agenzia dell’Unione europea) si esprimerà sul primo prodotto (Pfizer) il 29 dicembre e l’Italia partirà solo a fine gennaio, le vaccinazioni sono già partite su numeri significativi anche in altre parti del mondo, come in Cina e negli Emirati Arabi, soprattutto tra gli operatori sanitari. La Cina, in particolare, ha pronti cinque vaccini differenti e conta di vendere inizialmente 600 milioni di dosi.

Torniamo a Sputnik 5: secondo gli esperti, che in agosto avevano espresso preoccupazioni anche in Russia, i risultati forniti nelle prime pubblicazioni sono attendibili, ma ancora parziali. Nessuno dubita del fatto che si tratti di un vaccino promettente, ma secondo anche alcuni scienziati russi sarebbe stato necessario più tempo per completare la sperimentazione. Il canale Rt Russia (in lingua inglese e finanziato dal Cremlino) l’altro giorno ha rilanciato, citando il vicesindaco di Mosca: «La percentuale di successo è del 98,5%: solo 273 degli oltre 20.000 volontari per le sperimentazioni sul vaccino Sputnik V in Russia hanno successivamente contratto Covid-19». E ha aggiunto: «La Russia ha anche creato un secondo vaccino chiamato EpiVacCorona, prodotto dal Vector Center della Siberia».

Martedì scatteranno partirà il Regno Unitoime, con le iniezioni del vaccino Pfizer-BioNTech, che usa invece la tecnica dell’mRNA, agli operatori sanitari. C’è un doppio paradosso in questa partenza quasi contemporanea di Mosca e Londra. Vladimir Putin, per anni, è stato scelto come paladino dai “no vax” e invece oggi è proprio lui ad accelerare sulla vaccinazione di massa, dopo che qualche mese fa ha annunciato, per dimostrare l’efficacia del prodotto, che anche una delle sue figlie aveva ricevuto l’iniezione. Boris Johnson, che a inizio pandemia aveva esitato nelle misure di restrizioni ipotizzando il raggiungimento dell’immunità di gregge, da mesi, dopo avere lui stesso superato la malattia, è tra i più attivi nel sostegno del vaccino; da paladino di Brexit ora vedrà arrivare milioni di dosi proprio da Bruxelles, cuore dell’Unione Europea, dove ha sede uno dei centri di produzione di Pfizer.

 

Ma l’accelerazione di Putin è importante, oltre che simbolica come ben spiega il nome scelto (Sputnik 5, lanciato in orbita dall’Urss nel 1960, fu il primo satellite artificiale a riportare a terra animali in vita). Ci sono anche altre ragioni nella corsa di Putin: proprio oggi la Russia ha registrato 29.039 nuovi casi, il dato peggiore da inizio pandemia, con 457 morti in 24 ore (totale 41mila). Con la Cina che di fatto, con misure draconiane, ha ridotto a poche decine di casi la circolazione del virus, l’economia della Russia non si può permettere una nuova paralisi del sistema a causa dell’esplosione dell’epidemia. A Mosca, dopo l’annuncio del 2 dicembre, è stato chiesto a operatori sanitari, addetti ai servizi sociali e insegnanti tra i 18 e i 60 anni di registrarsi online per prenotare la vaccinazione in 70 punti che saranno aperti dalle 8 alle 20. Non è obbligatorio, ma comunque c’è una certa pressione delle autorità e in poche ore ci sono già state 5.000 adesioni, anche se un sondaggio dice che in Russia la diffidenza nei confronti dei vaccini è perfino più alta che in Europa. Inizialmente saranno disponibili solo 2 milioni di dosi, che in un Paese con 144,5 milioni di abitanti sono ancora molto poche. Sputnik 5 usa una tecnica simile a quella del vaccino di Oxford: si serve di un vettore virale, un adenovirus, che iniettato con il materiale genetico del coronavirus, provoca la produzione delle proteine “spike”, ma non causa l’infezione. In questo modo, nelle cellule della persona a cui è stato somministrato avviene la produzione degli anticorpi che devono garantire l’immunità. Tutto questo avverrà con due vettori e dunque due iniezioni differenti, a distanza di alcune settimane. I media parlano di un ritardo nella produzione della seconda dose. Anche per Sputnik 5 (per il quale non c'è l'autorizzazione di Ema, l'autorità dell'Unione europea) non si sa se il vaccino protegge solo dalla malattia o anche dall'infezione e neppure è chiaro quanto durerà la protezione (ma questo vale per tutti i vaccini in fase di sviluppo). 

 
Mosca, che venderà sul mercato internazionale il vaccino a un prezzo molto basso (10 dollari a dose, quello di Pfizer costa quasi il quadruplo, ma quello di Astrazeneca verrà commercializzato a un prezzo calmierato, 3 sterline), punta anche a un risultato geopolitico. L’Ungheria di Orban, che pure fa parte dell’Unione europea, acquisirà lo Sputnik 5, altre nazioni lo hanno opzionato. Ad oggi Cina, Russia e alcune multinazionali come Pfizer (americana) e AstraZeneca (britannico-svedese) sono pronte a distiribuire i vaccini in tutti gli angoli del pianeta. 

Ultimo aggiornamento: 12:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA